CAVALLI Serafino (20.05.1522 - 21.11.1578), domenicano.

Nember, Giuseppe, Gli Scrittori, e Uomini più chiari di Quinzano Paese illustre della Provincia di Brescia, ora chiamata Dipartimento del Mella, ms autografo già nell’archivio Nember di Quinzano, luglio-settembre 1810, pp. 4-10.

Edizione: Nember-Guerrini, 1934, n. XXIV, pp. 98-103.


VII. Cavalli Serafino Domenicano

Portatasi per suo diporto alla Città di Brescia l’anno 1522 Cattarina (di cui non si sa il cognome) moglie di Lorenzo Cavalli diede ivi alla luce a 20 di Maggio il nostro Serafino (1). Venuto in istato[1] di conoscere la sua vocazione, rinunziò [5] a tutte le speranze del secolo, ed alla sua propria libertà col fine di attendere unicamente alla sua salvezza, ed a procurare eziandio quella del suo prossimo nell’Ordine de’ Padri Predicatori. Vestì egli pertanto quest’abito nel Convento di Crema (2). Il fervente novizio seppe ben profittare dei vantaggi del suo ritiro per corrispondere al dono della sua vocazione. Non mi è noto per qual fine si affigliasse alla Provincia[2] di Brescia (3). So solamente, che il pubblico non tardò molto a raccogliere i frutti dei serii suoi studi, a cui’ aveva tutto il suo cuore rivolto, e donava tutti i momenti, che restavangli di libertà. Vi sono memorie, che nel ministero della parola divina fu dotato di un singolar talento per annunziarla con frutto. Ma senza [6] entrare nel detaglio di quanto ne’ Pulpiti in mezzo delle più numerose udienze si guadagnava, edificando coll’ardore delle sue virtù, e convincendo con la forza della sua eloquenza, osserverò sol tanto alcuni tratti più luminosi della sua vita capaci di rilevare il sapere, le virtù, ed il credito dell’uomo grande, ch’ei fù.

Avea corso ormai tanto la religiosa carriera, e sì valorosamente i ministerj del suo Istituto adempito, che meritata[3] già avendo la stima dei popoli, era entrato ad ottener quella dei Principi. Infatti Paolo IV onorollo della dignità d’Inquisitore Generale, e di Comissario del Santo Officio di Roma (4). Durante il corso di questo suo onorevole impiego morì l’anno 1559 il suriferito Pontefice. La severità del suo carattere aveva inasprito contro di lui il popolo romano; in maniera chè non ancora spirato sfogò[4] il suo insano furore contro la sua statua, di cui ne gettò gli avanzi nel Tevere, con altri monumenti del suo Ponteficato. Diede volta ancora a Ripetta, dove era il Tribunale dell’Inquisizione, a cui mise fuoco per abbrucciare i processi dei detenuti in quelle Carceri, e liberarli. I tumulti crebbero a segno, che fu bisogno della truppa per reprimerli. Ma Serafino non potè salvarsi, se non mal concio della persona, e per un soccorso,[5] che Dio protettor gli mandò, e gli convenne arrischiar la vita (5). In poco tempo ricuperò la salute, e calmato questo furore il suo Generale Vincenzo Giustiniani lo prese per suo compagno, e lo elesse Priore, e Provinciale di Terra Santa (6). Visitò i Conventi di que’ luoghi con que’ travaglj, che sono indispensabili a un tal viaggio, e a un tal ministero. Indi si trasferì nella Spagna (7), e vi stette col suo Generale sino all’anno 1562. Ritornato in Italia fu mandato da Pio IV al sacro Conciglio di Trento in qualità di Teologo Ponteficio (8), se vogliamo credere al nostro Calzavacca, ma sembra più probabile che intervenisse[6] a quel grande Congresso, dov’era il fiore raccolto della letteratura, e delle scienze sacre di quel coltissimo Secolo, come compagno, e teologo del suo Generale (9). In esso certamente si[7] acquistò lode di erudizione,[8] e di singolare eloquenza (10). [7]

Pel suo merito, e per la sua capacità fu poi dal suo Generale Giustiniani nominato Procurator Generale della Religione[9] (11), e ciò accadè l’anno 1569. Essendo poi nell’anno seguente stato consecrato Vescovo, e Cardinale l’anzidetto Giustiniani fu da suoi Religiosi egli stesso eletto Generale di tutto l’Ordine nella Città di Roma la vigilia delle Pentecoste, cioè a 2 di Giugno del 1571 (12). Innalzato a questo grado manifestò le sue mire per il bene de’ suoi sudditi, una sagacità nella scelta de’ mezzi, una facilità nell’operare, una capacità per ogni sorte di affari, un applicazione alle più minute cose, una serie giudiziosa di idee, una costanza nelle sue risoluzioni, di cui non erasi per anche veduto un esempio eguale. La Storia delle sue visite dá a conoscere quanto figurasse nel suo Ordine, e quanto godesse di stima anche negli Stati Stranieri. Egli le incominciò l’anno 1572.[10] Dall’Italia passò nella Francia. Giunto nella Capitale {Parigi} l’anno 1573 depose nel primo Capitolo, che celebrò dalla dignità di Vicario Generale di quella Nazione il Padre Niccolò Bourin, e vi nominò il Padre Domenico Sargent (13). Nella Spagna se ne andò di poi a fine di celebrare l’anno 1574 un altro Capitolo Generale nella Città di Barcellona, e ciò ad effetto di prevenire gli abusi, che per umana fragilità si sarebbero potuti introdurre nell’Ordine, o almeno di subito soffocarli nel primo loro nascimento. Dovendosi poi celebrare un altro Capitolo Generale nella Città di Napoli dovette verso alla medesima incaminarsi. Nel ritornar dalla Spagna approdò alla Sicilia, e visitovvi i Conventi de’ suoi Religiosi (14). Giunto finalmente a Napoli ivi se ne stette quasi un anno per terminare il Capitolo. Ma accesosi il fuoco della guerra, e facendo micidiali progressi la peste dovette’ di là partire, senza aver potuto dar fine al Capitolo, colla speranza di renderlo completo in tempi più tranquilli, e sicuri. Partissi da quella Città agli 8 di Maggio del 1577, e s’inviò di bel nuovo verso la Spagna, richiedendo varj, ed urgenti bisogni del suo Ordine la presenza colà di un uomo del carattere, e dell’autorità di un tale Generale (15). Corse tutta la Bettica, [8] cioè tutte le Provincie dell’Andaluzia, e di Granata, nella qual fatica essendo stato colto da una febre quartana, che lo travagliò[11] molto tempo, dovette passare nella Città di Siviglia per godervi qualche riposo troppo necessario al sistema di una sanità rovinita.[12] Ma egli aveva troppo sofferto, e il rimedio era ormai troppo tardo per arrestar il corso di un male, che lo avvicinava al sepolcro. Egli se ne accorse, e vi si dispose coll’esercizio di quelle virtù, che poteva aspettarsi da un Capo d’Ordine sempre sí santamente vissuto. Frà il dolore de’ suoi in una perfetta rassegnazione ai divini decreti, e animato dalle cristiane speranze vidde l’ultimo momento avvicinarsi de’ giorni suoi. Recitato il salmo XXX =In te Domine speravi= chiuse gli occhi alla vita agli 21 di Novembre l’anno 1578 (16) in concetto di santità.

I Religiosi di tutto l’Ordine Domenicano non furono i soli, che compiangessero la morte di questo servo di Dio, ma i Duchi d’Alchalà, di Medina, l’Assistente di Siviglia, ed il Marchese di Barlanga eziandio, i quali ad argomento di venerazione verso un sì illustre defonto assistettero alle esequie, e ne portarono essi medesimi il feretro (17). Fu sepolto il suo corpo[13] in una decorosa tomba presso a quella del Generale Fra Alberto da Casaus. Solenni furono i funerali, e celebrati dal Vescovo di Tocuman. Giovanni d’Espinosa pronunciò l’Orazion funebre (18). Sopra la pietra, che copre le sue gloriose ceneri fu incisa la seguente Iscrizione (19).

Reverendo Patri Fratri Seraphino Cavalli Brixiensi
Ordinis Prędicatorum Magistro Generali
Viro vitę sanctimonia clarissimo
Pietatis zelo ardentissimo
Religiosę vivendi rationis
Assertori, et Instauratori prom<p>tissimo
cuius stabiliendi, et confirmandi gratia [9]
Tempore cum bellorum tumultibus
Dum hęresum procellis difficillimo
Vniversa pene Ecclesia perag<r>ata
Viribus diuturna peregrinatione consumptis
Anno ętatis suę LVI in hoc cęnobio
extinctus est
XI Kalendis Decembris Anno MDLXXVIII.
Illustris et excellentissimus Alphunsus Perez
de Gusman cognomento Bonus
Mathimnę Gidoniorum Dux inclitus
In huius Ordinis Viros observantię, et
singularis devotionis
Monumentum Hoc Ponendum Curavit. (20)
[14]

Sue Opere.

I.   Oratio Sacra, seu Sermo de suprema Iudicii die &c. Ad Patres Tridentinos in Synodo Domininica prima Adventus XXIX Novembris[15] habita. Brix Apud Damianum Turlinum 1563[16], in 4°.

     Questo Sermone fu ristampato, e l’Echard ne fa riccordanza con queste parole nel luogo cit. =Eamdem Lovanienses in collectione rerum Concilij Tridentini ediderunt. Anno 1567. folio pag. 343; et tandem editio Concilio Generali Parisij. Anno 1672. Tomo XIV pag. 1454 repręsentat=.

II.    Epistolę Encyclicę ad universum Ordinem e’ duobus Capitulis Generalibus 1571. Romę, et Barcinonę 1578.

       Il Possevino nel suo =Apparatus sacer= fa cenno di quest’Opera Epistolę ad universum Gregem sibi comissum= Io non so se questa sia diversa, o nò della suriferita.[17]

III.   Officium singulare in Festo SSanctissimi Rosarii cantandum. Barcinonę 1578 in 12. [10]

 

(1)    Tutti gli Scrittori, che hanno di lui parlato, lo chiamano Bresciano. Quest’è il termine nazionale. Egli vi ha inoltre una ragione di più, cioè la sua fortuita nascita in Brescia. Il fondamento decisivo, che io ho di attribuirlo a Quinzano è, che nei Libri della nostra Parocchia trovo inserita la seguente cedola = Serafino figlio di Lorenzo Cavalli, e di Cattarina sua moglie è nato in Brescia il giorno dei 20 di questo Mese =. Osservo, che questa cedola ella è posta nel luogo preciso di questa nascita. Dunque non ha per mira, che una memoria del fanciullo, non di fare onore alla patria di un Uomo illustre, della cui gloria futura non poteva allora sapersi che profeticamente. Il Planerio nato sol tredici anni innanzi a Serafino, e che negli anni della comun gioventù debbono essersi veduti, e trattati in Quinzano ha di lui nella = Enumerazione degli Uomini illustri a carta 4 questa testimonianza = Seraphinus Caballus hodie Dominicanę Familię Generalis dignissimus. Hic Brixię natus, in patria tamen mea educatus, liberalibusque disciplinis instructus =. Il Planerio in conseguenza debb’essere testimonio niente meno, che oculare[18]. Il Pizzoni Storico pure di Quinzano nato quattr’anni presso alla morte di Serafino, e che debb’essere convissuto con mille persone sincrone dell’illustre defonto si lamenta, che si tolga a Quinzano la gloria di questo grand’uomo. In·verità la Famiglia Cavalli superstite è derivante ella stessa da Lorenzo Cavalli padre di Serafino, e conserva tutt’ora il ritratto in sua Casa di questo grande Domenicano, come del più illustre de’ suoi antenati, e nel Catastico [5] della Comunità io vi trovo Lorenzo Cavalli istesso, che fa acquisto di una Casa in questa Terra medesima. Si sa nondimeno che Lorenzo era oriondo degli Orzi. Ecco il motivo, per cui’ negli Atti del Consiglio di quella Comunità vi è trattato Serafino come oppidano. Questa era qualche ragione per potersi attribuire la gloria di un uomo sì grande. Forsi sopra un tal fondamento avrà il Padre Codaglio trà gli Uomini illustri di quella Fortezza annoverato ancora Serafino. Qualche altro monumento, che adducesi non ha maggior forza, ed è sogetto, a mio credere, alla spiegazione medesima. Queste ragioni però erano ben sufficienti perchè il benemerito degli ottimi studj Signor Conte Giovanni Battista Corniani nel suo = Saggio di Storia letteraria degli Orzi =, che sta nel Tomo XXI della Raccolta d’Opuscoli Scientifici, e Filologici del dottissimo Mandelli, si credesse bastantemente autorizzato di potersi rimettere in ciò alla fede del Padre Codaglio, senza compromettere il credito della sua buona critica. Ma se cotai monumenti bastano per salvare la stima dovuta al mio Signor Conte Corniani, non bastano per mio credere a provar Serafino Orceano; quando per salvare i riguardi d’amendue questi illustri Luoghi della Provincia non si voglia dire, che Serafino originario degli Orzi ebbe per sua patria Quinzano; il che basta a troncare ogni contesa.

(2)    Veggasi il Padre Echard = Scriptores Ordinis Prędicatorum Tomo II Anno 1571.

(3)    Echard loc. cit.

(4)    Rossi Ottavio =Elogi Historici di Bresciani= a carta 335.

(5)    Rossi cit., e Echard loc. cit.

(6)    Rossi cit., Echard loc. cit., e Cozzando =Storie Bresciane= Parte II pag. 239.

(7)    Veggansi li citati Scrittori.

(8)    =Universtitas Heroum Urbis Brix= pg. 43.

(9)    Echard loc. cit.

(10)  Echard. loc. cit.

(11)  Echard. cit.

(12)  Echard. cit.

(13)  Ottavio Rossi, ed il Padre Cozzando nei luoghi citati lo fanno viaggiator della Francia per combattere gli Eretici, dai quali essendo stato inseguito presso le sponde di un Fiume, dicono, che fu salvato per miracolo da un Angelo. Io lascio ad essi la briga di provarlo. Oggi il Mondo non è più cosí credulo.

(14)  Echard. cit.

(15)  Il nostro Rossi nel luogo citato accenna i Conventi, che fondò nella Francia, nell’Aragonese, nel Portogallo, nella Sicilia, Calabria, Puglia, e Lombardia. Questo va d’accordo collo spirito di religione di que’ tempi.

(16)  Echard loc. cit. Rovetta =Bibliotheca Chronologica Illustrium Virorum Provincię Lombardię= pag. 141; Possevino =Apparatus Sacer= Tomo III pag. 207. Faino =Cęlum Brixianum= pag. 34.

(17)  Echard. loc. cit. Cozzando =Libreria Bresciana Parte I pag. 192.

(18)  Echard. loc. cit.

(19)  Echard. loc. cit. Oltre gli Scrittori da me citati, onorata memoria fanno di Serafino Domenico Gravina nel Libro =Vox Turturis= Parte II Capitolo 23; Ambroggio d’Altamura nella =Bibliotheca Dominicana Centuria IV pag. 544; Piò Michele =Vite degli Uomini illustri di San Domenico= Parte II Libro IV pag. 265; Razzi Serafino ne’ =Maestri dell’Ordine= pag. 182; Lopez nell’=Istoria Generalis” Parte 18 pag. 464, e seg.

(20)  Ottavio Rossi nel luogo citato termina l’elogio di Serafino con queste parole =Giace nel Convento di quella Città, in un ricco sepolcro dirizzatogli dal Duca di Medina, che volse il cilitio, e la cintura del Padre per preciosissime reliquie=.

 


[1] NG 1934: “età”. [2] NG 1934: segue “domenicana”. [3] Corretto da «meritava». [4] NG 1934: “il papa dimostrò”. [5] NG 1934: segue “provvidenziale”. [6] «se vogliamo... intervenisse»: aggiunta di B. [7] «come compagno... certamente si: aggiunta di S. NG 1934: “comparve Fra Serafino e vi”. [8] NG 1934: segue “profonda”. [9] NG 1934: segue “domenicana”. [10] «Innalzato... 1572»: aggiunta di S. NG 1934: “Con molti regolamenti provvide egli subito al buon governo dei sudditi per inspirare ai quali i medesimi sentimenti di carità e di zelo onde avea il suo cuore ripieno incominciò a fare le sue visite.” [11] NG 1934: “afflisse”. [12] Scil. “rovinata”. [13] NG 1934: “cadavere”. [14] Questa nota manca in Nember-Guerrini, 1934. [15] NG 1934: “1562”. [16] NG 1934: “1562”. [17] «Il Possevino... suriferita»: aggiunta di B. NG 1934: “Il Possevino nel suo Apparatus sacer fa cenno anche di quest’o-pera: Epistolae ad universum gregem sibi commissum, ma io non so se questa abbia veduto la luce.”, in calce alla biografia. [18] La -o- corretta da altra lettera.

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