La rinascita dalla peste

 

MIRACOLO grande scampare a una peste orribile come quella che seminò la morte in Lombardia nel 1630: alla Madonna, a Sant’Anna e alla Beata Stefana, celesti protettrici, la comunità quinzanese riconoscente offrì la sua gratitudine e se stessa, protagonista della propria rinascita civile e culturale.

SEGNI di questa voglia di rimettersi per strada furono l’Historia di Quinzano (1640) di Agostino Pizzoni e la preziosa pala di Sant’Anna (1630): nell’opuscolo il paese, volgendo definitivamente le pagine del lutto, tenta di riconoscersi per quello che era stato e che continuava a essere, tutto proteso nel progetto dell’avvenire; nel dipinto Quinzano, presentato alla Regina del Cielo dalle sante patrone, si rivela come dai lembi di un sipario, interprete intenso ma non disperato del dramma del suo passato recente e della sua rinnovata identità.

SEMPLICE ma efficace la riproduzione appena idealizzata del nucleo centrale di Quinzano visto da nord-est.

IN PRIMO piano personaggi e capanne raffigurano il lazzaretto degli appestati, in una posizione difficile da localizzare.

ESTREMAMENTE fedele è, invece, la ricostruzione della topografia a partire dal ponte di Passaguado sul vaso grande della Savarona, che scorre diagonalmente alla figura: il secondo edificio da destra è un mulino tra le due rogge; a sinistra alcune case tra le Savarone e il retro della contrada Razzetto. Sotto la mano sinistra della Beata Stefana si eleva la collina del Castello, priva ormai di mura e fortificazioni: se ne distingue con chiarezza la porta settentrionale di Mercato con la sua rampa di accesso sorretta da spallette in muratura. Sulla sinistra  una macchia di fogliame indica la presenza del Terraglio orientale della fossa; sulla destra ben nitida la mole del campanile maggiore con l’abside e il lato settentrionale della chiesa di San Faustino; più in là, di scorcio, alcune case della contrada di San Giuseppe (via Roma) coronate dalla torre dell’omonima chiesa. A destra sul fondo alcuni edifici parrebbero riprodurre il Chiavicone

 

Il quadro, attribuito dal Guazzoni al pittore soresinese Gian Giacomo Pasino detto l’Usignolo, è un ex-voto civico seguito alla scampata peste del 1630, e utilizzato come pala dell’altare eretto dal Comune nella navata sud della Parrocchiale.

I particolari paesistici e umani sono talmente numerosi e precisi che è difficile offrirne un elenco minuzioso e trasparente per tutti. Ci limiteremo qui ai più curiosi e significativi, lasciando al gusto del pubblico quinzanese la ricerca (e magari la scoperta) di coincidenze e dettagli non ancora indovinati da nessuno.

Tra i personaggi in primo piano molti sono in atteggiamenti realistici: una donna prega, un’altra lavora sotto la tenda, una terza fa il bagno, un’altra ancora allatta un bambino; un solo personaggio è nell’atteggiamento evidente dell’appestato. Nella radura sopra la capanna di destra si scorge un personaggio con un carretto su cui è deposto un cadavere avvolto in un lenzuolo con una croce.

Per quanto riguarda la descrizione urbanistica, c’è da rilevare in basso a sinistra la doppia fila di case separate dalla Savarona nuova (visibile, pur se a fatica). Il mulino sul lato opposto della strada principale nasconde con la cortina muraria di protezione il vaso della roggia che gli scorre sul fronte posteriore. La porta d’ingresso al Castello è ben curata nei particolari architettonici e mostra le imposte semi-aperte. Dentro la cinta si distinguono a sinistra le case del Terraglio est; il gruppo di edifici sopra la porta a destra raffigura probabilmente le case comunali; sul fronte destro sembra di intravedere la loggia in legno del Comune. Alla base del Terraglio a destra di San Faustino si scorge una sorta di palizzata di contenimento, poi un lungo edificio non identificabile, quindi due cascatelle che potrebbero alludere al laghetto del Chiavicone, in posizione non perfettamente fedele rispetto all’originale, probabilmente per problemi di organizzazione strutturale del dipinto.

Si noterà che non c’è più la torretta quadrangolare meridionale (la Toresella) che compariva negli affreschi di Casa Cavalli.

Il cartiglio in forma di lapide alla base del quadro riporta la seguente iscrizione in caratteri dorati: 

VOTVM CO(mun)ITATIS
QVINTIANI
CAUSA PESTIS
ANNO 1630 DIE 24
LVLY
GRATIA OBTENTA
EST

“Voto del Comune di Quinzano a causa della peste. Anno 1630, 24 luglio. La grazia è stata ottenuta” (la data evidentemente è quella del voto, non dell’ottenimento della grazia).

Sulla destra lo stemma originale del comune di Quinzano: di rosso alla torre d’oro (al naturale) merlata alla ghibellinadi quattro pezzi e torricellata di due pezzi, caricata di un’aquila al volo abbassato di nero.


 

Altare civico di Sant’Anna (post 1630). Quinzano, chiesa di San Faustino.

Gian Giacomo PASINO (attrib.), La Madonna col Bambino, sant’Anna e la beata Stefana Quinzani proteggono Quinzano dalla peste (post 1630).

Dettaglio. Il borgo fortificato di Quinzano dal lato nord.

Dettaglio. Lo stemma del Comune di Quinzano.

© 2009 - 2020, GAFO-Quinzano.it