H I S T O R I A

D I

 

Q V I N Z A N O

 

C A S T E L L O

 

Del Territorio di Brescia

Di Agostino Pizzoni.

 

I N  B R E S C I A.

Per Antonio Rizzardi.

Con Licenza de’ Superiori.


[3]

ECco un picciol Tributo del molto, che devo alla mia cara Patria. Ecco, dico, l’Historia del nostro Castello da me se rozza, almeno fedelmente descritta. Molti molte volte fecero sudar le Penne sù Fogli per publicar al Mondo di Quinzano le cose più memorande. Mà vedendo io, che ciò non ostante le più belle imprese de suoi più prodi figli erano per anco sepolte nella Tomba dell’Oblivione, per richiamar frà noi i nomi loro gloriosi, & à questo instato ancora da molti amici, hò precipitato sù queste carte del mio Quinzano l’Historia. Mi spiace, che le [4] mie puoche forze (& queste di giorno in giorno mancanti: poiché non molto lontana m’attende aperta la Fossa) non habbiano corrisposto al mio Animo grande. Mà quale siasi questa mia Historia, à voi, ò Signori, la dedico: à voi dico, i quali si come sete di Quinzano prudenti Consiglieri, prego anco ad esser della sua Historia Protettori benigni. Prottegetela voi dunque, che s’ella è povera del bel dire, é però ricca d’affetto.

Di Brescia il dí 16 Luglio 1640.



[5]

L I B R O  P R I M O

Dell’Istorie di Quinzano

 

HEBBE dall’hora che nacque l’invido tempo nell’intimo inestato un eterno desio di traguggiar, e mandar nel ventre dell’oblio ogni memoria dell’origine delle nationi e genti, la fama de fatti illustri & egregi dell’opre heroiche d’huomini signalati e magni, e delle cose notabili de luoghi celebri, al·che per ostare, unqua hanno li sapienti trovato altro rimedio che le curiose e faticose penne de scrittori, onde che queste in varij luoghi, e in diverse età dispensate hanno, & haveranno officio di guerreggiare contro gli Smerghi voraci dell’onde di lethe habitatrici, per sostener viva nell’aria, in seno dell’eterna fama, con diffesa, la nobile memoria d’ogni opera memoranda; siché da tali desij spinti il Greco Principe di Poeti, sollevata da terra collocò nel cielo con la divina penna l’eterna fama di que’ popoli, il Mantoano illustrò il seme Troiano, che fà talmente [=fatalmente] capitò nell’Italia, fatta all’hor riva di novelle Città e di famose genti. Scrisse Tito Livio, Appiano Allessandrino, Suetonio, e molti altri de gl’Imperatori: de Pontefici il Platina: le penne ancora di Francesco Petrarca, di Torquato Tasso, di Francesco Sansovino, e de altri infiniti, furno cagione che le principali famiglie d’Italia non sono nell’oblivione immerse. Et è ben povera quell’età, quel Capitano, quel Prencipe che resta privo di Scrittori signalati; e sí come nell’intimo del tempo si vede un’eterno desiderio d’annullare nelle memorie delle genti, l’opere famose, così all’incontro nel cuore de gl’huomini è connaturale il rendersi immortale, non tralasciorno molti per essere nominati doppo molte età non solo di far opre heroiche, ma alcuno s’indusse a cose tanto perniciose, che diè cagione di farsi nominare ne libri de Scrittori, come avenne à colui che abbruciò il tempio di Diana, non ad altro fine, che per rendersi memore al Mondo; Così Nerone ingolfandosi nelle crudeltà volse esser nominato, ma questi rei tralasciando, la nostra Illustrissima Città di Brescia ne va altera d’haver havuto figliuoli, che l’hanno sostentata sopra l’ale della fama con le lor giuste penne, come il Malvezzo, il Capriolo, il Maggio, lo Spini, e molti altri, e però al nostro tempo fatta molto più chiara dalla dotta & industriosa penna d’Ottavio Rossi; così alcuni Nobilissimi Castelli, e guarnitissime fortezze del Bresciano Territorio, come Asola, Salò, Giorci novi, Capriolo, e Montechiaro si tengono molto obligati a chi di loro scrisse, non meno alcuni cellebri laghi, e grossi fiumi sanno l’origine loro, mercè di chi, per loro hà operata la penna: onde anch’io mosso da simil’ desiderio, mi son delibe-[6]rato, che questa mia natia Terra di Quinzano resti con le sue opre nota al mondo, & à posteri suoi, e se bene per le sue rare doti, e nominatissima per incuria però di chi era officio, restò diminuita assai di molte sue glorie, sí che io almen secondo all’altri m’accingo à questa impresa, e se io non sarò così polito nello scrivere, come ricercaria l’opra, & il mio desiderio, scusimi la perdita di molte scritture nelle ruine, e saccheggiamenti, e destruttione di questa Terra, abbrusciate e malmenate.

    Hora questa Terra di Quinzano giace ne confini nell’ameno paese del Bresciano, sotto del Serenissimo Dominio Venetiano (qual Dio longo tempo mantenga e feliciti) che di antichità, nobiltà, sito, e religione, à niuna della sua qualità é seconda, di eccellenti ingegni fertilissima, e produttrice di quanto al vivere humano si desidera.

    Varie sono l’opinioni circa la sua origine, e principio, perché alcuni vogliono che fusse il suo Fondatore un certo Quintio Crespino, altri uno della fmiglia Quintia, altri Quintiano, che l’un e l’altra opinione è probabile, attesoché li Crespini e li Quintiani sono derivati dalla famiglia Quintia, e perciò si dice Villa Quinzana, cioè Villa di Quintio, nel modo che si dice Mare Adriatico dal Mare di Adria così parimente la vicina Terra di Gabbiano da Gabinio, Pavone da Pavoni, Lenno da Leoni, ritrovati ivi dal Rè Desiderio, così Trenzano da Terentio, Cadignano da Catinio, Pedergnaga, da Petreio, Oriano da Aurelio, Eello, d’Elio, Meiano da Emiglio, tutti nomi d’huomini Consolari di Roma, così quasi tutti li nomi delle Terre del Bresciano, perché erano Ville de’ Romani, come si vede in Leandro Alberti nella descrittione d’Italia, e il Quintian Stoa nelle sue Epographie.

    Tito Livio fà mentione di molti Crespini, uno de quali fù Tito Quintio Crespino Pretore di Capua che morse l’anno secondo della guerra Cartaginese olimpiade centesima, vi fù Quintio Crispino prefetto Pretorio dell’Imperatore Claudio, un’altro Crespino celebrato da Martiale, per molto caro à Domitiano Imperatore. Però Lucio Quintio Crespino Pretore della Spagna Ceteriore, della qual trionfò, e fù creato Console nel tempo di Santo Pietro primo Papa, si crede che nel suo ritorno di Spagna ivi si fermasse, e chiamasse la Villa Quinzana appresso il Tempio d’Hercule, ivi fabricato, mentre che Ercule passando per il Cremonese liberasse quel paese de ladri, come si legge nel sudetto Leandro, onde perciò li vicini popoli li eregessero altari, e fabricassero tempij, uno de quali fusse questo, di che fin hora si veddono vestigij appresso la nova Chiesa della Pieve, nominata Santa Maria di Caseler, come casa e Tempio d’Ercole, sí come vi sono vestigij d’altri Tempij come à Venere, Appollo & à Marte, come scrive Giovanni Planerio nella sua opera de Viris illustribus Quintiani che è d’opinione che questa Terra fusse principiata da Quintiano Planerio Romano, & è molto probabile fondandosi nell’inscrittione ritrovate in Santa Croce di Roma, che così dice. [7]

ATTIÆ QVINTIÆ TATIVS Plegon coniugi optimæ
T. F. Plan. Quintianus Roma parentibus indulgentiss
.

    Vi sono ancora altre inscrittioni ritrovati ne sassi antichi, in diversi luochi di questo nome quali voglio scrivere per dar lume, & aprir la mente à chi volesse affaticarsi in ricercare, e dar campo a chi gradisse di molto più sottilmente investigare, come in Milano nella Chiesa di Santo Nazaro à Porta Romana in un sasso, come il nostro Poeta nella sua Epographia.

L. Virginius L. F. O. F. Attilianus Vi. vir sibi, & Virginio Messori Pa-
tri M. Didio Marcello L. Virginio Quintiano Fratribus Virginiæ Semproniæ
Quintiæ sororibus Sextiæ, et Paulinæ vxoribus, & Cangio Ciloni Libertis Aedil.
M. Vic pro Viro. Aemil.

    In Boarmo [Boarno] in un anticho sasso.

M. Lætilij Cassianus Præf. Aedil. Pot. Brix.
Sibi, & lætiliæ Primulæ, Ratiniæ ingenuæ vxori M. Lætilio Quintia-
no Lætilijs Firminæ, & severe Filijs
.

    In un sasso in Citadella di Brescia,

Dis. Man. Cluent. Rest. F. Quintiæ sex. F. Quintiano Nep.

    I sudetti, & altri Epitafij si leggono parte nell’Epografia di Quintiano Stoa, e parte nelle memorie Bresciane di Ottavio Rossi.

    Nella Diocese di Milano nella Chiesa di Santo Michele appresso i prati agonali nelli villaggij della famiglia Castellionea in uno marmo, refferito da Bonaventura Castellione, De Antich. Sed. Inuib. Gallorum.

Q. Quintiani Haruspicis Æditui Templi Fortunæ
Filij Patri Pijssimo
.

    Si trova in Roncadelli un marmo.

M. Minac. F. Fab. Quintiano Dec. Bra.
Qar. Minucius Minucianus avanculas testamento eius faciandum curavit
.

    Parimente nella Città di Modone in marmo si trova,

C. Maternio Quintiano Veterano, ex Prætor.
Materina Benigna Filia, & M. Aurelius Maximus, gener ob merita eius
.

    Si legge in Ptolomeo Quinta Positione.

Le Quintiane aque nella Spagna Tarraconese Villa Quintiana nell’Alemagna.

    Gaudentio Merula scrive d’un Quintiano,

Mercurio Q. Vitalis Quintionis [!] F. S. L. M.

    Quinzica contrada in Pisa come nell’Istoria di Pisa,

    Mario Aritio Siracusano, descrivendo il sito di Cicilia.

L. Cæsar. Fl.
Pio, Felici, semper Augusto
M. Valerio Quintiano V. C. cor.
P. S. Clementiæ Pientique
Eius semper ciratissimi
.

    Si trova Quinzano terra nel Piemonte frà Invrea & Austa appresso il Fiume Doira. [8]

    Così Quinzano Terra nella Diocese di Milano.

    Finalmente nel fabricare il Monastero di Frati Zoccolanti poco lontano da Quinzano fù trovato un sasso per incuria di chi si doveva si è smarrito nel quale erano questa parole:

L. Quintius Dec.

    Non voglio tralasciare di nominare alcuni Santi di questo nome, per dimostrare quanto ne tempi passati fosse in pregio, e al mondo palese e celebre, come si vedrà leggendo.

    Santo Quintiano Martire insieme con Ireneo nell’Armenia, la cui festa è il primo d’Aprile, Martirologio Romano Menal. Greco.

    Santo Quintiano Martire insieme con Lucio, e Giuliano nella persecutione di Vandali fù Vescovo di Sicca nell’Africa, fatto morire da Unnarico, la cui festa è il 23 Maggio Vitt. libro 2.

    Santo Quintiano Martire insieme con Caralisio, la cui festa è il primo Luglio Martirologio Romano.

    Santo Quintiano e compagni in Catania di Cicilia, la cui festa è l’ultimo Decembre Martirologio Romano.

    Santo Quintiano Vescovo d’Alvernia che è il 13 Decembre overo 14 Giugno la cui vita è di mano del nostro Poeta Latina Lorenzo Suario.

    Vi furno di più, molti ornati di questo nome ne tempi andati di chiarissima fama, celebrati da diversi Autori, come il Quintiano celebrato da Martiale.

    Quintiano Affranio, detto da alcuni Quintiliano, uno della coniura Pisoniana del qual Cornelio Tacito.

    Quintiano Pompeo del quale Plinio nell’Epistole.

    Quintiano Caputeio proconsole del quale Quinto Curtio.

    Quintiano di pronto & audace animo. Herodiano.

    Quintiano Appio, del quale Apuleio, Apologia prima.

    Quintiano Nerone Satirico.

    Quintiano celebrato da Sidonio.

    Quintiano del quale Antonino Imperatore nel cod. de inof. ret.

    Quintiano Vescovo del quale si vedono alcuni dogmi nella somma de consilij.

    Quintiano che martirizò Santa Agata.

    Quintiano padre di Leone primo Papa.

    Zotico Vescovo di Quinzano, che si trova sottoscritto al Concilio Romano congregato da Milchiade primo Papa refferto da Optato Melivetano libro primo contra hereticos Donatistas.

    A questa terra di Quinzano bagna i piedi il placido fiume Saverona, il quale alcuni dicono prendesse il nome da Verona donna e moglie del Signor di Verona di quel tempo, la quale diede il nome alla Città di Verona, che fugendo per certo sdegno dal marito si ridusse per Sacerdotessa del tempio d’Ercole; ma perche di ciò non trovo altro che un Manoscritto, ciscuno li dia quella credenza li pare. Altri li danno questo [9'] nome per la moltitudine di Verroni pesci, delli quali è abbondantissima. Alcuni dalla Savorra cioè sabbia grossa di che n’abbondano le rive e il fondo. Ma la ragione più vera è che il suo vaso é recettacolo di tutte le scturiggini d’acque, di che ivi intorno ve n’è abbondanza, & in quel vaso sgorgano, quali acciò havessero essito gl’antichi nostri vi fecero il fosso per riceverle e portarle per un vaso al Fiume Ollio, onde la Città di Brescia favorevole privilegio li hà confirmato il Dominio, come viene registrato nelli loro statuti liber Chiusuræ cap. 123 qual dice così.

    Aquæ Savaronæ ducantur per fossatum quoddam, quod fiat expensis illorum, quorum interest, quod teniat usque ad buccam, & usque ad Ollium, itaque nulla utilitas inde trahatur, nisi solummodo ad defendendum, & itaque utilitas non auferatur communi & hominibus de Quintiano, & ad molendina sua.

    Questo Fiume Saverona mantiene finissima questa terra, tenedola asciutta, per la quale passa come in una valle, e nella quale scorrono tutte le acque che nascono, e perché come dice Diodoro Siculo, li Fiumi formati dalle acque piovane, e dalle nevi per dove passano, causano grosso e insalubre aere e freddo, ma quelli che derivano da fonti, che scaturiscono continuamente, cagionano salutiffero aere, moderato, e & l’assottigliano. Sopra questo fiume vi è il bel ponte di Passaguado principio della reale strada, che per vinti millia conduce à Brescia à drittura, e come in proprio nido scorrendo irriga i campi rendendoli fertilissimi & abbondanti de fieni, lini, formenti & altre sorti di grani. Di più serve à quattro amplissimi molini, che rendono grossissima intrata al publico, & gran commodo alli habitanti suoi; Serve à trè macinature di seme di lino, per far ollio, così à una Machina di rassicare i legnami, & à una pestatoia di riso, delle quali commodità & utilità non tanto serve alla sua Matrice Terra di Quinzano, ma è di grandissimo sollievo alle altre circonvicine, che con uno maraviglioso chiavicone il divide in due rami, cioè in un profondo vaso vecchio, e nel novo per maggior commodità de’ Molini.

    Quinzano hà il suo Castello, se ben hora non è con il suo solito splendore, ma per il sito, e sua dispositione dimostra, che fosse fortezza di molta consideratione ritrovandosi molti vestigij di ciò, come verso mezzo dì dove era la sua rocca, nel qual luogo si vedono i fondamenti, in particolare d’una torre, e perciò la contrada a derimpetto si chiama Toresella, così verso Tramontata si sono veduti grossi fondamenti d’una torre detta Posterla, appresso nel detto Castello vi è la contrada di Calzavachi abbondante di gente di detta famiglia, qual dicesi venesse da Cremona pocho fa florida famiglia, e hora quasi estinta, appresso vi è la contrada di Origeni, la cui vicinia dovea esser delli originarij, à questa segue la contrada Rosa, per la Rosa ch’ivi soleva ricevere il loro Signore. A questa segue la contrada di Personaldi, per la famiglia di questo nome, e principale ivi habitante, vi é poi la contrada Cicogna, cosìdet-[10']ta per esser tortuosa e longa, lontano circa un miglio, vi era un Monastero di cui si vedono ancora i vestigij per le guerre gettato a terra, e questo dice il Planerio ne suoi Opuscoli essere stato tempio di Dei gentili, i cui Sacerdoti fecero una via sotterranea per la quale si andava al tempio d’Ercule posto nell’altra parte di Quinzano, ma non mi posso persuadere, come, ne inche modo si potesse fare, essendovi fraposto il profondo vaso del Fiume, se bene si legge di simili maraviglie che Lucullo Cittadino Romano facesse à Pozzolo, & à Napoli, vedendosi fin’hora i vestiggij.

    Si vedono alcuni vestiggij di muralie vecchie nel fondo di Saverona vecchia, passata la contrada Almaria, così chiamata dalla motitudine di alni, una contrada detta Agata, appresso la quale vi è la campana vecchia, dove si potrebbe congetturare ivi fusse la Chiesa di Santa Agata, e che distrutta la Chiesa vi restasse il Campanile, overo si dica campagna vecchia. Questa honoratissima Terra, e stata fertilissima Madre così in temporale, come in spirituale di honoratissimi, e letteratissimi figliuoli degni d’eterna memoria il diranno li Reverendissimi Arcivescovi Religiosissimi Generali di Religioni, Valorosissimi Capitani in terra, e in mare, strenui homini d’armi, speculativi Filosofi, Laureati Poeti, infiniti versatissimi in Poesia, Rettorica, Dialettica, Musica, lettere humane, e Politiche, in Medicina, Aritmetica, e Istorica, & finalmente in ogni sorte di scienze, & arti dalla madre natura dottati, dell’arte puoi dell’Agricoltura non parlo, in che riescono rarissimi, & per non tacere quanto vaglia nella religione (come che siano fraposti i suoi religiosi come gemme in oro sparsi per tutta l’Italia,) fede ne faccia Roma, Venetia, Milano, e molt’altri luochi con onorati titoli, e di assai buone prebende proveduti, contandone al mio tempo vivi da cento teste dedicate al culto di Dio, tutti figliuoli di questa patria.

    In quanto alla qualità del suo sito, per molte circonstanze, é ben qualificato, perche giace Quinzano frà grosse, e popolate Terre di trè milla anime in circa, e vi ressiede nel centro come più bella, e più riuerita delle altre, nel cui Territorio, é situato il Palaggio in forma di Castello dell’Illustrissimi Martinenghi, ornato d’una bella Chiesa à Santa Maria Elisabetha dedicata, e bene officiata, verso mattina v’è Verola Alghisia (patria di mio padre) e seggio dell’Illustrissimi Gambareschi derivati da Ansilao Cranz Barone del Re Alboino, venuti da Norlingo Città d’Allemagna, famiglia chiarissima per trè Cardinali, con trè splendissimi Pallaggi, e per accoppiare la nobiltà con la religione, vi è la Chiesa Parochiale Collegiata de Venerabili Canonici, bagnata dal Fiume Strone, e da un’altro Fiumicello, à quella assai vtile; Verso sera lontano trè millia, si trova il populato Gabbiano fabricato sopra le ceneri di Marco Gabbinio consolare, feudo dell’Illustrissima famiglia Martinenga, dal quale non è molto longe il Castello Padernello dell’istessa famiglia. Verso Tramontana vi è la Villetta Motella, dalla quale doi millia lontano lontano ver-[11']so tramontana vi sono le fertili terre Oriano, e Pedergnaga. Verso ostro ponente vi è Aqualonga, quasi coda longa. Verso mezzo dì confina con il regal fiume Ollio che bagna le falde di Bordulano terra Cremonese, posseduto dalla familia Maino, il mezzullo posto fra Quinzano, e l’ollio così detto perche spesso vien circondato dalle sue acque, (verso Orientelonge) il qual Fiume vi è Pontevico fortezza retta da un Nobile Venetiano ma ciò sia detto per solo descriuere il sito qualità e sue parti più notabili ma per vedere qual fusse il suo fondatore, come si cava dalle sudette inscrittioni, vediamo, che fosse Planerio Quinzano che mandato da Roma al governo di Brescia, ivi principiasse la famiglia Quinzana, dalla quale vscito Marco Letilio Fabio Padre di Cassiano, Podestà di Brescia, che fù padre di Marco Letilio Quinzano, e di Questi venne Fabio Quintiano Decurione Nepote di Minuciano, e padre di Materina Benigna moglie di Marco Aurelio Massimo, di modo che questi fondorno Quinzano, che passò l’istessa fortuna dell’altri paesi Italiiani finche passando d’indi un’Imperatore il quale trovando li habitatori dispersi in diuerse contrade, come al tempio d’Ercole Montecchio nel luogo, dove è hora Santa Maria de frati Zoccolanti, dove fù trovato in uno sasso.

    Lucius Quintius Decurio, lì riducesse, insieme uniti facendo fabricare il Castello dove hora si trova, concedendoli la sua arma ch’era l’Aquila negra in campo Giallo, come si vede in un libro scritto a mano da Sebastiano Planerio già Cancelliero della Communità, nel qual loco dice, che la sua famiglia possedesse questo Carico per trecento anni avanti.

    Alla venuta poi di Ottone Imperatore primo di questo nome in Italia vi condusse molti Nobili Allemani frà quali furno i primi della famiglia Martinenga, a quali acciò fussero fedeli all’Imperio donò sedeci Castelli nel Bresciano, e l’investi di essi come appare nel loro privilegio datto in Verona il 6 Ottobre 953 quali sono i seguenti.

    Quinzano, Oriano, Sangervaso, Calvisano, Navi, Isorella, Bigolio, Collogni, Lenno, Trobiado, Calino, Nivolini, Cimbergo, Autogni, Valegno

    Occorse poi che Alberto Casalalto uno de Rettori di Brescia, doppò la morte del suo Collega volendo farsi Tiranno di Brescia fù indi scacciato, che facendo puoi lega con Cremonesi, e Milanesi prese Pontevico, ma i Bresciani affrontandolo appresso Quinzano il superorno, & occisero facendo molta strage de suoi seguaci, e ripresero Pontevico per negligenza di chi faceva le guardie, vedi l’Istoria di Cremona, e Maggio Bresciano circa l’anno 1200.

    Havendo i Martinenghi havuto il Dominio di Quinzano per spatio di duecento, e ventiset’anni, la Città di Brescia con il suo Vescovo presero il possesso di Quinzano che li diede Goitio figliuolo d’Alberto Martinengo, investendone Obizzo, Poncarale Oddone Cavriano, Catterio della Garza, Lorenzo Ballio, e Marchese Rustio Consoli, & Agenti della [12'] Città di Brescia insieme con il Vescovo di quel tempo detto Giovanni, nominatamente di tutto ciò che essi Martinenghi possedevano in Quinzano facendosi l’Instrumento in Collepio [Caleppio] l’anno 1127 16 Luglio.

    Venendo Eccellino Capitano Imperiale crudel Tiranno verso Brescia i Cittadini la cinsero di nove muraglie, e fosse, deputandovi vintiquattro Cittadini la qual opera hebbe la sua perfettione per l’industria, che vi pose Gerardo da Quinzano, ne perciò non restando Eccellino d’appressarsi alla Città con essercito tumultuoso a persuasione di Cremonesi come dice il Maggio havendo improvisamente preso Pontevico, tentò d’haver Quinzano a patti, ma non riuscendogli vi pose l’assedio; ma li Bresciani per liberare la sua fedel Terra vi mandorono Gerardo Gambara con otto milla fanti, e seicento cavalli, il qual mandò, avanti per riconoscer l’inimico Federico Maggio con cento cavalli, che scoperti da Eccellino, levò l’assedio, e ritirossi con l’essercito à Pontivico, e poco doppò d’indi partissi non tenendosi ivi sicuro e resi li captivi, e lassciò libero il Bresciano.

    Doppò non lasciandol’in pace, l’inimico dell’humana generatione la Città di Brescia suscita in lei diuerse fattioni, frà le quali una detta la Malesarda con l’aiutto di Federico Secondo Imperatore occupò Quinzano con altri luoghi.

    Quando l’anno 1241 la fattione Melesarda di Brescia prese Quinzano con il fomento di Federico Secondo Imperatore come riferisce il Codagli, & il Campo Istorico Cremonese, che poco di puoi tornò alla sua primiera liberta, & l’Imperatore ritornando in Germania lasciò Governatore di Lombardia Entio suo figliuolo naturale Rè di Sardegna, che a instanza de Cremonesi e de Forosciti di Brescia doppo haver infestato il paese, assediò Quinzano alla cui diffesa Federico Lavelongo si pose, e sostenne l’assedio per sette giorni doppò li quali Entio disfatto l’assedio si parti volando verso Parma, che gli fù occupata da Vgosanuitale con perdita delle machine, e monitioni l’anno 1242 il Campo.

    Non restò guari molto tempo Quinzano in quiete quando che da Uberto Pallavicino capo de Gebellini fattosi Signor di Brescia unitosi con Cremonesi, è Piacentini fù preso Quinzano, e Smantellato come dice il Maluezzo, circa gl’anni 1256, che doppò dieci giorni fù restituito nel suo primiero stato; all’hora i Bresciani inuitati, e sollecitati da Torriano occuporno Soncino e Covo, l’anno 1278 essendo Arciprete di Quinzano Alberto, senza sapersi altro di lui.

    L’anno 1389 [1289?] Quinzano, era così florido che il suo estimo ascendeva à lire cinquantaquattro, procedendo questo per haver maggior territorio, che confinava con il Fiume Ollio, Gabbiano Oriano, e Pedergnaga, e Pontevico. L’anno 1311 i Gebellini (de quali era capo Fedrico Maggio) presero Quinzano già occupato da Guelfi, che entrati si fortificorono quali scacciati da Brescia doppò il conflitto fatto frà loro nella piazza di Mercato novo, radonatossi sotto il comando di Pietro [9"] Gambara in grand’ numero per la Porta Torlonga entrorno in Brescia con grand’impero, mettendo à destruttione case, e haveri di Guelfi, dalli quali finalmente furno scacciati, come rifesse l’Istoria Urceana intorno l’anno 1400.

    Pandolfo Malatesta in quelli tempi insignoritosi di Brescia occupò Quinzano, e perche fù con molta sua spesa, e travaglio, sdegnato, il destrusse in tal modo, e forma come riferiscono i publici libri di questa Terra e con vltimo esterminio che à pena vi lasciò i fondamenti, scacciando gl’habitanti, a quali bisognò andar remenghi in diuersi paesi, onde i poveri Quinzanesi si ricovvrorno [!] al meglio che potero, sperando dover un giorno ritornarvi, la maqgior parte ritirandosi alli monti, & altri dove più li era agrado, & li tornava commodo, altri andorno à Cremona, da quali prese origine la famiglia Quinzana, ch’ivi hora fiorisse con la loro Villa Quinzana cinque millia lontana da Cremona fra quali si signalò Giacomo Quinzano Logotenente di Nicolò Picinino, e suo molto favorito, e tenuto in preggio da Filippo Maria Duca di Milano, come dice il Campo Autore Cremonese; Alcuni andorno à Virtua, chi à Chiodù, chi à Gandino Terre del Bergamasco, come si vede scritto da Steffano Planerio Cancelliere; Altri si ritirorno a Verona, nella quale diedero il nome alla contrada Quinzana, nel suo quinto quartiere come dice la loro Istoria. Altri si ridussero a Giorci novi, ivi diedero il nome alla famiglia Quinzana, di cui ne trasse origine la Beata Stefana, sepolta in Soncino, e puochissimi (partito il Malatesta) habitorno Quinzano, ma ancora questi poveri, e mal inarnese.

    In questi tempi occorsero molte fattioni frà gl’Esserciti del Duca di Milano del quale era Capitano Francesco Sforza, e de Venetiani de quali il Carmignola, come si trova nella vitta del Sforza, che ancora giovanetto combattè con il Carmignola nella campagna di Montichiaro è vincitore aquistò Brescia per il Duca, ma subbito assediata dal Carmignola si rendè, e l’anno seguente le genti del Duca strinsero Brescia, ma con poco frutto, perche il Carmignola venendo dal Mantoano nel Bresciano prese tutti li Castelli attorno all’Ollio, e Quinzano haverebbe havuta l’istessa fortuna quando l’anno 1426 non fusse stato conquistato dal Carmignola per i Venetiani, che di novo il Duca il raquistò quando ciò si riseppe dal Carmignola volse riprenderlo, & lo combatte, e se bene era ben manito [munito] e meglio guardato da Carlo Malatesta Capitano del Duca lo conquistò confirmandolo sotto Venetiani, con gran gusto di quelli puochi habitanti, che altro non desideravano, e combattuto frà i due campi appresso Ottalengo i Venetiani assediorno Cremona e mandavano i feriti à medicare à Quinzano, nel quale era un hospitale, la dove il Sforza gettando i Soldati nell’Ollio prendè la Bina, e Casalmaggiore, e s’accampò, e il Carmignola accampatosi à Pompiano, superò il Sforza di novo ch’era andato à Maclò.

    I Quinzanesi all’hora inteso che Brescia, è Quinzano fussero sottopo-[10"]sti al Dominio Venetiano il giorno di Pasqua per opera di Pietro Avvogadro, si risolsero di ripatriar, & venutivi dalli lochi d’ove s’erano ritirati, molti di loro ritennero i cognomi dalle Terre d’onde venivano, come da Vertua i Vertui, Merzoni, e Fogaroli; da Gandino vennero i Gandini per il Fiume Ollio come dimostra la loro arma, così i Negrini Cirembelli, Rossi, Scaratti, Gonzini, Vadanei, e Greni; Dalla Basella, venne una delle più numerose famiglie che hora siano in questa patria. Da Gabbiano vennero i Brognoli, e Remondi, da Pavia, i Pavesi, da Cremona i Calzavachi, che diedero il nome à una contrada, honorata famiglia per il Beato Lanfranco, come primente i Pizzamigli dal Beato Lanterio come si vede nel Catalogo de Santi di Santa Affra di Brescia, così i Bisioli Amighetti vennero da Scaquiciolo [Scarpizzolo]; Da Villachiara i Bulli, li Arrigoni, & altri da Rancenigo, altri da Provezzi, da Soncino, da Rovado, da Borlago, da Castelnovo, da Valcamonica, altri da diuersi altri luochi, come si vede che hanno ritenuto i loro cognomi, e ciò hò veduti in alcuni scritti del Publico.

    Questi ritornando alla patria molto puochi, e mal in arnese, riconoscendosi con li altri puochi ch’erano restati, tutti uniti insieme mandorno à Bozaolo [=Bozzolo] nel Mantoano, per far venire repatriare Giovanni Planerio con i figliuoli Bono, Stefano, Giovanni; e Corradino, con le scritture publiche, li quali venuti, si misero à regolare le cose publiche, e private, cominciando dalla Chiesa di Santi Faustino & Giovitta, che minaciava rovina, e queste cose ho lette in diuersi manoscritti del Publico, e parte l’hò havute per traditione; ne perciò per l’avvenire questa patria, puote riposare, perche hebbe diuerse fortune hora felici, tall’hora sinistre perche presa, ripresa, e persa vltimamente restò sotto il Dominio Venetiano del cui essercito era Generale Gattamelata, il qual postosi alla riva d’Ollio, e doppoi à Bagnolo, ma d’indi scacciato dal Picinino Generale del Duca ritirossi à Brescia seguito dal Picinino; s’affrontorno facendo fatto d’armi; il Picinino prese Roato, & Iseo, e Capriolo dandogli in preda à Soldati, come si legge nella vita dello Sforza, d’indi passò alla volta di Quinzano, per far l’istesso di che i nostri spaventati con la rovina delli sudetti simisero à fortificare il Castello al meglio, che postero, trincierandolo con arbori, paglie, e terra cavata dalla fossa, & perciò riputandosi sicuri aspettavano l’inimico, il quale arrivato, e veduto quel modo di fortificatione proruppe in tale parche, che fin hora è nella bocca di Quinzanesi.

O povero Quinzano forte di paglia,
Come sotenerai tanta battaglia?

    E subbito conducendovi sotto l’essercito fieramente il battè per spatio di sette giorni continui che mai il potè aquistare, il che vedendo i nostri dubitando d’essere finalmente presi e sacchegiati, e di haversi assai diffesi si resero a patti saluò ogni cosa, come si vede ne libri publici ma puoco restorno così, poi, che dal Picinino assediata Brescia, [11"] per spatio di trè anni, e liberata poi come dice il Capriolo libro 10 dallo Sforza Capitano della Lega, che prese Salò con tutto il Bresciano, il detto Picinino ritiratosi à Soncino, di novo assaltò il Bresciano onde molti si ritirarono chi à Asola, che a Ghedi, & a Chiari, che assediata da suoi Capitani li si rendè, nella quale erano duoi milla cavalli Sforzeschi all’hor la maggior parte del Bresciano voltò bandiera à favore del Picinino, eccetto Asola, e Giorcinuovi, e preso Soncino, ivi fece priggione trecento cavalli, e il Capitano loro Michel Gritti, che li mandò à Milano, e lui ritirandosi à Cignano, ch’ivi assaltato dal Sforza, si ritirò a Cadignano, & la seguente notte da Pontivico passò nel Cremonese, onde Quinzano con le altre Terre da lui occupate si resero à Venetiani quando il Sforza fatto generale de Milanesi combattè con l’Essercito venetiano lo scompigliò à Caravagio, e presi molti luochi del Bresciano, pose l’assedio à Brescia, e di nuovo fatto Generale de Venetiani si movè contra Milano, fatto poi arbitio della pace, che si conchiuse frà il Duca, e Venetiani i quali misero la taglia de 1440 ducati nel loro Dominio; i nostri antichi pensando fussero finiti i travagli, e che per l’avvenire dovessero viuere con tranquillità fecero grandissime allegrezze de fuochi conche abbruciarono le scritture vecchie per non haver occasione di ricordarsi delle schiaghure passate, per loro, & mia doppia fatica, che nel voler scriuere quest’Istoria mi bisognai mendicare ogni cosa, e molte cose degne di questo restano sepolte nell’oblivione.

    La Religione di questa Terra pero andava prosperamente, perche era Arciprete di Quinzano Angelo Ziani Venetiano, e Capellani Christofforo Vadaneo, e Domenico Vadaneo ambi naturali habitatori di Quinzano.

    Scriue l’Auttore della Sfortiada che Francesco Sforza fatto Duca di Milano facendo lega con Renato Duca di Angio di novo si rompè con Venetiani, e doppo varij accidenti andò in persona all’assedio di Quinzano, & ivi consumato cinquanta giorni, non lo puotè mai conquistare, d’indi partito con le bombarde prendè in trè giorni Lenno, i nostri libri scriuono che nel Territorio Bresciano campeggiava l’Essercito Venetiano, condotto da Gentile, e quello del Duca d’Allessandro Sforza, che non si sà in che modo occupasse Quinzano, e per raquistarlo, vi venne Giacomo Picinino Capitano Venetiano fù diffeso da Bartolomeo Coleone Capitano Sforzesco, che il diffese per sette giorni, finche con le bombarde fatto cadere la maggior parte delle muraglie, combatuto ‘l giorno e notte si rese, e volendo recuperare Pontevico fù sopragionto dal Duca, che il fece ritirare nel Cremonese così raccontano le publiche scritture, & arrivato Renato in Italia per l’odio che portava à Venetiani, e per eiutar il Duca con il quale si congionse à Picighitone, e d’indi partitosi per Cremona si fermò à Gambera, mentre il Coleone Capitano Venitiano dimorava in Isorella in quel tempo Venetiani possedevano Bergamo, Crema, Soncino, Pontevico, Giorcinovi, Rohado, [12"] Asola, e il Duca trovandosi in Bassano faceva spesse scaramuccie con l’Essercito Venetiano che si trovava in Porzano, andorno i Francesi combattevano, Pontevico con le bombarde, ma mettendovisi li Sforzeschi loro collegati il presero il che veduto da Francesi, che allogiavano in Rebecco, introrno in Pontevico, dove usorno la maggior crudeltà del mondo, & finalmente l’arsero, il che inteso, tutti li Castelli Bresciani, e Cremonesi eccettuato Romanengo, e Soncino si resero al Duca, e Venetiani si ritirorno à Brescia, e Francesi senza frutto alcuno tornorno in Franza, così fece il Duca à Milano, e à instanza del Papa si fermò la pace frà questi duoi Potentati.

    Finite le guerre, mentre i Prencipi riposavano, trovandosi ogni cosa pacifica, li Quinzanesi si risolsero di designare il loro Territorio, & à questo elessero Picin Trappa, Comino Basello, Giovanni Oti, Cristofforo Barbiero, & à nome di Bartolomeo Patino Cancelliere, e di Lorenzo Ferrari Console, & fattolo, consegnorno nelle mani di Thedoldo Paratico Bergamasco Protonotaro Apostolico, & Arciprete di Quinzano tutti li beni del Beneficio Ecclesiastico della Pieve, che furno di piò di terra trecento trè, liuelli lire trecentovintidue con altre regalie come si vede nell’Instromento del 29 Aprile 1458.

    Resta ancora impressa nella memoria delli vecchi moderni Quinzanesi le discordie, e liti loro contro Giacomo, & Aloisio Martinenghi per il pascolo, perche questi pretendevano l’assoluto dominio di esso si misero perciò un giorno armati con gran’ numero di gente per haver il possesso dicendo che Aloisio havesse comprato il detto pascolo, all’opposito i nostri ricorrendo alli Rettori di Brescia, i quali remisero il giudicio sopra ciò à Pellegrino Duodo, che giudicò à favore de Quinzanesi, & accio chi legge sappia che cosa sia questo Pascolo, e d’onde havesse origine dirò.

    Questo Pascolo, é un certo Dominio che hà il publico di questa Terra ne campi de particolari, che l’affitta à chi li piace, mentre essi sono voti d’intrate. Dicesi che Barnabò Visconte Duca di Milano circa l’anno 1330 l’attribuisce al suo Fisco, e che poi il donasse a Regina Scaligera sua moglie, & essa ne fece dono alla famiglia Oriana alla quale in processo di tempo essendole confiscati li beni essi furno comprati da Martinenghi eccettuato il pascolo, che fù redento dal Comune, & Huomini di Quinzano, e da quì nacque lite, e dissentione perche i Martinenghi credevano haver comprato ogni cosa perciò suscitorno questa lite che fù l’anno 1462 il mese di Luglio, come si può vedere il processo.

    L’anno poi del 1467 i Quinzanesi eressero, e fecero la prima Congregatione della Compagnia della Croce nell’Oratorio de Disiplini a instanza di Benedetto da Parma Rettore di Santo Faustino, di Giovanni Andrea Francesco Gandini, e Bartolameo Sc<a>ratto Nodari.

    Inuigilavano li huomini di questa Terra per conservarla libera de travagli, & per non esser colti alla sprovista, e per le rovine passate si mise-[13]ro a restaurare il Castello, fortificandolo al meglio che potero, mettendo i Soldati alle porte sotto la condotta d’Antonio della Rocca, e Cavalli d’Antonio Motella insieme con i Soldati delle Cernide della sua quadra che sono le terre di Virolavecchia, Scorzarolo, Cadignano, Faverzano, Scarpizolo, Cremezano, e Pedergnaga occorse che il Padre Amadeo Portughese venne à Quinzano, essendo Arciprete il sudetto Paratico, Vicario Giovanni Tiberio, e Consoli Fachino Vertua, Iacobino Veronese, e placendogli molto questa patria, ottenuto l’indulto dal Pontefice Paolo Secondo l’anno 1469 di puoter ivi fabricare uno Convento de Frati dell’osservantia Zoccolanti vi cominciò la Chiesa sotto il titolo di Santa Maria delle Gratie come si vede ne libri publici.

    L’anno 1473 il mese di Marzo il beneficio detto il Consortio Sacerdotale fù unito con il beneficio di Santo Faustino, con l’autorità del Vescovo di Brescia Bartolomeo Maripetra, per il Capellano Dominico Planerio come si vede nell’instromento rogato da Steffano Annone.

    Christofforo, e Giovanni de Rossi Capitani d’huomini d’arme diedero il nome alla loro famiglia l’anno 1474.

    L’anno 1447 [=1474] la Compagnia de Disciplini di Santo Spirito già avanti eretta fù confirmata da Domenico Domenichi Vescovo di Brescia già da alcuni pij huomini diuoti cominciata, per le calamità passate che accompagnando alla sepoltura i morti, allogiando i Pellegrini, aiutando i bisognosi, maritando Citelle di buona vita, & facendo altre simili cose alcuni di questi lasciando tutti i suoi, ò parte de beni a questa Compagnia, secondo la loro possibilità, con il cui essempio la Communità investì, e donò a questa compagnia alcuni beni con obligo di distribuire tanto pane il giorno di Santo Tomaso Apostolo, & una misura di farina in un certo dì dell’anno, che sempre fin’hora vien servato, come si vede nella loro investitura, in questi tempi separorno alcune famiglie dalle altre perche la peste cominciava à penetrare in quella terra perciò fecero tutte quelle provisioni, che parevano fussero necessarie, massime nel mese d’Agosto, e Settembre, & di più mandorono tutti li infermi fuori della Città di Brescia quel era molto aggravata di peste, dieci some di farina, e dieci some di pane, nel qual tempo i Rettori di essa per schivare il male s’erano ritirati a Guzzago, fermata che fù la peste l’anno 1449 [=1479] furno riformati li estimi, e perche questa Terra era molto dannificata da ladri furno deputati alcuni huomini per guardia, particolarmente la notte, e fortificandosi la Città di Brescia, il mese di Luglio, e Settembre tocò da Canton mombello fin à Santo Apollonio, a Quinzano ne mancorno al debito loro, frà tanto qui s’allogiavano continuamente Soldati, Capitani, Contestabili.

    Il mese di Genaro [1481?] passando per Quinzano il Capitano Giovanni detto il Grego con·ducento fanti, diede sí gran spavento a nostri, che per non essere sacheggiati fecero voto di fabricar un’altare à Santo Paolo converso come fecero, e fargli cantar una Messa solenne quel giorno, ogni [14] anno il Predicatore di quel tempo fece preparare molte vittuaglie per mangiare alli sudetti Soldati, dove con l’aiuto di Santo Paolo, e sua intercessione fù liberata questa terra.

    L’vltimo poi di Genaro duoi Sacerdoti che furno Abel Rossi, e Battista Planerio hebbero il posesso del beneficio de Santi Faustino & Giovitta.

    L’anno 1481 il dì 5 Marzo i Quinzanesi cominciorno a littigare con i Bordulanesi per il porto sopra Ollio, mandando i suoi Agenti a Milano perche il Duca si lasciò intendere di volerla giudicare.

    I nostri facendosi il loro Capitolo Generale à Santo Francesco di Brescia li fecero grossa elemosina.

    Di più dubitando, anzi prevedendo di incontrare difficile, e longa guerra, si risolsero fare grosissime provisioni bellici, come balestre, armadure, celadine, spingarde, lancie, spiedi, trgoni, & altre sorti d’arme che in quel tempo s’usavano spendendo il publico grosissima somma de danari mettendo gente alla Terra, alli ponti, alle muralie, come dicono i libri publici dell’anno 1487 e perché non trascuravano le cose spirituali fecero instantia al Vescovo che provedesse alla cura dell’anime che ne pativa per l’absenza dell’Arciprete.

    I Padri havendo redutto à bon termine la fabrica del loro convento, che era posto nella contrada detta del Boschello lasciato per legato in rimedio dell’anima sua, & per non haver figliuoli da Ioseppe Ferrando, vi fecero il loro Capitolo Provinciale, alle quali, dal publico, e dal privato furno fatte larghe elemosine.

    La fortificatione del castello di Quinzano in tanto era seguita con gran Sollecitudine e cura, cavando le fosse facendo un steccato doppio in vece di muralie con palancati ben inchiodati per traverso, con empire il vacuo della terra cavata dalle fosse, di altezza di otto braccia, restando la via libera frà il steccato, e le case, ne per questo restavano di mandare vittualie, e feni al campo che era à Caluizano, e Isorella il mese d’Agosto, provedendo ancora per loro di fieno, paglia, e legne, e di allogiamenti, per mantenimento del Presidio, dal quale partendosi paolo da Vicenza con quaranta Cavalli, di più misero le guardie al fiume Ollio alle Gierre, Berette, e Baregno, contrade ne confini suoi, acciò non fussero colti d’improviso del nemico, che si approssimava, medesimamente comprarono di novo spingarde, targoni, freccie, poluere, piombo, cellate, infiniti verretini corrazzine tutte arme che si vi usavano in quel tempo perché eran minacciati dal Duca di Calabria figliolo del Rè di Napoli, Capitano delle Città collegate contro Venetiani, il qual valicato l’Ollio, prese tutto il paese frà Giorcinovi, e la Mella, il cui essercito era di cento vinti compagnie di cavalli, & un’infinità di fantarie dalle Città confederate, ma i Quinzanesi dubitando di non haver proveduto a suoi bisogni a sufficienza per resistere a tante forze mandorno Francesco Al-[15]ghisio, Christofforo Pavia alla monitione di Brescia, che di novo comprorno altre spingarde, archibusi, schiopetti, balestre, verretoni, targoni, molti barili di poluere, gran’ quantità di balle di piombo, infinite frezze con le quali provisioni, si reputavano, assai sufficientamente forniti per diffendersi, venuto finalmente il Calabrese nel Bresciano s’incontrò nella fortezza di Quinzano l’assediò, e la prese, ne sò, in che modo non lo dice i libri publici, e fermatosi ivi, si fortificò, mentre i Venetiani raquistorno, tutto ciò che esso haveva occupato, fuorché Asola, Quinzano e Seniga, fece intanto il Calabrese fortificar Quinzano circondandolo di più alti fossi, e steccati, alzando la torre del Castello per poter scoprire lontano il paese, restaurando ancora la Chiesa, gettando à terra, un altra torre appresso la casa della Comunità detta la Posterla, intanto li habitanti di Pontevico volendo dannificar il Calabrese condussero via molti animali di Bernardo Trappa, & i Soldati abbruciorno una casa posta nella strada che và a Brescia, seguiva il Calabrese la fortificatione, e voleva includervi troppo gran sito, ma non pote finirle per la sua partita tratandosi pace frà Venetiani, e le Città Collegate il 5 Luglio 1484 all’hora il Calabrese si partì da Quinzano facendo la via della Mottella, Gabbiano, Padernello, Barbariga, e Dello arrivato a longhena la prese per forza di bombarde havendola battuta per spatio di due giorni, perche volse negarli il passo, e contrastar con lui, con questo Duca si partirno molti da Quinzano frà quali fù Gabriel Rossi, che era uno de suoi Capitani, & altri de suoi restorno in Quinzano, e finalmente arrivato presso un luoco detto le Chiaviche à Santo Zeno, s’abboccò con il Sanseverino Generale di Venitiani, qual era stato a Virola mentre il Duca era in Quinzano, il qual partitosi d’indi, e seguendo l’inimico per la via di Oriano Pedergnaga, arrivato à Santo Zeno, fù conclusa pace con l’Essercito Venetiano militavano per huomini d’arme Giovanni e Francesco figliuoli di Marco Marino de quali in questo a folio. ... Tornando a noi Quinzano restando sottoposto al Duca di Milano, quello mandò un suo Senesciallo il 19 Ottobre con un privilegio, al quale donorno dieci pesi di lino, con altri donativi, che conteneva Giovanni Galeazzo Signor di Genova, e Pavia al suo diletto popolo, e Commune di Quinzano concedendoli.

    Che tutti li habitanti di Quinzano fussero essenti di pagare Dacij, Gabelle, Porti per tutto il Stato di Milano, come se fussero di esso Stato, essibendoli di operare, che li Venetiani li restituiscano li beni alienati come il Consortio, Chiericato, & Hospitaletto di Santa Maria.

    Di più che possano ellegersi un giorno frà la settimana per far un mercato publico, e libero, & che una volta l’anno possano fare una fiera esente d’ogni Gabella.

    Che procurarà di farli restituire i beni così publici come privati alienati, e levatigli da altri Signori, ma questo privilegio non hebbe effetto [16]perche questo Duca morse in Pavia l’anno 1484 Ottobre.

    I Quinzanesi perciò restando abandonati, e defraudati delle loro speranze, si risolsero ridursi sotto il Dominio Venetiano, perciò mandorno à Venetia Maffeo Patino, e Giovanni Planerio per impetrar perdono & per dimostrar maggior confidanza distrussero le fortificationi, spalancati, i bastioni, e baluardi conducendo a casa le robbe che avanti la guerra furno trasportate nel Cremonese, e molto travagliorno per non poter pagare la taglia Ducale, finalmente accomodato ogni cosa li fù mandato per Vicario Antonio Pelusella con ordine di consolarli, e sollevarli dalli travaglij passati, se bene non satia ancora la fortuna, li bisognò mettere le guardie alle porte del Castello, perche era dubbio di peste.

    Doppò le guerre i Venetiani mandando l’Essercito ad allogiamento, & a Quinzano vi venne Tedeschino da Quinzano capo d’huomini d’arme, Bergamasco, e Sgaruga da Quinzano, Pedretto da Lodi, Alessandrino Zopetto capi de Soldati, quali diedero il nome alle famiglie loro il mese di Luglio 1485.

    Essendo Vicario il Cellebre Elia Capriolo in questi tempi fecero molti meglioramenti alla Chiesa de Santi Faustino e Giovitta, così fù fatta la Chiesa di Santo Rocco, nel borgo di Mercato a instanza del Sacerdote Abel Rossi, essendovi per avanti una sola Capeletta, così parimente fù restoereata [=restaurata] la Chiesa di Santo Ambrosio già distrutta per le calamità passate, a spese de Scholari, e del loro Maestro che era Giovanni Conti da Gandino dalla cui Scuola vscirno molti eccellenti ingegni massime i suoi diletissimi figliuoli Giovanni Francesco detto Quintian Stoa, e l’altro Domitio chiamato Celio Cintio Fenice, & molti altri, che adornavano la patria loro, a guisa di stelle, così per opera dell’istesso Maestro, hebbe origine la solita solennità all’Altare di Santo Nicolò protettore e Tutelare de Scolari, al cui Altare, il che si vsa fin’hora, il suo giorno andavano trionfanti cantando Hinni, vestiti in forma d’Angioli, nell’istesso tempo, e per opera dell’istessi si edificò l’Oratorio, e heremo di Santo Pietro detto volgarmente Malgarossa, overo Corte erniglia [Corte Emilia, Cortemilia].

    In questi tempi hebbero dal Signor Battista Martinengo l’aqua detta dal suo nome chiamata la Battista per addaquare i campi nel Territorio di Quinzano che li fù di molta vtilità per i lini, miglij, & altre intrate, nell’istesso tempo fù fabricato il sostegno dell’aqua Saverona, detto il Chiavicone, che separa il vaso vecchio dal novo per servitio de Molini, che di nuovo fuori della Terra, si congiungono.

    In questi tempi fioriva usciti dalla scola di Giovan Conti frà gl’altri rari ingegni, il non secondo ad alcuno Gioseffo Iardinio, vero giardino per bontà di vita, e di Dottrina dalla quale hebbe i primi elementi di Grammatica oltre di questo riuscì molto Giovanni Planerio Medico, Giovanni Pietro Basello, che hebbe la cura Pastorale di questa patria, medesimamente Giovanni Battista Basello Medico, che mancò di questa vita il 22 Maggio 1528. [17]

    Il sudetto Giovan Conti Soleva raccontare a suoi Scolari, & essi a gl’altri, finche successivamente per traditione peruenne a nostri tempi un tal successo, che due fratelli vennero frà di loro in dissensione, e tanto fù rissa frà loro, che una volta questiorando l’uno occise l’altro con troncarli una mano, e sepolto che fù la mattina seguente, fù trovata la troncata mano sopra la sepoltura, con gran’ maraviglia d’ogni uno, la quale di novo sepolta, la seguente mattina fù trovata sopra la sepoltura, onde restando cisaschuno maravigliato, alcuno inspirato da Dio fece battere quella mano in sepolta, e poi fattala sepelire, non fù trovata più fuori di sepoltura, onde venne in memoria ad alcuni, che quel morto battesse con quella mano la propria madre violentamente, e perche morse senza castigo, credero fusse volontà di Dio, che mancasse di sepoltura finche in qualche modo fusse castigata, & ciò io l’intesi dal Reverendo Castelnovo Curato del mio tempo, & esso asseriva haverlo inteso da altri.

    L’anno 1486 questa Communità donò, & investì d’alcuni campi Bartolomeo Cremesano, e di casa con obligo di accompagnar, e sepelire i morti.

    Alli 4 Giugno furno sequestrate l’intrate del beneficio di Quinzano, perche non pagavano le Decime alli Venetiani, ma facendo le sicurta li affituali furno rilasciate libere.

    Il 22 Genaro 1488 mandorno à Cremona quattro huomini a lamentarsi di molti danni ricevuti da Bordolanesi, che ottennero ogni intiera satisfattione.

    Il 10 Maggio 1489 le Terre, e Quadre di Quinzano, Pontevico, Manerbio, & Virola, mandorno Giovanni Patino per soprastante alla mutatione del vaso della Brenta, eletto a questo dal Territorio Bresciano, e per questa spesa fù posto il taglione di lire 450.

    L’anno 1490 la Communità di Quinzano per impossessarsi meglio delle raggioni del Pascolo, il diede in affitto alli Malghesi di Tadeo Martinengo, e trovandosi in gran’ bisogno in quel tempo, della monitione di Brescia comprò ducento some di miglio per distribuirlo alli più poveri della sua Terra, il mese di Marzo, e Luglio seguente, misero un’altra taglia, e nel mese di Novembre mandorno i Soldati delle Cernide a Chiari con li altri di quà dal Mincio.

    L’anno 1491 il 27 Maggio determinorno di fare un’estimo, e il dì 17 Agosto di mandare a Venetia per impetrare limitatione di fare un mercato publico, con satisfattione ancora della Città.

    Il 25 Settembre fanno instantia, e procurano che l’Arciprete sia più assiduo alla cura dell’Anime overo mantenga duoi Curati Capellani, desiderando, che perciò si dividesse il beneficio per più loro commodità e de Divini Offitij residendo in vece dell’Arciprete il Reverendo Agostino Gandino. [18]

    Li Conti Bernardino Fortebraccio, Filippo Rossi, Aloisio Avogadro con le loro genti allogiorno in Quinzano parte de quali successero molti Albanesi.

    In questo tempo con gran’ timore, e rumore si aspettava la venuta in Italia Carlo Ottavo Rè di Francia, quando i nostri Signori comandorno fussero cavate le fosse atorno à Quinzano, restaurate le porte del Castello, e che mettessero le guardie al Fiume Ollio il che fecere cominciare il primo Agosto, acciò non passi alcuno senza conoscerlo impedendo, che non siano trasportate arme, cavalli, ne monitioni, fecero ancora novi ripari al Castello per il quale continuamente passavano Soldati per radunarsi à Chiari, e Pontoglio, ove era il Campo Venetiano quale il 22 Agosto dividendosi parte valicò l’Ollio, e parte si fermò per le fortezze del Bresciano venendo à Quinzano, il 26 Agosto Giovanni Rustichello con cento Fanti, Bernardino di Alessandria, e con altritanti, in Cremesano Terra di questa Quadre vi venne Paolo Basilio, e con altritanti, in Virolavecchia, e poco doppò in Quinzano, vi venne Lazzarino d’Arimini con ottanta cavalli, i quali uniti andorno poi al Campo Veneto mentre era Vicario Angelo Mazzola, à cui successe Tonino Ardesio, nel qual tempo i Signori Venitiani inuigilavano, acciò non succedesse male, e per conservare questa fidel Terra.

    Il 25 Agosto 1498 mandorno alcuni deputati alla monitione di Brescia, dalla quale portorno gran’ numero de spingarde, schiopetti, corazzine, verretoni, balestre, piombo, barili di poluere, & altre simili arme stimate molto in quelli tempi, deputando gente con li loro capi per la publica diffesa di questa Terra, dando le arme che li facevano bisogno, come anche dicono i libri publici, che i Quinzanesi erano molestati da Bordulanesi, così l’Historie di Giorci Novi, e di Asola.

Ma perché mi pare tempo di calar le vele, e gettar l’anchone [=ancore] in così
tempestoso mare, di tanti travagli di Quinzano, nel quale hò navigato
fin hora, e per riavere maggior lena, per dar principio, e capo al se-
condo libro di questa Istoria, nel quale determino di proseguir
a scriuere i varij casi, e le varie fortune di questa signala-
ta Terra Quinzano, così calebrata [=celebrata] da molti Scrit-
tori, se dell’alto Signor e Creator del tutto,
il solito favore & aiutto, per sua cle-
mentia non ci sarà
negato.

Fine del primo Libro.

 

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