Prefazione

Nember, Giuseppe, Gli Scrittori, e Uomini più chiari di Quinzano Paese illustre della Provincia di Brescia, ora chiamata Dipartimento del Mella, ms autografo già nell’archivio Nember di Quinzano, luglio-settembre 1810, pp. I-II.

Edizione: inedito.


Gli Scrittori, e Uomini più chiari
di Quinzano
Paese illustre
della Provincia di Brescia,
ora chiamata Dipartimento del Mella.
di
Giuseppe Nember.

Pręcipuum munus Annalium reor,
ne virtutes sileantur, neque pravis dictis,
factisque ex posteritate, et infamia metus sit.
Taciti Libro III. Capite 65. Annalium

 

[I]

Avviso, che può servire di Prefazione.

Terminati i miei studj per aver modo di impiegare il tempo, e cosí fuggir l’ozio raccolsi, e scrissi le Memorie spettanti alla Vita, ed agli Scritti di Giovanni Francesco Quinziano Stoa, e di Giovanni Planerio[*1], le quali per secondare il desiderio di alcuni miei Amici, e specialmente dell’erudito {Signor}i Abbate Giambattista Rodella furono nel 1777 {da me}i esposte al pubblico con le stampe di Pietro Vescovi di Brescia.

Il Padre Giambattista da Ponte Minor Osservante attaccò queste Memorie con alcune Critiche Osservazioni {Manosscritte}i. Veduto, e letto da me {questo}[1] Manosscritto: pensai subito di fare la mia Difesa, la quale mi costò un Mese di tempo. Dopo fatta la mandai all’Amico Rodella, perchè la esaminasse, e mi dicesse il suo parere. Dopo il Natale mi fece tenere le {sue}i Critiche Osservazioni con le Note perpetue di Nemberfilo Cenomanifilo, con le quali fece pur egli le mie valorose difese. La guerra letteraria finì {tuttavia}m presto, e finì senza strepito, perchè fu consigliato il buon Padre di non impacciarsi colla critica, se prima non avea dato al suo critico osservatorio maggior orizzonte.

Desiderosi i miei Amici di leggere questa mia Difesa, ne feci una copia per compiacerli; ma siccome è scritta con uno stile un po’ brusco, cosí per non offendere la cristiana carità, ho sempre creduto di non essere tanto compiacente, e di tenerla {piuttosto}i trà le mie carte private.

Sciolto da questa briga pensai di scrivere le Memorie di altri Scrittori, e Uomini più chiari di questo mio Paese, Questo lavoro mi costò molta fatica, e fu quello, che m’invogliò di scrivere ancora la Storia patria, ed un Parere intorno all’origine, e fondazione di Quinzano. Il mio stomaco però sentì questa fatica, e questa voglia: Divenuto quasi invalido a fare la concozione de’ cibi fui obbligato ad abbandonare ogni occupazione di studio, e ad attendere all’Agricoltura, ed agli affari di Famiglia.

Seguita la Rivoluzione di Brescia à 18 di Marzo dell’anno 1797 pensai di fare un Appendice a questa Storia, scrivendo tutto ciò, che può interessare il Paese e molt’altri, che gli fanno corona: Queste furono le mie occupazioni: Ricercatimi dal valoroso Padre Giacomo Gussago Minor Osservante mio distinto Amico i principali Articoli di questi miei oppidani Scrittori per aggiungerli a tant’altri, che aveva raccolto per tessere una compiuta Storia letteraria Bresciana dovetti rivederli, e quindi pensai di copiarli sopra di questo Libro, che [II] mi fu donato da un Amico, che senza frutto lo possedeva.

L’ingegnoso Abbate Giovanni Labus nostro Bresciano, domiciliato a Milano mi ha replicatamente ricercato copia degli Articoli di questi Scrittori; Ma siccome non ha mai fatto la restituzione del mio Quinziano Stoa con le mie Note, ed Aggiunte, da lui certamente ricevuto, come mi avvisa, e ringrazia con sua lettera 11 Aprile 1807, scrittami da Milano, cosí ho creduto di differire a compiacerlo, premendomi di ricuperar prima, ciò che è mio, e che col tempo può farsi d’alcun altro. Alcune di queste Note, ed Aggiunte stanno presso di me, e da me tumultuariamente scritte sopra una Copia delle Memorie Stampate dello Stoa[*7], ma sono imperfette, e mancanti di molte notizie.

Ho dipinto i pregj del Paese della mia natività, non già perchè abbia la pretesa di saper l’arte di ben dipingere, ma perchè i miei oppidani abbiano sotto degli occhj bene, o male dipinte gloriose immagini da immitare a gloria di Dio, e di Quinzano.

Ho usato lo stile laconico, e conciso, e con questo con poche parole ho fatto il carattere, e spiegato le virtù degli uomini, che meritavano di essere lodati per non far un volume più grosso del dovere. Non avrò forsi soddisfato al desiderio, ed all’aspettazione del pubblico: pacienza: rispetterò il suo giudizio: Mi basta di poter dire, che ho fatto quel poco, che ho potuto fare.

Dal mio dotto, e valente Maestro di Rettorica Don Pietro Antonio Barzani ho imparato la gran sentenza = La botte non dá, se non del vino ch’ella ha = Questa è la mia difesa.


[1] Nell’interlinea, a correzione di «il», cancellato.

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