Ambrogio Vertua

imprenditore e uomo politico

(Quinzano, 1855 - Brescia, 1924)

 

Figlio di Francesco (1825-1880) e della nobile di Cremona Teresa Cadolini (1824-1901), ebbe un fratello, Bartolomeo detto Nino (1845-1871), che appena laureato in legge, militò con Garibaldi e morì di tisi a soli 26 anni.

Ambrogio fu pioniere intraprendente e senza scrupoli di industria, agricoltura e allevamento moderni. Si occupò di bovini, di cavalli di razza, dei bachi da seta, con una filanda a Quinzano. Sperimentò fra i primi il concime chimico, divenendo uno dei principali produttori di perfosfato di calcio ricavato da ossa di animali, che egli propagandava come il “re dei concimi chimici”, di concimi azotati potassici e perfosfati di calce minerale. Produsse pure acido solforico e “colla forte nello stabilimento di Acqualunga.

Convinto anticlericale e amico di Zanardelli, militò politicamente tra le sue fila: fu sindaco di Quinzano, di Verolanuova, di Borgo S. Giacomo; dal 1885 consigliere provinciale per il mandamento di Verolanuova e dal 1905 per quello di Orzinuovi.

Nel 1899 Ambrogio Vertua divenne deputato, denunciando “un indefinito senso di malessere nella deputazione”. Negli ultimi tempi della sua esistenza, si fece gradualmente più moderato e finì col dare il suo appoggio a iniziative del mondo cattolico, e alcune società operaie cattoliche come quella di Verolanuova.

Da Teresina Mensi di Verolanuova ebbe due figlie: la più grande, Rina (Caterina), sposata al nobile Edgardo Binetti di Palermo (1896) e poi divorziata (1910), era una donna indipendente e dalla vita chiacchierata, autrice di un libro d'arte sul ricamo in Sicilia. La figlia Margherita fu battezzata nel 1897 a Motella, perché il prevosto di Quinzano don Adamo Cappelletti aveva rifiutato di accettare come padrino l’allora presidente della Camera dei Deputati Giuseppe Zanardelli (▼). La seconda figlia Palmira era invece una ragazza non bella e ossessionata da manie religiose, che dopo i quarant’anni, a dispetto della volontà paterna, sposerà il contabile Giulio Regosa.

Ambrogio lasciò ben presto tutte le proprietà di Quinzano, compresi il palazzo e la filanda, per acquistare ad Acqualunga il maestoso ed elegante palazzo settecentesco dei nobili Fè d’Ostiani, dove la sua famiglia visse per lunghi anni.

Morì a Brescia, lasciando all’Ospedale di Quinzano centomila lire.


Incarichi pubblici del cavalier Ambrogio Vertua

Quinzano

  • Sindaco dal 1882 al 1883
  • Consigliere comunale dal 1883 al 1905
  • Sindaco dal 1896 al 1898

Acqualunga

  • Esattore Comunale dal 1878 al 1882
  • Consigliere comunale dal 1883 al 1920
  • Membro della Giunta ed assessore dal 1883 al 1913, e ancora nel 1915
  • Revisore dei Conti dal 1889 al 1898
  • Membro della Rappresentanza Comunale per il Consorzio Mandamentale di Ricchezza Mobile nel 1912
  • Membro della Commissione Elettorale nel 1913-1914
  • Rappresentante al Comitato Forestale nel 1911-1914

Borgo S. Giacomo

  • Sindaco dal 1899 al 1902, e ancora dal 1905 al 1907
  • Consigliere Comunale nel 1899-1903, 1905-1906, 1912-1917, 1919-1920, 1924
  • Assessore e membro della Giunta nel 1899-1903, 1906, 1912-1917, 1924 
  • Membro della Congregazione di Carità nel 1904-1905
  • Presidente della Congregazione di Carità nel 1910 e nel 1912-1918
  • Membro della Commissione dell’Asilo Infantile nel 1912-1917
  • Rappresentante Comunale per il Consorzio di Orzinuovi per la Ricchezza Mobile nel 1903 e nel 1911-1912
  • Membro della Commissione per le Imposte Dirette nel 1913
  • Membro della Commissione di Sindacato per l’applicazione della tassa comunale sul valore locativo delle abitazioni nel 1913-1914.

Verolanuova

  • Sindaco dal 1911 al 1920

Enti sovra comunali

  • Consigliere provinciale per il mandamento di Verolanuova dal 1885
  • Deputato al Parlamento dal 1899
  • Consigliere provinciale per il mandamento di Orzinuovi dal 1905

 

(le informazioni relative al comune di Borgo San Giacomo sono del sig. Dario Ghirardi)

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