L I B R O   S E C O N D O

Dell’Istorie di Quinzano.

 

PRincipiando l’anno mille cinquecento, mi pare ben fatto cominciare il secondo libro di quest’Istoria, se bene il mio intento era di farne un solo, ma perché mi è parso accomodar meglio il Lettore, hò voluto far questa divisione de libri, dando principio con questa alli rumori d’Italia, e la caduta de Sforzeschi, Duchi di Milano, & in consequenza molte rivolutioni del nostro Quinzano, levando ogni cosa di peso dalli libri publici del Archivio di detta Terra, e frà il danno, che pativa in questi tempi, era quello de Soldati ivi allogiati onde fù bisogno, che li Rettori di Brescia vi reparassero come fecero quest’anno il mese di Genaro.

    Si legge nell’Istoria Urceana che in que’ tempi così calamitosi, quasi fulgente stella risplendeva al Mondo Luigi Manenti Secretario dell’Eccelso Consiglio di Dieci di Venetia, famiglia assai ben conosciuta in Quinzano medesimamente fioreva Antonio Bisiolo Phisico, salariato dal publico.

    Era per Vicario in Quinzano Gerardo Benaglio, Arciprete Christoforo Foresco [=Foresto] Bergamasco nel beneficio di Santo Faustino, Iacobino da Cremona successo à Bernardino Parma, & a quello successe Sebastiano Boncompagno, con il suo Capelano Michel Foresto, le famiglie Amighetti, Patini, Bonelli, Marinoni, Magrini, de quali alcuni, che poco fà erano venuti ad’ habitare in Quinzano, comprorno campi fuori del Castello, per fabricarvi case, & horti dalla Communità, e parte da Agostino Pavia richissimo habitante in Quinzano.

    Il 28 Marzo [1500?], questa Terra per sovvenire a suoi poveri comprò da Bartolomeo de Zanni trentasette some di millio, e da diversi altri comprò altre quaranta some, e per otto some a soldi sette la quarta, vendendola a poveri con sicurtà di pagarla a Santo Iacomo, distribuendo la prima volta Pietro Ferrari con salario d’un soldo per soma, essendo Vicario Francesco Cazzago.

    In quelii tempi quivi fioreva la nobile famiglia Gianolia, alla quale fabricorno il loro monumento nella Chiesa di Santo Faustino alla sinistra della porta magiore con un tal’ Epitafio:

Extulit hanc aram Ianolius nanque Ioannes
Massolini Andreas, vatum quoq
ue cultor alumnis
Ad superam Bernardine decus, & Matris
·almæ
Condidit hoc vrna, lector, sua busta reponi
.

    Di questa famiglia vi fù Bartolomeo, che fù fatto habitatore, e no-[20]bile di Brescia indi trasferitosi a Venetia, e poi in Fiandra, che ivi fù conosciuto richissimo Mercante.

    In tanto, non solo la peste, ma l’allogiar continuo de Soldati, travagliava questa Terra, oltre che non mancorno l’armi spirituali a finire di sturbare la sua quiete.

    Quando il 2 Ottobre [1501?] fu interdetta la Chiesa de Santi Faustino, e Giovitta, dal locotenente del Vescovo di Brescia peroché per più comodità del popolo ivi amministravano i Sacramenti, se ben non era consecrata, ma movendosi il detto locotenente a pietà, & a preghi di questo popolo il 2 Febraro [Gennaio?] 1502, vennuto à Quinzano in giorno di Dominica Consecrò detta Chiesa concedendo Indulgenza di quaranta giorni, a chi visitarà l’Altar Maggiore nel giorno anniversario di detta consecratione, il qual locotenente era Marco Saracho Arcivescovo Naupatense di Paulo Zani Vescovo di Brescia, e l’instromento di ciò fu rogato per Geronimo Savallo Cancelliere Episcopale, che io hò veduto, e letto in mano di Vincenzo Mangino Arciprete del mio tempo, che il teneva reposto in uno reliquiario in detta Chiesa, dove sono ancor reposte le seguenti reliquie:

    Santi Innocenti, Iona profeta maximo, Beniamino e Oliva Martiri, Pietro e Paulo Apostoli, Steffano Martire, Bonifacio, Rustico, Eleuterio, Sigismondo Rè, Georgio martire, Primo, Marco, Lazzaro, Apollinare, & alcune di queste Sante reliquie sono ridutte in cenere.

    In questi tempi per la carestia a poveri si trovavano in gran necessità e per sovvenirli con li denari del publico comprorno cento cinquanta somme di biada, il mese di Marzo, deputandovi Bartolomeo de Zanni, Angelo Patino, e Francesco Paduà, e Massaro Bernardino Rancenico, che destribuissero con sigurtà di pagarla a Santo Martino futuro.

    Mentre crescevano le case, e fabriche fuori del Castello mandorno grossa elemosina alli Padri di Santo Dominico di Brescia che facevano ivi il loro Capitolo Generale essendo Vicario Francesco Seiano, al quale l’anno 1503 successe Ludovico Bona, & allogiandovi molti Soldati la notte che ivi dimoravano facevano molte insolentie, e l’anno seguente [1504] fù Vicario Scipione Pocopagni, a cui successe Angelo Ducco, nel qual tempo la peste si svegliava, essendo cominciata a Palazolo dove mandorno molta provisione di pane, e farina, facendo le guardie, acciò non s’infettasse questa Terra, e non mancando novi travaglij suscitò di novo lite frà questa Communità, e Giovanni Maria Martinengo, che con la solita prudenza de Rettori di Brescia terminò à favore de nostri trovandosi Vicario Giovanni Ducco, a cui successe Gabriel Ducco.

    L’anno 1506 fecesi una descrittione d’huomini atti alle armi, de guastatori, & de fieni, de quali parte ne mandorno a Brescia, & il 14 Marzo allogiorno seicento fanti Spagnoli, che si partirno il dí seguente, e perché non cessano mai i cominciati travagli suscitò di novo lite frà questa Communità e Francesco Paduà, e perché di ciò fù fatto uno grosso [21] processo, chi vol lo legga, qual contesa cessò per la soprastante guerra per il spesso alloggio de Soldati, che apportava gran’ travaglie, e spesa all’hora i nostri condussero la seriola Battista nel territorio, facendo insieme provisione, acciò il mercato al Mercordì non patisca alcun incommodo.

    Doppo la famosa giornata di Giera d’Adda, Brescia si rese a Francesi al governo della quale vi fù posto Carlo Cantù, Cardinal Delfinario, e Logotenente Regio, che mandò al governo di Quinzano Francesco Ducco l’anno 1509 con ordine di preparare allogiamenti per Soldati, mandando a render obedienza al Rè Angelo Patino, & Agnolí Bianco, dal quale otennero gratia di non pagar talia Dacale, invece di che si contentano alloggiare cento lancie del Obegnino, contribuendo a questa spesa oltre la sua quadra, Virola Alghisa, Bassano, Gabiano, Cignano, e Castelnovo di concessione del Locotenente Regio, che era in Cremona e l’Essercito Francese a Desenzano, deputando alle cose de Soldati Giovanni Gianollio, Fachino Caligaro, con Sebastiano Planerio, Bernardino Rancinico, Francesco Bleso, che adi 23 Settembre fecero il loco di monitione contribuendo ogni uno a questo una quarta e mezza di biada al planet, & un coppo per testa, & però la fortuna non cessava di rivolgere questo mondo a suo modo, il Rè di Francia concesse questa Terra in feudo a Gambareschi, a quali mandorno alcuni di loro a rallegrarsi, & offerirse li buoni Vassalli, pregandoli volessero esserli benigni Signori, da quali hebbero gratissima risposta, e con amorevoli e cortese parole li rimandorno a Quinzano, mandandovi al governo con titolo di Podestà il Dottore Ieronimo Maggio, che entrato nel Conseglio Generale l’ultimo Febraro 1510 a nome del Conte Nicolò dimando in prestito sessanta ducatoni, al quale sborsorno cento vinticinque lire con patto che bisognando, fussero compensate alla taglia Ducale, qual ogni cosa promise, ringratiandoli della loro prontezza, a cui il 7 Aprile successe Podestà Steffano Ferrando Dottore e Cavagliere, mandatovi da Carlo d’Amboscia Maresciallo e Locotenente del Rè di Francia di quà da monti con libera podestà di Mero e Misto Imperio, al quale i Quinzanesi giurorno in sua mano fedeltà al Rè di Francia, non tralasciando in tanto di fare continue provisioni per la peste, e l’anno 1511 il 11 Genaro fecero una macinatura al Chiavicone essendo ivi allogiato l’Alansone con la sua gente d’armi, e fù finito il vaso della Seriola Cesaresca, facendo un donativo al Conte Nicolò Gambera nel maritaggio che fece di Origa sua figliuola a un Nobile Genovese, la Città di Brescia non volse tolerare che questa fidelissima terra restase sotto l’altrui dominio, e separata dal suo territorio, di bel novo ottennero di Mandarvi al suo reggimento, un suo Cittadino per Vicario, che fù Fioravante Malsperoni il 24 Maggio, e levorno il Dominio a Gambareschi, che durò con il loro Podestà diecisette mesi.

    In questo mentre restando il Fois Vicerè in Italia per il Rè di Fran-[22]cia, mise l’Essercito in Guarnigione per il Bresciano, bona parte de quali alloggiano in Quinzano, talmente che non bastando la solita monitione bisognò mettere nove taglie, per accrescere la monitione, ma ripresa Brescia per Fois, quale per opera del Avogadro & altri Cittadini era pervenuta sotto il dominio de Venetiani, dubitando i nostri di stravagante rovina, missero le guardie a confini loro non tanto per questo, quanto che dubitavano di peste, mandando Agnolino Patino a Brescia per comprare polvere, balle di archibuso, schiopetti, Veretoni, balestre, con altre armi da diffesa cavando di novo le fosse del Castello, introducendovi per presidio i Soldati di Giovanni Giacomo Triultio i 12 Marzo [1512?] che per mantenersi a diuvotione de Francesi vi mandorno un Podestà Francese che vi lasciò in vece Giovanni Conforto, seguendo anchora i nostri la lite del Porto sopra l’Ollio contro li Bordulanesi.

    Alla morte del Fois seguì la deditione di Brescia sotto il Dominio Venetiano, al cui essempio la maggior parte del Bresciano fece il simile, li Quinzanesi il 13 Luglio mandorno à Rhoado, d’ove dimorava Leonardo Emo con l’Essercito Venetiano, homini a posta con molte some di biada formaggio, & altre vittuaglie, acciò pigliasse in protettione la Terra di Quinzano, frà tanto allogiavano li Spagnoli della Compagnia del gran Capitano e fecero grandissime provvisioni di vittuaglie non tanto per questi, come per mandarne al Campo, & a Brescia, e facendo un bello e grosso donativo al loro Forriere acciò non fussero svallegiati.

    Trovandosi immersi in tanti travagli fecero voto il primo Genaro 1513 di accrescere la fabrica della Chiesa di Santo Rocco, dando ogni libertà, & auttorità di trovar denari, e bisognando, vendere ancora beni publici.

    Il 11 Settembre vi venne Vicario Nicolò Malvezzi, a cui successe Allessandro Belasio, mandati da Aloisio Hyccardo Governatore di Brescia per i Collegati.

    Il mese di Maggio hebbe la sua perfettione la Chiesa dedicata a Santi Gioseffo, Fabiano e Sebastiano, e Santo Antonio nel Borgo da Borgo per voto già fatto molti anni fà per la peste, ritrovandosi Arciprete Giacomo Martinengo Protonotaro Apostolico, Deputati Antonio Bisiolo Medico, Andrea Trappa, Bernardino Rumenengo, Agnolino Basello, Christofforo Piacenza, e l’istesso anno fù instituita la Compagnia del Santissimo Sacramento nella Chiesa di Santo Rocco, d’ordine del Vescovo di Brescia della qual compagnia fù il primo Sindico Allessandro Patino, che fù il primo a farli un legato d’alcuni suoi beni, per il mantenimento di un Sacerdote, che fù Francesco Pavia, acciò li celebrasse Messa, frà tanto crescevano mirabilmente le fabriche fuori del Castello per·le commodità delle Chiese poste ne Borghi.

    Praticando, alcuni Mercanti Milanesi per suoi affari Quinzano, nel quale havevano habitationi, il 19 Novembre à hore 19 entrò per [23] forza Renzo Orsino da Ceri Governatore di Crema Capitano Venetiano, che spoglió i Milanesi delle robbe, e Cavalli, conducendo priggione Brunoro Sanvitale con la sua compagnia ivi alloggiato, saccheggiata la sua casa, e quelle de sudetti Mercanti, e de alcuni habitanti Quinzanesi perciò la Communità mandò alcuni à lamentarsi dal Governatore di Brescia Hycardo, & i Soldati si lamentorno da Prospero Colonna, che ordinò che la Communità provedesse alli Soldati svallegiati, quali per sodisfar li misero frà loro una bona taglia, se bene si dice che fussero Mercanti svalegiati, però si trova, che nel compendio de Napoli, di Rosco aggionto al Collenucio prima parte libro I, che fussero cinquanta huomini d’armi che menorno prigione, uccisero molti essendo all’intorno il campo Sforzesca.

    E di più il 26 Febraro 1514 deputorno alcuni per trattare la causa e lite del porto sopra il Fiume Ollio contro quelli di Bordulano, perciò mandorno a Cremona.

    Il mese d’Agosto abbrusció la casa di Gabriel Conforto, mentre in Milano fù decisa la ca<u>sa del porto in favore di Quinzano, che fu l’anno 1515.

    Il 2 Agosto Benedetto Moro venne Vicario a Quinzano mandato dal Governatore di Brescia, che vi lasciò in sua vece Baldesarro Cavallo nel qual tempo mandorno a donare al Triultio, e Proveditori Veneti, a al Conte Estorre Martinengo vittuaglie de vitelli, formaggi, & altri rinfrescamenti, che mandorno a Quinzano Vicario il di 4 Novembre Constantino Ducco con auttorità di giudicare tutte le cause sommarie Civili, e Criminali, eccetto in caso di morte, e che durasse fin a Brescia recuperata ritirandosi l’Essercito Venetiano unito con il Francese a Caionvico, questo Vicario fù quello che ornò la loggia dell’allogiamento suo del publico, e fecevi altri ornamenti in altri luochi publici del Castello, insieme con l’armi di Santo Marco della Città di Brescia, e di Quinzano, & la sua propria, pitture che poco fà si vedevano, ma perché si trovavano molti aggravati dall’alloggio de molti Soldati, e bisognando contribuire alle taglie che fecero per l’alloggio di cento lanze Francese sotto il Lotrecco, di comissione del Triultio Governatore di Milano, e d’Andrea Gritti Generale Venero.

    L’anno 1517 il 25 Ottobre hebbero un mandato del Podestà di Brescia che non facessero per l’avvenire il Mercato, che si faceva il Mercordì, perciò il 19 Marzo 1518 fatto conseglio elessero otto huomini con facoltà di agiustar la causa del mercato, & la lite del Porto, essendo Vicario Ieronimo Valentino, Consoli, Bernardino Pavia & Bartolomeo Godino.

    Et il 10 Ottobre elessero altri quindeci Deputati per restaurare la Chiesa di Santo Faustino.

    In quest’anno si viddero molti prodigij, descritti in un libro dal Conte Bartolomeo Villachiara, e i nostri per fugire l’irata mano di Dio, che mi-[24]nacciava castigo proibirno tutti li spettacoli, balli, & altre vanità, l’anno 1519 <fu vicario> Cipriano Offlaga, & l’anno seguente [1520] facendo Capitolo Generale li Padri Amadei in Santa Maria di Quinzano li fecero dono di molti dinari, formento, formaggio, vitelli & altri simili rinfrescamenti, essendo Vicario Vicenzo Fossano.

    Fù pur finalmente terminata la lite del Porto il 4 Novembre, perciò comprorno la via delle Gierri che vi conduce, & poi il 24 Novembre mandorno a Bordulano Agostino Pavi<a> e Bernardino Rancinico, per assistere e far l’incanto del Porto sopra l’Ollio, con ordine, che li habitatori di Quinzano e Bordulano non paghino cosa alcuna, & ogni altro che pasasse se è pedone denari 6, pedone e cavallo il doppio, cavallo carico un soldo, carro carico sette soldi, bestie bovine dinari nove, le pecorine dinari sei.

    L’anno 1521 fù Vicario Bonpane Bonpani, l’anno seguente [1522] Constantino Sangervasio.

    Ritrovandosi i Prencipi del Mondo in gran’ movimento per causa del Stato di Milano, i nostri dubitando di novi travagli tutto Marzo & Aprile attesero a curare le fosse, & fare ogni provisione ancora per la peste.

    Si crede che in quei tempi habitasse & morisse in Quinzano Ianes Fregoso Capitano de Venetiani, e fusse sepolto nella Chiesa Maggiore della Pieve in un Arca, dove si vedeva la sua immagine depinta ingenocchiata avanti l’immagine di Nostra Signora con alcuni versi latini, talmente rossi [rosi] dal tempo e da incuria d’alcuni, che non li hò potuti leggere, si vede però in Verona nella Chiesa di Santa Anastasia in una bella Capella fatta & ornata da esso Fregoso, di stelle e vaghe fighure, e Statue di Marmo con la sua effiggie, con un Epitafio in lettere d’oro postovi da Ercule Fregoso suo Fratello.

    I Deputati insieme con Valerio Peschiera Vicario, determinano di pagar alli Soldati un tanto al mese, e il 12 Giugno pongono le guardie a Santa Maria, al Pozzo sopra la via che va à Bordulano, alla Resegha, & alle porte del Castello facendo rastelli in detti luochi.

    Il 17 Genaro 1525 concedorno à Giovanni Maria Peschera l’uso delle acque piovane che uscivano dal Castello per adacquare il suo brolo fra le due savarone.

    Quelli tempi furno molto signalati, per la morte di molti di questa Terra degni d’eterna memoria, come il 20 Febraro passò all’altra vita Giovanni Battista Planerio Canonico e Archidiacono della Cathedrale di Brescia, d’anni 60, figliuolo di Bono.

    Il 21 Luglio dell’istesso anno passò a meglior vita Giovanni Planerio primo di questo nome che fù con suo Padre à Bozzolo nella desolatione di Quinzano fatta da Pandolfo Malatesta Cancelliero di detta Terra di età di ottanta anni.

    Il 2 Maggio 1528 mancò di questa vita Francesco Basello Fisico cosí [25] parimente il 14 Giugno lasciò la morta spoglia Antonio Bisiolo Fisico huomini dotati di preclare virtù.

    Non mancorno però altri produtti in questo felicissimo aere non meno cellebri huomini, che li mancati come Bono Planerio di valore sperimentato, non men di chiara fama fù Cipriano Basello Fisico, ritrovandosi Vicario l’anno 1525 [1529?] David Bolognino, & l’anno seguente fù Vicario Giovan Battista Rosa.

    Fù larga la mano de nostri nel soccorrere di elemosine di formento e vitelli, & altre vittualie i Padri del suo convento di Santa Maria, che il mese di Maggio facevano ivi il loro Capitolo Generale.

    <I> Venetiani essendoli molto cara questa terra fedele, vi mandano in guardia il Capitano Piatelotto con ducento fanti il mese di Luglio, allogiando à bolletini fatti dal Cancelliero Sebastiano Planerio huomo di raro valore, mostrato in diverse occasioni, massime nel far la descrittione del Territorio Bresciano, che durò molt’anni trovandosi Console in Quinzano, mentre diede aviso a Francesco Lippomani Castellano in Pontevico, per mezzo di Giovanni Maria Vicenza de preparamenti, che si facevano d’Antonio di Leva per sosprendere Pontevico.

    Si eresse un hospitale in Quinzano che serviva per l’infermi del Campo Venetiano sotto Cremona nel qual tempo viveva Francesco Bevilaqua, dal quale molte rare cose della sua arte de legnami, le quali cose che li vuol vedere legga l’opera detta l’Ochera dandoli quella fede li piacerà.

    Occorse che i Gambareschi recordevoli à haver havuto il possesso di Quinzano fecero instanza in un conseglio Generale di questa terra, se volevano lasciarsi reggere sotto il Dominio loro, promettendoli d’essere ben trattati, e con giustitia governati al·che riposero per bocca di Maffeo Pizzamiglio equivoca risposta, con che inferivano i Gambari andare indietro, & ciò proferito si levó, e partissi fuori del Conseglio, che fù seguito dal resto de Conseglieri, che rifferto al Conte mandò à chiamare detto Maffeo dal quale dimandato che volesse Significare con quella risposta e modo di parlare, esso soggionse francamente, che mentre riposava alla riva di un fosso haveva veduto che i Gambari così andavano, né poté cavare altro di ciò dal detto huomo, che questa insipida risposta per molto che ne fusse richiesto, onde il Conte rivoltato alli circunstanti significò l’arguta risposta del Quinzanese.

    L’anno 1529 fù finita di fabricare la Capella di Santo Pietro Maritre nella Chiesa di Santo Faustino per la quale la Communità fece larga elemosina.

    Andando l’Imperatore Carlo Quinto à Roma passó per il Bresciano partito da Genova, il mese d’Agosto, e Settembre per la via di Medoli, Carpenedolo, Montichiaro, gionse à Brescia fù caggione d’infettare di peste il paese per causa de Tedeschi da quali in gran moltitudine era seguito, e perciò questa Communità fu tagliegata di pagare seicen-[26]tocinquanta scudi, quasi insportabile spesa.

    Li 11 Ottobre 1529 passò a miglior vita Giovanni Francesco [Giacomo] Conti Gandinesi padre di quelli duoi splendori della patria Giovanni Francesco Poeta e Domitio suo fratello, di non minor valore del Poeta.

    Questo fù huomo eruditissimo, e di raro & elevato ingegno, di che ne fanno chiarissimo testimonio questi suoi figliuoli, e altri suoi alunni parte de quali si vedono nelli opuscoli del Planerio de viris illustribus, alla cui morte i suoi pietosissimi figliuoli a guisa di Trofeo eressero a sua felicissima memoria in marmo posto fuori della Capella di Santo Pietro Martire, hora nella nuova fabrica di detta Chiesa fuori del Coro, questo lasciò scritto alcune sue questioni e digressioni sopra tutta la filosofia, con che a molti giovó, compose ben altre opere che non si trovano il suo Epitafio in tal guisa è scritto:

D. D.  P. P.

Io. Iacobo Gandinensi viro integerr. Publ. Vtil. & Fammager. qui obijt M.D.XXIX. V. Id. Octobr.
Bartolomeæ Vertumniæ famig. probiss,
Quæ viro superuixit an. I. M. IIII. D. VII.
Io. Franciscus Stoa Quintianus Poeta.
C. Cælius Cynthius Fenix. fil. pientiss.
Laureat.

M. H. P. C.

    L’anno 1530 morse la Beata Steffana Quinzana, la cui famiglia partì da Quinzano, e venne a Giorcinovi, la cui vita si vede nel Sesto dell’istorie Bresciane di Ottavio Rossa, di questa famiglia uscì Steffano Quinzano Poeta Frate de Minori che hà lasciate alcune sue opere in rima.

    L’anno 1531 fù creato Sindico Generale del Territorio Bresciano Pietro Bisiolo da Quinzano.

    L’anno 1533 il mese di Giugno, la Communità & Huomini di Quinzano furno richiesti dal Cardinal Francesco Cornaro Vescovo di Brescia sotto pena di ribelli che dovessero pagare al Vescovo di Brescia il solito feudo, come sollevano fare anticamente, ma non trovando scrittura autentica, né havendo mai pagato non obedirno, onde interdisse loro l’uso de Sacramenti, e come contumaci li scommunicò, i nostri riccorsero al Podestà di Brescia, che rimesse la causa al suo Vicario, onde li condannò a pagare duoi ducati all’anno, e perciò il Vescovo assolse la Terra delle censure, di questo si potrebbe conietturare come si lege al foglio quindeci.

    In questi tempi vado conietturando fussero molti Turchi in Quinzano i cui ossi furno trovati nella fossa del Castello verso il Toresello, ch’eran di smisurata grandezza.

    Cresceva molto la divotione con legati fatti alli disciplini già molti anni instituiti, perciò desiderando quelli che vivevano in questi tempi di lasciare a posteri alcun segno del loro buon animo fabricorno un monumento per loro, e successori con al Epitafio: [27]

D. 1635. [=1535]  M.

Disciplinati hic conduntur mascula destri
Corpora Sarcophagus, cætera levus habet
Vertua Fachini proles, Catherina Moroni
Quis labor oblungus, languor, & unus erat
Hic quies, invixitque ad Sydera lætam
Hæc hilarant lachrymas gesta prolata meas
Salva chara parens, etiam Deuss precibus actis
Det nobis secum, vosque quieta frui.

Die XIIII. Iul. D.

    Il 22 Aprile 1539 fù messo il sussidio in terra ferma del Dominio Venetiano della qual cavano ogni anno ducento milla ducatoni.

    L’anno 1540, morendo Antonio Pavese suo padre Silvestro li fece honorata sepoltura alla Pieve, nell’Antichissima Capeletta di Santo Giovanni Battista, con tal inscrittione:

D. M. S.

Antonio Pavesio
Filio obsequentissimo qui visi. an.
XXXIII.
Siluester pater mæstissimus M. H. P. C. obijt M. D. XL. XIII. Kal. Augusti.
Antoni cum te mors immatura peremit
Omne mihi visa est surripuisse bonum
Carus eras cunctis, multò mihi carior ipsi
Tesine nil carum, te sine dulce nihil.

    Etanto palese l’anno delle saiotte, che voleva tralasciare di scriverne, ma perché puochi, ò forsi niuno n’hà scritto, non voglio tralasciarlo.

    L’anno 1541 nel mese d’Agosto, nell’hora del disinare, venne da verso occidente tanta coppia di cavalette, che oscuravano il Sole, cosí affamate che divoravano le frondi alli arbori, e se bene per smarirle, e spaventarle si faceva rumore d’instrumenti e campane, e de cridori a pena si potevano diffendere li huomini, né puotevano essere offese né ferite con ferri acutissimi tanto havevano la pella dura e grossa, che parevano armate de corsaletti e di celate pronosticato l’anno avanti con la seccità.

    L’anno 1543 li 2 Genaro Paolo Zeni [Zane] Vescovo di Brescia concesse Indulgenza Plenaria alla Scuola del Santissimo Sacramento eretta in Santo Rocco per alcune feste dell’anno, che fù instituita l’anno 1513 da Pietro Durante Vicario Generale & Archidiacono del Duomo.

    L’anno 1541 [=1551?] fù fatta una campana, e posta sopra la Torre di Santo Faustino, nella quale furno impresse le seguenti parole:

    Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat, Christus ab omni malo nos defendat, con l’arme della Communità, Imagine di Nostra Signora, di Santo Faustino e di Santo Iovita. [28]

    L’anno 1553 morendo Marco Marino huomo d’arme dell’Essercito Venetiano, e puoco di puoi suo figliuolo Francesco Maria, furno ambidoi sepolti nella Chiesa di Santo Faustino con l’infrascritte parole:

    E di questi vedi di sopra a folio ...

Marco Marino coniugi, & Francisco Mariæ filio. Qui anni iij. & menses
iij. patri superstes obijt, Magdalena Trappa vxor, & Mater dolentiss.

M. H. P. C. 1553. V. Kal. Martij.

    Questi con altri Epitafij furno fatti parte dal Poeta, & alcuni dal fratello, che sono e saranno lume e splendore della patria Giovanni Francesco il primogenito si partì giovinetto da casa, & misesi alla ventura fin che, (avviandosi verso Milano,) & s’abbattè in certi Prencipi Francesi, che vedendo l’aspettò [aspetto], & nel parlare prontezza il condussero in Francia, introducendolo in corte così felicemente, che fù dato per Maestro à Francesco Primo, che fù poi Rè di eccellente virtù, ivi divenne sí famoso, che fù eletto per Prencipe & Rettore di quello sí signalato studio, e Reveditore sí dell’altrui scritti, al quale ciascuno gli raccomandava di onde acquistò il nome di Quintian Stoa, alludendo al Quintian Martiale.

    Dal Padre apprese il corso delle lettere humane con tanta facilità, che adolescente faceva da ottocento versi al giorno, con gran maraviglia de letterati, seguì il studio in Brescia di Faustino Cynthio, e poco di poi di Giovanni Brittanico d’anni vinti compose l’Epografia, in Parigi, poi studiò tutte le scienze, e frà le altre, con grandissimo studio l’astrologia giudiciaria, nella quale riuscì celebre raro, & massime nella Fisonomia, & per arte indivinava molte cose future, si·che fù giudicato, che havesse un spirito foletto.

    In Milano fù coronato di Laurea da Ludovico Decimosecondo Rè di Francia.

    L’anno dell’età sua 23 che desiderando di riveder la patria, ornato d’infiniti honori, carico de segnalati premij, dal Rè prese licenza, che contro la sua volontà gliela diede, dicendosi che partisse per disgusto dato alla Regina, alla quale volse forsi predire alcun suo secreto, però il Rè lo raccomandò al Conte Bartolomeo Villachiara, che se lo tenne caro, e in grande stima, tenendolo sempre appresso di sé, lo condusse a Padoa a Venetia, & a tutti dava gusto con i suoi versi, & arte della Fisonomia, onde il proposero al studio di Padua, qual carico reccusò per esser gravato d’anni con tutto che havesse letto in Pavia fin·quando venne in Italia, ritornato poi a Quinzano, se ne volò al Cielo il 28 Settembre 1556 d’anni 72.

    L’Opere che lasciò composte furno le seguenti:

    Orpheus, Monosillabarum, li trionfi, de arte Metrica, Distica in Ovidium, Morfeon, Annotatones in Tertelium, Oratio de laudibus Poetices de accentu, de mulieribus, epographia, de Martis, & Veneris concubitu [29] Annotationes in Quintum Curtium de rebus gestis, Allexandri Magni collectanea Mirandorum, opera Christiana, de laudibus Venetis, de Figuris, Distica in Valerii Maximi Endecasillabarum, Vita di Ludovico XI Rè di Francia, Tragedie, Comedie, Satire, Epigrammi, molte dubitationi, Panegirici, Orationi, Favole, Epistole, Ode, libri de miracoli, Etnici, Selve, de semine lini, e molte altre opere senza numero, ne quali si contano più di sei mille versi, ma puoche delle sue opere sono stampate, perché alcune furno abbrusciate avanti fussero vedute, altre disperse e mal condotte da soi heredi, e forse stampate sotto altrui nome, e chi vuol sapere di che statura e vita fusse, legga l’Opuscolo del Planerio, e nella sua Epistola familiare à Monsignor Averoldo.

    La sua morte fù pianta non solo da quelli della patria, ma da quanti l’avevano conosciuto, e fù sepolto nella Chiesa di Santo Faustino in un’arca posta sopra l’Altare di Santo Nicolò, se bene il corpo fù deposto sotto il pavimento d’ordine di Santo Carlo nella sua Apostolica visita.

    Della morte del quale il non men dotto fratello restò afflitto mesto e sconsolato, perché questo compose prima molte opere, frà le quali risplendono le Metrobasi, con le Miscellaneæ.

    Di più si fece conoscere al Mondo, nel fare gli archi triumphali nell’intrata, che fece in Brescia la prima volta il Cardinale Cornaro Vescovo di quella.

    Morse poi l’anno seguente il quale fù sepolto appresso al fratello, in un’altra simil’arca, all’una & altra delle quali furno fatte l’inscrittioni seguenti da Claudio figliolo di Domitio come più diffusamente il descrivere [=descrive] il Planerio ne suo<i> Opuscoli:

All’arca del Poeta.

Christo excubitore & auspice.

Io. Francisci Quintiani Stoæ Poete Laureati Comitis, Gandinensis, & æquitis monumentum.
Vixit annos septuaginta duos, obijt 1556. 16. Kal. Octob. hora diei 4.

Lu. Re. XI. Gall. Mon.

Con li versi seguenti.

Hinc quamuis paruo claudantur ossa sepulcro
Quintianus titulos, vix capit omne solum
Nanque sibi proprium suæ sunt monumenta sepulcra
Mauseleo maius, moleque Piramidum
Divinæ vates, seculi nostri decus
Et Brixiana Quintiane gloria
Tibi propitius, & benigne sit Deus
Eterna vita, eterna pax, & requies
O Magne Quintiane, ter salue, & vale.

Quello del Domitio.

Trino afflante nomene.

Cælij Cynthij Quintiani fratris [30]
Comitis Gandinensis, viri undequaque Doctiss. Monumentum,
Vixit annos sexagintanovem, obijt 1557. Kal. Ian. hor. 11. noctis
Salutis, & scientiæ, & famæ, & siti.
Lucæ obijt simili fuerat qua Cælius ortus
Quintiane inferior carmine pæne nihil
Qui præclara tuo peperit tria numina Marte
Tot iure, & merito vindicato illa sibi
Cælij patris, & Quintiani patrui opt. meri.
Memoriam posuit Claudius pientiss.

1578. vi. id. Augusti posuit.

    L’antichissima famiglia Cavalla, che dicono esser venuta da Pavia, era in grande stima in questa Terra della quale morendo Ieronimo l’anno 1559, Tomaso suo figliuolo compensando in qualche parte l’amore paterno doppo l’honoratissime essequie il pose in un arca al piede della torre verso la Sacristia nella Chiesa di Santo Faustino, e poco dopoi morendo Laura Bucellena sua moglie sepelilla nel stesso lavello [=avello], con la seguente inscrittione:

B. B. M. M. P.

Hic cineres Lauræ complectitur vrna caballa spiritus ante Deum detulit ante diem.

Hieronimo Caballo patri pientiss.

Et Lauræ Bucellenæ vxori dulcissimæ

Tomas Caballus filius, & coniux huic quidem fieri, illi autem restaurari monumentum curavit.

14. Kal. Iulij 1559.

    L’anno seguente [1560] fù fatto, overo restaurato il monumento Sacerdotale avanti il Choro della Chiesa maggiore della Pieve dal Curato Giovanni Pietro Basello, con le seguenti parole:

    1560. Ioannes Petrus Basileus universæ posteritati Sacerdotale monumentum hoc construi curavit.

    L’istesso restauró la capelletta fuori di detta Chiesa con le seguenti parole:

    Sacellum hoc, antea a Magnifico Cypriano Basello edificatum, nunc·a Reverendo Petro eius Nepote restauratum 1560.

    Poiché siamo nella famiglia Basella, una delle più floride & abundanti qual di questa patria non voglio lasciar adietro la felice memoria di Battista Basello Medico nella sua arte, quanto valesse il sa non solo la sua patria ma molte altre terre ancora, da quale condutto e per molti anni stipendiato honoratissimo in altro poi non credo. che questa terra havesse huomo più uniuersale di lui, valeva molto nella Musica tanto di diversi istrumenti come di cantare & comporre, e di più era adorno di belle lettere e della cognitione delle lingue principali, latina, Tosca, Greca, Hebrea, e Caldea, delle quali ha datto buon aggio di sé nelle occasioni oltre che nella sua gioventù, mostrò anco quan-[31]to fusse favorito dalle Muse, tanto liriche quanto Epiche, delle sue compositioni latine, si vedono molte, che possono porsi ad ogni paragone honoratamente, nella Poesia Toscana egli ne và honorato nella schiera di principali autori del suo tempo, nel secondo libro delle rime raccolte dal Dolce, dove si vedono molti sonetti da lui composti mentre era studente in Padova, morse l’anno ...

    In questi tempi venne ad habitare in Quinzano Iovita Ducco la cui famiglia durò molto, ma hora é spenta.

    L’anno 1561 fù instituito il Monte di Pietà da Giovanni Battista Arrigone, essendo grandissima Carestia.

    L’anno 1592 [=1562] il Conte Giulio Paduano scrisse alcune querele contro Alfonso Pallavicino, che [chi] il vorrà vedere sono in stampa.

    L’anno 1564 fù fatta un’altra campana, e posta sopra la torre di Santo Faustino con le parole: “Christus fugite partos adverse, vicit leo, de tribu iuda, radix David, alleluia”, con immagine di Maria Vergine, Crucifisso, Santo Pietro, e Santo Paulo, e l’arma di Quinzano.

    Quest’anno fù fabricato un vaso, o condutto, che portasse l’aque piovane del Castello in Saverona, parimente quest’anno il 29 Settembre passò per Quinzano il Cardinale Gonzaga, che allogiò nella casa de Cavalli, essendo Arciprete Steffano Bertazolo da Salò, che questo restauró la muralia della Pieve verso mezzodì, che fù l’anno 1567.

    Vi sarebbe molto che dire circa il fiume Ollio in questi tempi, che si può vedere nell’Istoria di Giorci novi, Biondo libro 3 Deca 2. Sanazzaro libro 3 del parto Virgineo Plinio, Bembo, nella sala del Palazzo di Brescia, & molti altri auttori.

    L’anno 1570 fù celebre per l’incendio del sontuosissimo Pallagio di raggione di Brescia coperto di piombo.

    L’anno 1572 fù grave morbo di Pettechie di che molti lasciornovi la vita.

    L’anno 1575 venne a Quinzano Frà Serafino Cavallo dell’Ordine de Predicatori, nato in Brescia, & allevato in Quinzano, e Generale del suo ordine del quale molte cose potrebbesi dire, ma perché si sà d’altra pa<tria> loro lascio la cura di scrivere.

    L’anno 1576 fù fatto, overo restorato il Chiavicone con l’utile rasega de legnami.

    Di più si fece la torre alla Chiesa di Santo Gioseffo nel borgo da borgo, e fatta una campana la più piccola posta sopra la torre di Santo Faustino, ritrovandosi Arciprete Antonio Scaino da Salo.

    Quet’anno il giorno di Santo Marco [25 aprile 1576] fù quel signalato anno detto della Paura, qual stimo sarà descritto da penna più atta, dicevasi fusse opera diabolica, per divertire le divotioni de fideli per l’anno Santo susseguente fù perché cattivo augurio della peste, che segui qual viene descritta dal Planerio, questa cominciò à Trento penetrò in Verona, Mantua Venetia Padua, Milano, Genova, e l’anno 1577 in Brescia, cominciando a Iseo, [32] Pasirano, e poi in Quinzano li Huomini di questa Communità misero buone guardie verso Mesullo dove faceva progressi, ma per gratia di Dio non passò la contrada delle Caselle, per la buona vigilanza di cui era officio, all’hora fecero voto di ridurre in meglior stato la Chiesa di Santo Rocco, come hora si vede, & ivi fù instituita la compagnia del Santissimo Rosario.

    L’anno 1578 Giacomo Soranzo Proveditore di Terra ferma passò per Quinzano accompgnto da Sforza Pallavicino da Giorci Novi andando a Pontevico in una carozza di velluto cremisino con fenestrelle di christallo, servito & accompagnato da molte caroccie di nobiltà.

    L’anno 1580 il Cardinale Santo Carlo Borromeo il 29 Giugno verso la sera gionse a Quinzano ritrovandosi Arciprete Fabbiano Gavazzane [Gavazzone] Bergamasco qual veduti i decreti de precedenti Visitatori, ne fece delli altri secondo il bisogno che alloggiò nella casa del Arciprete, che era altre volte del Poeta, hora Monasterio de Vergini il giorno seguente andò a Santa Maria, & ivi convocando tutti i Religiosi à modo di Sinodo d’intorno a circa dodeci millia, e con dotto & elegante parlamento predicò della continenza, e d’altre virtù attinenti al stato Clericale, e di più vide e confirmò tutte le compagnie.

Creddesi in questi tempi si fabricasse il salnitraro.

    I nostri Soldati delle Cernide comandate da Sforza Pallavicino Generale, furno condutte apresso à Giorci novi alla riva dal fiume Ollio, per ostare a Cremonesi, che divertivano dall’Ollio con notabile danno de Bresciani, e restaurando il danno perseguitorno l’adversarij fin ale mure di Soncino.

    Doppo il qual fatto passò per il Bresciano verso Soncino, Maria filia di Carlo Quinto, e moglie di Massimiliano, Madre di Rodulfo, Sorella del Rè di Spagna frà le donne Augustissima con la quale era una Madamigella della famiglia di Gianogli i cui progenitori furno da Quinzano.

    In questi tempi furno molti travagli in questa terra per un certo bagastrello, che per essere cosa odiosa voglio tralasciarla, il cui processo si vede, fù l’anno 1583 il 7 Maggio hore 2 di notte.

    L’anno 1586 Settembre morse Aniballo Cattaneo da Guastalla Arciprete, a cui sucesse Vincenzo Mangino Nobile Ariminese Auditore del Cardinale Morosini Vescovo di Brescia, qual fù fatto Vicario Foraneo delle infrascritte Terre, l’anno seguente: Quinzano, Oriano, Gabiano, Padernello, Pedergnaga, Cadignano, Farfengo, Aqualonga, Motella,

    Di più l’istesso anno dal Inquisitore frà Battista Delfinario fù fatto suo Vicario di tutto il Bresciano, eccettuata però la Riviera e le Valli.

    In questi tempi vivevano molti signalati huomini de quali scrive il Planerio ne suoi Opuscoli. [33]

    L’anno 1579 [=1589?] fù concessa Indulgenza de dieci anni alla Pieve, il giorno della Natività di Nostra Signora.

    L’anno 1590 fù si grande la carestia, che si vendeva il formento lire 50 planette la soma che durò trè anni, ma gli anni seguenti a poco a poco cominciò a cessare finché si vendè lire 12 planetorum la soma, & il miglio un scudo, che questo durò il spatio d’anni 15.

    Di poi comprò una casa per suo uso, e de suoi successori, posta nel Castello a mattina verso il teraglio da Vincenzo Cavallo ultimo di questa famiglia in Quinzano, instromento rogato da Ieronimo Vadaneo.

    L’anno 1594 il Cardinale Morosini Vescovo di Brescia fece la sua Pastorale in visita di questa Terra, allogiando nella casa del Arciprete che era stato suo Auditore, Dottore di leggi, Governatore di Fano designato, fù fatto Conservatore de Frati Zoccolanti, Savio del Clero Bresciano, fece ristorare il muro della Chiesa della Pieve verso Tramontato, per adempimento d’un legato del suo Antecessore.

    L’anno 1597 fece venire una Indulgenza de trè anni all’heremitorio di Montecchio detta ancora Santa Maria della Rosa, e di più fece di errigere un’altra compagnia de Disciplini nella Chiesa di Santo Rocco.

    L’anno 1599 fù fatta la picciola Chiesa della Madonna della Pieve, secondo il decreto del Morosini, con elemosine procurate dal Curato Castelnovo.

    L’anno ... mancò di questa vita Gioseffo Giardino huomo celebre & eccellente nella scienza, e particolarmente nelle lettere humane, Poesia, Dialettica, Istorica, che posedeva la lingua greca, nel dire di dolce loquela di statura mezzana, di barba rossa, al quale, & a suoi filioli si potrebbe fare questo epitafio:

Iosepho Cypriano Ieronimo
Avo Patri Fratri
Iardineis
Clarissimo Perillustri Perspicuo
Alumnis Scientia Doctrina
Eloquentia Bonitati morum suavitate
Omnibus Benemeritis
Hoc monumentum
Posteri posuere mestissimi
Obierant.
Die Die Die

    L’anno 1600 il decrepito Giovanni Planerio, che fù medico di Ferdinando Imperatore, e di Maria Imperatrice, che poi essercitò l’arte in Venetia possò a meglior vita d’anni nonant’uno, fù sepolto alla Pieve, d’ove si vede la sua efiggie, lasciò scritto molte opere frà quali de febri-[34]bus criticis, Epistole morali, varij Opusculi, e delli huomini signalati del suo tempo.

L’anno 1602 morsero di veneno per causa de fongi Torquato Chierico Iaspis sua madre della famiglia Gabbiani, una fanciulla, & un cane in cui memoria il Medico Giacomo de Conti di Gandino fece il seguente distico:

Heu genetrix natusque malis, famellaque fongis
Funguntur vita fungitur atque canis.

Dell’istesso.

Heu mors crudelis fungorum virus edendo
Heu matrem peremit, proh. vt dolor, & genitum
Heu ne miremur si gemma Iaspide repta
Hocque puella vorans, occidit, atque canis,
En, quid agant fungi nobis heu dulce venena
Iamque voluntarium, tot mala parturiens.

    L’anno 1602 fù alzata, la Torre di Santo Rocco.

    L’anno 1603 i Padri di Santa Maria fecero il loro Capitolo Provinciale alla presenza del loro Vicario Generale fatto ministro Frà Angelo Botio ivi Guardiano de Chiari facendovi musi[ca] Frà Ludovico Viadana, e Iacomo Moro eccellenti in questa arte, concorrendovi molte elemosine della Communità, e da particulari.

    L’anno 1604 fù fatta la belissima Torre di Santo Faustino coperta di piombo dal Maestro Nicolo Alberghino Comasco dal quale furno fatte la Maggior parte delle fabriche di questi tempi.

    Questo anno fù tanta gran’ sicita in modo che in molti lochi non si trovava pane, e pochissima aqua era nell’Ollio, e l’aqua di Saverona, se ben era levata avanti arrivasse à Quinzano, tutta via con quella sola che procacciavano le scaturigini nel territorio di Quinzano faceva tanto che faceva andar una rota da macinare, cosa che non si poteva fare nell’Ollio, e venivano le genti molto di lontano con carri e cavalli le povere Donne con le proprie spalle portavano il loro grano per macinare, e la caggione di questo fù che dal Cielo non cad<d>e acqua dal principio d’Ottobre fin per tutto febraro seguente.

    In questi tempi fu bandito Alessio Trivilino già alcuni anni venuto da Valtelina à Quinzano per Monetario.

    Questo anno fù principiata la fabrica intorno al Cimitero della Pieve, con sepolture, case del Custode ornata di bellissime pitture per opera del curato Castelnovo.

    L’anno 1605 l’Arciprete di Quinzano fù fatto Visitatore Episcopale dell’infra­scritte Vicarie: Guzzago, Calino, Adro, Chiari, Giorci novi, Barbariga, Dello, Trenzano, Travagliato, e Brandico.

    L’anno 1606 le arme spirituali e temporali travagliavano la nostra Terra ritrovandosi la compagnia de cavalli del Conte Bartolomeo Villachiara sotto il comando del suo Locotenente Capitano Bassiano allogiato in Quinzano, es-[35]sendo deputati Giovanni Pizzoni mio fratello, Francesco Basello, Steffano Grena, Cancelliero Oratio Pizzamilio, Vicario Annibal Brognolo.

    L’anno seguente hebbero fine i travagli, e il dí di Santo Tomaso cominciò a navigare [=nevicare] giorno e notte fin alli 8 Febraro e duró la neve in terra fino il 13 Aprile, e più in alcuni luochi.

    L’anno 1614 Giovanni Pizzoni mio fratello fù creato massaro generale del Territorio Bresciano che durò otto anni.

    L’anno seguente [1615] Giovanni Paolo Vadaneo da Quinzano fù fatto procuratore della Città di Brescia.

    Frà Sisto Sicco fù fatto Definitore nel Capitolo Provinciale fatto in Santa Maria, presente il loro Generale, e l’istesso nel capitolo fatto in Brescia l’anno 1620 fù fatto ministro Provinciale.

    L’anno 2617 [=1617] n’andò al Cielo l’anima di Vincenzo Mangino Arimenese nobile Arciprete di Quinzano, che durò nel beneficio trent’uno anno al quale si potrebbe assignare a folio Epitafio per le sue singolari virtù, al qual successe Pompeo Zambone da Montichiaro al qual fece la renuncia con pensione di 415 <lire planet> assignati a suo Nepote Francesco hora honorato Sacerdote, e quello Arciprete morse l’anno 1624 havendolo goduto sei anni e mesi trè in circa, a questo successe Giovanni Battista Lazzarone da Rovedo [=Rovato], che morendo l’anno 1631 successe Giovanni Battista Alghisio da Bassano, che hora felicemente vive.

    Questa patria produsse in questi tempi huomini di celebrata memoria oltre li scritti dal Planerio ne suoi opusculi, quali non voglio tralasciare di farli noti al mondo, e frà li altri de Reverendi Preti videro in diversi tempi:

    Christofforo Gattino Canonico in Roma.
    Giovanni Paolo Bertolio Rettore di Capriano.
    Bartolomeo Paganino Rettore di Cellatica.
    Bartolomeo Massimo Rettore di Giorci vecchij.
    Francesco Martinello Rettore di Aqualonga.
    Gabriel Trappa Rettore di Cigoli.
    Pompiglio Pizzamiglio Rettore di Corzano.
    Etore Iada Rettore di Villachiara.
    Dominico Agostinello Rettore di Longhena.
    Pietro Antonio Castelnovo Curato in Quinzano.
    Giovanni Bondiolo Curato in Montichiaro per spatio di 23 anni poi Rettore in Carzago compositore in musica come si vede nelle sue opere date in stampa.
    Bernardino Vadaneo Rettore già di Moscolini, hora di Corteselli.
    Bartolomeo Calzavaca Cantore, e Curato di Quinzano.
    Francesco Cremesano Curato in Duomo di Brescia & nel hospitale maggiore
    Giovanni Maria Pizzoni mensionario in Cocalio cantore in Santo Marco de Venetia buon Oratore, e professore di lettere humane come si vede nelle sue opere datte alla stampa. [36]

 

Nella Religione di Santo Pietro in Oliueto.

    Don Dionisio Cirombello.
    Don Patritio, e Don Damiano fratelli de Baselli quali hanno hauto diversi honorati gradi nella loro Religione.

 

Ne Canonici Regolari di Santo Giovanni in Brescia.

    Don Candido Padovani Visitatore, e Prevosto di Santo Giovanni di Brescia l’anno 1620.

 

De Monaci Casinensi di Santa Iustina.

    Don Ciriaco Zopetti Priore titulare.
    Don Gregorio Paduano Priore di Santa. Eufemia di Brescia.
    Don Serafico Basello gran litterato, & honorato di diversi gradi nella Congragatione.
    C. [=Don] Bernardino Pavesio.
    Don Dominico Vertua.

 

De gli Religiosi dell’Ordine di Santo Dominico in Quinzano.

CIrca 1245 al tempo di San’ Thomaso d’Aquino viveva il Padre Frà Guglielmo da Quinzano Lettore, e molto stimato, si per la bontà di vitta, come per la sua sufficienza in dottrina, che fu poi da Superiori mandato in Spagna per Predicatore, la dove fece frutto grandissimo per beneficio dell’anime, e di Santa Chiesa, come racconta il Molto. Reverendo. Padre Ferdinando Castiglia nella vitta di Santo. Thomaso.

    Il Padre Fra Giulio Pavesio da Quinzano prese l’habito in San’ Clemente di Brescia l’anno 1521. e riuscì dottissimo, & Religioso di honeste maniere, e negotij, fu creato Arcivescovo di Sorrento da Papa Pio Quinto che poi lo mandò Legato a gli Heluetij per importanti negotij. Andò & riuscì felicemente conforme al voto del Pontefice, che disegnava farlo Cardinale, ma la morte troncò il filo, dove che il disegno andò fallace.

    Il Padre Fra Vincenzo Patina Eminentissimo Maestro de Teologia, qual ha dato alla stampa diverse opere, & in particolare le Tavole de Sacramenti (caro a Isabella Duchessa di Monferrato) & un libro d’Aristotile, & un [37] contra li Herenici [=Heretici] per confutare i loro falsi dogmi.
    Il Padre Fra Giovanni Battista Sora Predicator celeberimo.
    Il Padre Fra Giacomo Pavesio Predicatore di molta stima.
    Il Padre Frà Pietro Martire Pavesio Predicatore, e Poeta singolare.
    Il Padre Fra Georgio Sacerdote ritiratissimo, amò la solitudine, & era Poeta raro in ogni lingua.
    Il Padre Fra Massimo Ferrari Maestro di Theologia, il quale per molti anni lesse nello studio publico di Viena stimato dotto, e prudente in ogni sorte de negotij, ove anco morse.
    Il Padre Fra Giulio Baselli Predicatore famoso, predicò sopra primi pulpiti, Religioso di singolar essempio.
    Il Padre Frà Camillo Gambaro, fù Priore in molti Conventi, governava con soave destrezza, che perciò era da tutti amato.
    Il Padre Fra Vincenzo Baldino Predicatore, che per molti anni fù confessore nella famosissima Chiesa della Rosa di Milano, di buon essempio, che per la bontà di vita il popolo concorreva a bonificare quella Chiesa, lasciò eterna memoria di lui, & hoggidì quelli Padri godono li pretiosi paramenti & argentarie, che esso con singolar industria, & con lo agiuto de suoi figliuoli spirituali fabricó.
    Il Padre Fra Ottaviano Ferrari Predicatore fece molti bonificamenti al suo Convento Santo Dominico de Lodi, rinovando la Chiesa in nova forma, fabricò il dormitorio in volto, che al presente lo godono quelli Padri.
    Il Padre Fra Hippolito Poletti Sacerdote di bon nome, fù per molt’anni Confessore nel Convento di Santa Maria delle Gratie di Padova, che per i suoi honesti e Religiosi portamenti fecero quelli Signori molti beneficij a quella Chiesa.
    Il Padre Fra Lazzaro Pavesio predicatore di natura fù modestissimo, devotissimo della Regina del Santissimo Rosario.
    Il Padre Frà Steffano Conforti predicatore gratissimo, e dotato di honorate qualità.
    Il Padre Fra Paolo Pavia predicatore, amatore fù egli della Cella, e della vitta Commune & regolare.
    Il Padre Fra Angelo Bondioli Lettor Theologo il quale per molti anni in diversi Conventi lesse, Logica, Fisica, Metafisica & Theologia, predicò in molti pulpiti honorati, con efficacia & spirito grande, & era stimato di memoria profondissima.
    Il Padre Fra Giordano Baselli sacerdote, fruttuoso alla Religione, poiché col suo sapere e con l’intendimento che haveva dell’Agricoltura, fece bonificamenti e beneficij degni d’eterna memoria al suo Convento di Santo Domenico de Venetia, & hora l·a<l>tri godono i frutti delle sue fatiche.
    Il Padre Fra Antonio Conforti Sacerdote modestissimo, e di buon essempio, che sollecitava il Choro di giorno e di notte.
    Il Padre Fra Pietro Martire Baselli Sacerdote si fece Religioso d’età mattura, e riuscì obediente, e bon Religioso. [38]
    Il Padre Fra Daniele Guadagni Lettore fù Religioso di gran zelo.
    Il Padre Fra Pietro Seleri, fù inquisitore di Pavia, accerimo inimico delli bestemmiatori & de Heretici.
    Il Padre Fra Silvestro Pavesio Sacerdote de amirata bontà & simplicità.
    Il Padre Fra Giacinto Bondioli predicatore, qual dimorò nel Convento dd [=de] San’ Dominico di Venetia per spacio de anni trenta, fù priore di quel Convento, e d’altri ancora, nella Città sudetta, serví per quattordeci anni, quelli Illustrissimi Signori Patriarchi per confesore ordinario in diversi Monasterij fù amatore delle virtù e de virtuosi, essendo anch’esso musico & Compositore di Musica, qual ha dato alla stampa opere spirituali al numero di trenta cioè Messe, Salmi, Motetti, Canzoni da sonare con ogni sorte de stromenti per le Chiese, che poi anco per non darci [=darsi] in preda all’ocio imparò di sonare d’organo, riuscì a tanta sufficienza che per molti anni ha sonato l’organo nel suo Convento Santo Dominico di Venetia, vive oggidì, & sona l’organo in Santo Dominico di Brescia, 1639.
Il Padre Frà Massimo Vidali Sacerdote di modeste qualitadi fu sottopriore, e Sindico in diversi Conventi.
    Il Padre Fra Angelo ponte Sacerdote asperto [=esperto] nelli suoi officij, fù Sindico in diversi Conventi, & al presente sottopriore nel Magnifico Convento de Santa Maria delle Gratie di Milano.
    Frate Bonaventura Manente dell’Ordine de Conventuali, che fece’ stampare li Tattaretti [=Trattatelli] in Teologia, che li ornò d’alcuni quesiti necessarij, che vogliono fusse di Quinzana [=Quinzano].

    Nella religione de Zoccolanti. Fra Accursio provinciale di terra Santa. Fra Giovanni Battista Patina predicatore e guardiano in diversi Conventi di Piemonte, e Genovesato. Fra Sisto Secco Theologo predicatore, Definitore, Ministro provinciale, e Custode, gran’ litterato.

    Nelli Capucini. Fra Ottavio Cirumbelli humilissimo servo di Dio.

    Nel numero poi de Seculari. Cipriano è [=e] Grolamo padre, e figliuolo Medici, e questo filio del non mai abastanza lodato, Ioseffo Iardinio, Maffeo Conti con i suoi figliuoli Giovanni Giacomo Curtio, Aurelio, Q<u>intio, Rofilo tutti medici eccellentissimi. Bartolameo Paduano molto conosciuto in Brescia, e fuori. Paolo Basello Chirurgo.

    Giovanni Pietro Trappa Citadino provvisionato dalla Città di Brescia alle sue liti. Bartolomeo Theanio buon litterato. Giacomo Pavesio nipote dell’Arcive­scovo Surrentino Soldato di molta sperienza. Alfiere Generale della squadra de Giorci novi professore d’Istorie, poesie, e di pitture. Agostino Robba, gran’ caciatore, & ucellatori [=uccellatore], professore di bone lettere, Battista Basello, Steffano Basello, Gieronimo Vadaneo, Scipione Trappa, Scipione Gandino, Bartolomeo Bertolio Nodari, Giovanni Calzavacca, Paolo Pizzoni mio padre, Battista Ricabella, Gabriele Basello, con un drapello d’honorati huomini, quali tralascio per non tediare chi legge.

 

I L F I N E .


<39>

E per che mi pare che la patria di Quinzano rimanga molto obligata alla memoria del Padre Fra Girolamo Zoppetti voglio sigillare questa Opera con le lodi sue, il quale havendo letto molti corsi di Filosofia, e Theologia in diuersi Conventi della sua religione, nell'età di trent'anni fece il suo primo priorato in Santo Dominico di Venetia restando per molti anni Priore in diuersi Conventi, come nelle Gratie di Padua, in Santo Domenico di Correggio. In Santa Sabina di Roma, due volte alla Basella, e primo Priore de Reformati in Santo Pietro Martire di Vigevano eletto fra molti del Reverendissimo Generale Maestro Serafino di Pavia, dove cosi eggregiamente, si portò, che poi fù fatto Inquisitor di Bergomo, e poco dopo dell’Inclita Città di Venetia, e suo Dominio Inquisitor Generale con breve singolare del Pontefice, per spatio di otto anni, e peruenuto all’età di settanta anni, hebbe gratia di ridursi alla patria, e perciò fù fatto Inquisitor di Brescia con animo di finire ivi l’anni suoi, i cui meriti conosciuti da Padri Maestri della Provincia di Lombardia, fù honorato di maestro della Provincia di Lombardia, dove ancora vive, & ancor hà sottoscritto la presente Historia à perpetua memoria della sua patria di Quinzano.

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