1659 gennaio 30, Verola Alghise.

Testamento di Nicolò Mori (Moro) di Verola Alghise.

Brescia - Archivio di Stato: Notarile Brescia, filza 5926, notaio Ludovico Gandino.

Minuta di mano del notaio.

Ediz.: inedito.


30 Genaro 1659

Testamento di Don Nicoló di Mori da Virola Alghise del ...[1]

In Christi nomine etc. Non essendo cosa alcuna più certa della morte, ne più incerta dell’hora di quella, quindi è che Don Nicolo di Mori quondam don Lorenzo da Virola Alghise et habitante sano per gratia d’Iddio di mente, sensi, et intelletto, et del Corpo anco uolendo prouedere che tra suoi posteri doppo la di lui morte non nasca lite, né discordia[2], ha con questo suo nuncupatiuo senza scritti testamento disposto de suoi beni nel modo come segue.

[1]   Prima dunque hà raccomandato et humilmente raccomanda l’anima sua all’omnipotente signor Iddio alla Gloriosa Vergine Maria à santo Gioseffe et à tutta la corte del Celeste Paradiso adesso, et nell’hora che sará per partire da questa all’altra uita.

[2]   Item[3] lascia alla Scola [del] ssantissimo Rosario mezzo scudo a quella del ssantissimo sacramento un scu[do] et alli Disciplini di santa Croce scudi cinque tutte in detta terra di Virola Alghise d’esser pagati per l’infrascritto Herede per una uolta sola in remedio dell’anima di detto testatore {et amore Dei}[4]

[3]   Item Vole che per l’infrascritto Herede siano fatte celebrar messe di requim numero dodeci in quella chiesa che parará ad esso Herede subito doppo la morte di esso testatore in remedio dell’anima {d’esso}[5] e suoi defonti.

[4]   Item lascia et per ragione di legato ha lasciato a don Gabriele Lachino di detta terra marito di donna Isabella figliola del sudetto testatore lire cinquantaquattro planet per compimento della portion di dote aspettante a detta donna Isabella nelli beni et heredità paterne et per ogn’altra causa tanto tacita quanto espressa[6], che potessero essa donna Isabella et Luchini pretendere hauere e conseguire in detti beni et Heredità, et ció fatto benissimo in conscienza per detto testatore il conto, et questa <1v> oltre l’inuentario de beni mobili e danari consegnati a detti Luchino et[7] consorte scritto di mano del quondam messer Francesco Cremona estimatore in detta terra del dí et anno come in quello, e mouendo lite detto don Gabriel o altri generi o figliole di esso testatore o suoi Heredi, cadino d’Hereditá, et habbino la pura legittima.

[5]   Item hà lasciato, et per ragione di legato lascia lire cinquecento planet a madonna Eufrasia figliola nubile del medesimo testatore, et di madonna Lucretia di Codignoli hora sua moglie in 3° matrimonio, et queste lire cinquecento planet siano per sua dote congrua de beni et heredità paterni compresi li mobili che si troua hauere et per quanto possa prettendere, hauere e conseguire in essi beni, et Heredità.

[6]   Item lascia et uole che la sudetta madonna Lucretia sua legittima Consorte sia et esser debba Donna Madonna, et usufruttuaria de tutti li[8] beni {d’esso Testatore}[9] si mobili come stabili in compagnia dell’infrascritto Herede stando peró casta, Honesta, et senza marito tutto il tempo de uita sua.

[7]   Item lascia che per l’infrascritto H[ere]de siano pagate lire cinquanta planet di capitale alli Heredi del quondam monsignor Rettore di Puegnago distretto della Riuiera di Saló, del qual non sa il nome,[10] mancò nel tempo del Contagio l’anno 1629 o 1630, e queste lire cinquanta planet siano per restitution di dote aspettante alli Heredi della quondam madonna[11] Anna Nepote di esso quondam Monsignor Rettore, et moglie del sudetto testatore in 2do matrimonio quali non gli sono mai da persona alcuna statte ricercate ne meno esso testatore[12] hà hauto essa dote intiera ne li liuelli.

Nel resto puoi de lutti li altri suoi beni sí mobili, come stabili debiti crediti presenti e futuri ragioni attioni, e specialmente nelli liuelli hà instituito e instituisse e di bocca propria ha nominato messer Lorenzo suo et della sudetta madonna Lucretia sua legittima consorte figliolo legittimo e naturale con il carico di pagar li predetti legati, et {uiuer}[13] in compagnia della sudetta madonna Lucretia sua madre tutto il tempo[14] che essa uiuerá, e mancando detto <2r> detto messer Lorenzo senza figlioli o figliole legittimi e naturali e di legittimo matrimonio nati succedano in detta Heredità madonna Isabella, madonna Eufrasia, et li figlioli o figliole della quondam donna Diana per 3ª parte o figlioli d’essi, tutte tre figliole di detto testatore doppo la morte di detta vsufruttuaria, e uenendo {detto}[15] caso uole che don Carlo Concaro non possa godere né usufruttuare cosa alcuna di detta Hereditá, ma solo li figlioli di esso don Carlo, et che di tal Heredità siano spesi scudi numero trenta la mettà in far miglioramenti nella Chiesa delli Disciplini di santa Croce,[16] et l’altra mettá in far celebrar tante messe in detta Chiesa in remedio dell’anima d’esso testatore e suoi defonti, e di questo legato uole siano essequtori li doi Capellani che sarano {per tempora}[17] di detta Chiesa in compagnia delli Regenti di quella.

E questo hà uoluto e uole che sia il suo ultimo testamento, et ultima uolontà qual se non ualesse per questa uia uole che uaglia per uia di Codicillo o Codicilli o·per uia di donatione in caso di morte. Cassando a[nu]llando, e reuocando ogn’altro testamento o ultima uolontà {o donatione}[18] ch[e p]er adietro puotesse hauer fatto et[19] massime uno rogato per il quondam signor Gabriel Leonino nodaro in essa terra di Virola Alghise, qual testamento etc. esso testatore in tutto e per tutto reuoca, et anulla come se fatto non fosse. È stà fatto, condito, et ordinato il presente testamento per il soprascritto don Nicoló di Mori sano, et sedente sopra una Cadrega di Noce l’anno della Natiuitá mille seicento cinquantanoue nell’Indittione duodecima li uinti del mese di Genaro in una caminata terranea dell’Habitatione delli infrascritti fratelli Zopetti in contrada della uia della Motella della terra di Quinzano distretto di Brescia scritto e letto per me Ludouico Gandino nodaro in Quinzano a chiara intelligenza pregato da esso testatore. Presenti Don Lelio Siniga ser Francesco suo figliolo da Virola Alghise et habitanti messer Bartolomeo Gandino quondam don Horatio don Gabriel, et don Steffano quondam don Giouan Pietro di Zopetti, messer Francesco Gandino quondam messer Bernardino et Paolo Bulla quondam Bartolomeo testimoni da Quinzano et habitanti noti {pregati}[20] et asserenti di conoscere la maggior parte esso testatore con me nodaro etc.

Rogatum per me idem Ludouicum Gandinum notarium Quintiani ad laudem sapientis.

 


[1] Spazio bianco nel ms.   [2] Segue “alcuna”, depennato.   [3] Nel margine sin. “datta parte alle scole”.   [4] Nell’interlinea, a correzione di “et suoi deffonti”, depennato.   [5] Nell’interlinea, a correzione di “d’esso testatore”, depennato.   [6] Nell’interlinea aggiunta una lettera (forse una -d-), poi depennata.   [7] Segue “sua”, depennato.   [8] Segue “suoi”, depennato.   [9] Nel margine sin.   [10] Segue “ma”, depennato.   [11] Segue “Diana”, depennato.   [12] Segue “ess”, depennato.   [13] Nell’interlinea, a correzione di “star”, depennato.   [14] Segue “di sua uita”, depennato.   [15] Nell’interlinea, a correzione di “simil”, depennato.   [16] Nel margine sin. “datta parte alli disciplini”.   [17] Nel margine sin., depennato.   [18] Nel margine sin., due volte: la prima depennata.   [19] Corretto da “de”.   [20] Nell’interlinea.

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