Il primo disegno

 

DOBBIAMO non all’arte né al popolo quinzanese le più antiche riproduzioni del Castello di Quinzano, ma alla guerra e al fisco.

AGLI ESTIMI di Pandolfo Malatesta del 1406-1416 fu allegata una pergamena nella quale, con criteri molto approssimativi, qualcuno scarabocchiò le sagome di castelli e castellini del territorio bresciano. Uno dei più grandi, in testa alla carta presso la striscia che raffigura il fiume Oglio, è quello di Quinzano, con una grande porta sormontata da un torrione, e sei torrette angolari a delimitare la cerchia delle mura.

 

La carta, conservata frammentariamente, è concepita secondo criteri del tutto diversi da quelli odierni: l’orientamento è con il sud in alto; l’Oglio è tratteggiato come un semicerchio che delimita il territorio. La porzione di pergamena ove figura Qui(n)zano rappresenta la bassa pianura bresciana lungo il fiume, da Canet (Canneto) a Rocha Fra(n)cha; intorno al nostro borgo si distinguono bene (da sinistra a destra) Po(n)teuicho, Mo(n)teseli, Verola (Verolavecchia), Verola algis (Verolnuova), Lamotela (Motella), Gabiano (Borgo San Giacomo), qualoncha (Acqualunga), Vilagana, Barcho, e Jorzi nouj (Orzinuovi). I manieri più modesti sembrano di forma standardizzata, mentre quelli maggiori sono diversi gli uni dagli altri e quindi attestano una certa cura nella definizione delle specifiche strutture di ognuno.


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1. Carta topografica del territorio bresciano. Estimi Malatestiani del 1406-1416. Brescia - Archivio Storico Civico, n. 434/3. Disegno su pergamena.

2. Dettaglio. La zona tra Orzinuovi e Pontevico.

3. Dettaglio. Il Castello di Quinzano.

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