Nember, Giuseppe
ms autografo, 1780-1810, pp. 132-157, 160-168;
già nell’archivio della fam. Nember di Quinzano, ora presso gli eredi.


Memorie spettanti alle Chiese, ed alle Fabbriche pubbliche di Quinzano.

<Montecchio>[1]

In distanza di un miglio, e mezzo della Terra trà essa, e Gabbiano, cioè al Nord-Ovest è situato un Oratorio Campestre detto Montecchio, avanzo di un antichissima Chiesa al Precursore San Giovanni Battista in que’ Secoli dedicata. Questa è forsi la Parocchia de’ primi tempi della cristianità di questi contorni. In una pergamena ritrovata dal benemerito degli ottimi studj il Padre Abate Luchi Monaco Benedettino vi è nominata = Battistero antico di San Giovanni Battista =. L’uso, ed il nome di Battistero probabilmente accenna essere quella Chiesa stata pure Parocchia, e il trovarla segnata coll’aggiunta di antica, cioè = Baptisterium antiquum = prima del 1200 mi fa crederla, fabbricata ben innanzi al M. Ivi però non eravi alcuna Terra. Quinzano, Padernello, e Gabbiano antichissimi Paesi gli sono quasi egualmente lontani. Un Battistero, e una Parocchia sì antica, piantata in situazion sì rimota, in luoghi selvosi, e campestri non somministran un ragionevol sospetto per crederli fabbricati a tempi della prima cristianità in questi medesimi Paesi introdotta?

In que’ primi tempi si sà, che i Cristiani nelle pratiche della lor Religione fuggivano la veduta, e la frequenza dei popoli comunemente idolatri, e nemici, e le loro Capelle, e i luoghi delle loro Congregazioni non erano mai troppo esposti al pubblico, anzi in parti rimote, e nascoste. Un Immagine miracolosa, e antica di Maria Vergine diede occasione all’erezione di una Capella, che fu aggiunta alla Chiesa, cioè alla parte settentrionale di essa, e fu compita nel 1257. Ciò apparisce da un Istromento, rogato da Venturino quondam Lorenzo da Passirano, con cui Giannino da Quinzano per la venerazione, che portava a questa miracolosa Immagine, donò a detta Chiesa una sua Pezza di Terra di Piò cinque, che aveva per confine = A monte heredes condam domini Iohannis de Gabbiano; a mane flumicellum; a sero vi[a; a] meridie Eglesia vetera in parte, et in parte pasculum dicte Eglesie =. Questa Pezz[a] di Terra fu poscia unita al Benefizio Parocchiale di questa terra, e confermata l’unione dal Vescovo Bollani, e finalmente dall’Arciprete Appollonio Busi permutata con la Casa Canepari di Gabbiano, che sta per estinguersi nei trè rispettabili Fratelli l’Abate Don Francesco, Padre Don Benedetto, e Padre Don Anselmo Benedettini, il primo dei quali dotto, ed erudito, ed il secondo esemplare di monastica osservanza, la qual Pezza di Terra è ora ridotta a prato magro, e quella ricevuta dalla Parocchia novamente permutata dal Prevosto Zanetti [133] col Signor Luigi Desiderati, e da questi nel 1806 venduta al Signor Giuseppe Rota di Brescia.

 

<Pieve, Cimitero e Patrocinio>

Ma una Chiesa comoda negli anni delle turbolenze cristiane, poichè[2] fu data la pace alla Chiesa, e divenne la[3] cattolica Religione trionfante dalla battuta gentilità, riuscì incomodissima. I Popoli allora si eressero dei Tempj[4] nei luoghi abitati, e senza prendersi più alcuna sollecitudine, che allora era inutile, cominciarono a far le loro adunanze nel seno delle popolazioni divenute cristiane. Questa debb’essere la ragione, per cui quella Parocchial di Montecchio fu abbandonata, e soffrì in seguito tutti i danni del tempo edàce, e nacque la Chiesa della Pieve, situata al Nord-Est di Quinzano. Ivi fu pure[5] fabbricata una piccola Capella ad uso di Battisterio, e in seguito vi si sepellirono i morti cristiani. La vasca di pietra, che a que’ tempi serviva all’uso di Battesimo, che per immersione conferivasi, secondo il costume liturgico di quelle età è stata distrutta scioccamente, e convertita ad altro uso a miei tempi.

Non abbiamo però memorie, dalle quali trar argomento, onde fissare il tempo della fondazione di questa Chiesa Cristiana. Giovanni Planerio, e Agostino Piccioni Storici di Quinzano pretendono, che ivi fosse ab antico un Tempio consacrato ad Ercule, e che sia poscia in seguito stato rivolto in Chiesa Cristiana. Ciò non è niente improbabile, poichè questo era il costume de’ primi tempi cristiani di purgare le fabbriche profane alle edniche Deità dedicate, in Tempj sacri, che al vero Dio consecrarono. La più antica delle memorie, che io abbia ritrovato delle aggiunte fatte a questo pio Luogo della Pieve è dell’anno 1461. Se[rros]si intorno il poggietto allora con muro, e si destinò il terren contenuto ad uso d[e’] sepolcri del nostro popolo, com’è ancora al presente. I portici interni al muro della facciata furono eretti insieme con la Casa dell’Eremita l’anno 1604 a spese della pubblica carità, e del zelande Curato Pier’Antonio Castelnuovo. Sotto poi di essi per tutto il lungo, vi furono nel 1606 fabbricate le sepolture de’ poveri, de’ pellegrini, e delle Confraternite del Paese. Negli anni susseguenti lo stesso buon Curato fece ornare i Portici medesimi di belle pitture, rappresentanti diversi martirj de’ Santi e la Comunità in segno di aggradimento decretò, che quest’opera fosse pagata a spese pubbliche. La Torre vi è stata aggiunta, e fabbricata dal 1716, al 21. [134] Prima non v’eran, che due piccole campane appoggiate al rialto del muro della[6] Chiesa medesima, la quale è collocata sul crin del poggietto, ed ha a destra una Capella isolata, che fu fabbricata nel 1599, e dedicata al Patrocinio di Maria Vergine, celebre per moltissimi, e grandi miracoli, e grazie ottennute. Quest’è perciò il Santuario di Quinzano. Lo zelantissimo Arciprete Appollonio Busi di venerata riccordanza la fece ornar di pitture dal[7] famoso Zaist, e ridussela alla pulitezza, in cui oggi si vede con aumento di culto, e di onore alla Immagine Santa, che non si scopre,[8] se non nel giorno della gran solennità, che fassi annualmente del Patrocinio, o per qualche grave, e pubblico bisogno. Negli anni ultimi, in cui scrivo, cioè nel 1780, è stato aggiunto l’ossario, in cui si riporta lo scarico dei sepolcri, ed il Portico, alla facciata della Chiesa Maggiore, adornata, e pulita a quella stessa occasione.

 

<San Rocco>

Prima però di passare a parlar dell’erezione della Parocchiale dirò qualche cosa della Chiesa ai SSanti Rocco, e Sebastiano dedicata. Era adunque l’anno 1485 Vicario di Quinzano il benemerito Storico di Brescia Elia Cavriolo[9]. È difficile di credere, ciò che operò per questo pubblico. Nel Mese di Giugno si scoprì il flagello della peste. Il numero de’ malati, e de’ morti in poco tempo divenne considerevole, e questa calamità fece subito i progressi orribili, che fa sempre ne’ Paesi popolati, e a tempi, in cui il Governo era meno capace di opporvi dei forti ripari. I Medici ricusavano il loro ministero per il pericolo proprio, e per non saper che farvi. Per due Mesi non viddesi in Quinzano che desolazione, e morti, non v’essendo trà [viv]i persone bastanti, o abbastanza coraggiose per seppellir i cadaveri de’ tra[pa]ssati. Fu sì terribile questa peste, che nell’Autunno non v’era chi raccogliesse il miglio, nè l’uve. L’ottimo Cavriolo, il cui zelo non aveva potuto impedire questa calamità esortò la gente rimasta a ricorrere fervorosamente a Dio, perchè avesse compassione del del [!] Paese, e propose non solo di decorare a spese pubbliche la Chiesa Parocchiale, ma di interessarsi per l’avvanzamento della Chiesa di San Rocco. Una larga, e generosa elemosina d’un certo Abele Rossi Prete, e oriondo di Quinzano sostenne la proposizione. Il voto fu fatto, e la peste nel Mese di Novembre cessò. La fabbrica adunque avvansossi a proporzione dello[10] zelo, e del danaro, che non [133'] mancò, e nel 1514 fu interamente compiuta. La sua costruzione è elegante, e l’ornato corrisponde all’architettura. Vi fu aggiunta la Torre nel 1601, la quale non è molto alta, ma bella, e ben proporzionata. Eretta la Chiesa vi fu instituita una Compagnia di pie persone sotto la protezione de’ SSanti Rocco, e Sebastiano, la quale ottenne dal Vescovo di Brescia allor Paolo Zane il Placet di poter formare un Benefizio semplice per un Sacerdote, che avesse il titolo di Rettore, ed il carico di cellebrare ne’ dì festivi la santa Messa. Allessandro Patina, che era il promottor di questa pia istituzione assegnò al Rettore, e a suoi successori una Pezza di Terra, chiamata il Rino, il di cui posesso godeva gratuitamente dianzi la Compagnia per concessione revocabile del medesimo Patina. L’Istromento fu rogato da Girolamo Savalli alla presenza del Vicario Generale Vescovile di que’ tempi Pietro Durante. Da che fu istituita codesta Società non v’era alcun Diploma, che mostrasse la sua canonica erezione. Quindi uscita l’anno 1604 la Bolla di Clemente VIII, che ordinava a tutte le Confraternite una nuova aggregazione alle rispettive Arciconfraternite di Roma, risolsero i Confratelli, coll’assenso dell’Arciprete Vincenzo Manzino di procurare questa Aggregazione. Essi l’ottennero l’anno 1606, come appare dal Rescritto, firmato dal Cardinal Protettore della Generale Arciconfraternità di Roma, ch’era allora l’Eminentissimo Scipione Borghese di venerata memoria (1).

Fin dall’anno 1577 era instituita in questa Chiesa la compagnia della [Sc]uola del Rosario. L’erezione non ebbe mai alcun ostacolo. Alcune turbolenze nacquero’ solamente nel 1608. Si pensò di trasportarla nella Parocchiale. Li Reggenti della Chiesa si opposero a questa disposizione, e furono sostenuti dalle persone, che l’avevano proposta. Si disputò sù questo per qualche tempo, e temendo li Reggenti, che la controversia non finisse a lor grado, presero il partito di un Memoriale al Serenissimo Principe per ottennere dalla sua [134'] clemenza un Decreto, che confermasse il lor posesso. Essi l’ottennero, e il Reverendo Padre Maestro Serafino de Sechiis Vicario Generale de’ Predicatori ne aggiunse un altro, che ha la data di Roma del dì 7 Ottobre 1608.

Anche l’Arciprete Manzino, che nella soprascritta controversia non volle aver parte, lasciò a questa Chiesa un argomento dell’instancabil suo zelo coll’istituzione d’una Compagnia in onor di San Carlo, a cui avea una particolar divozione. Egli ottenne da Roma il Rescritto della canonica erezione, che fu confermato dal Vicario Generale Vescovile di Brescia il dì 13 Febbraro 1615. Codesta Compagnia a poco a poco dopo la morte del promottore Manzino è venuta meno, talchè nel principio di questo Secolo si è estina intieremente [!].

Altri miglioramenti furono fatti in appresso in questa Chiesa, L’organo è del Valvassore, fatto l’anno 1651. Le particolari memorie della Chiesa medesima conservano i monumenti della erezion de’ suoi Altari, e di alcuni pezzi, che lor fan gloria. Si può trà questi contare la pala di San Fermo, e le statue de’ SSanti Rocco, e Sebastiano del celebre Andrea Calegari.

(1) Questa Compagnia, insieme con tutte le altre del Paese fu nel 1797 soppressa dal Popolo Sovrano di Brescia.

 

<San Faustino>

Da una Lettera autografa scritta dal Rettore della Chiesa dei SSanti Faustino, e Giovita Sebastiano de Compagni, alli Consoli della Comune, che ha la data = Venetiis die 8 Maj 1502 = si raccoglie che la Chiesa Parocchiale era ancora a quel tempo quella della Pieve. La sua situazione {però}i era incomoda[11] alla maggior parte dei terrazzani, e quella dei SSanti Faustino, e Giovita era propio nel centro comune del Paese. L’Arciprete Giacomo Martinengo ottenne nel 1515, che fosse unito alla Parocchia il Benefizio semplice, che godeva il Rettore senza cura d’anime della Chiesa dei SSanti Faustino, e Giovita. Cessò in conseguenza questa Rettoria, e la Chiesa fu assegnata al Pàroco, il quale esortò con la voce, e coll’esempio {li Parocchiani}i alla costruzion di una chiesa, capace di poter contenere tutto il popolo. Fu dunque allora dato principio alla fabbrica di questa Chiesa, consacrandola, com’era, ai SSanti Martiri, e Protettori nostri Faustino, e Giovita. [135]

A questa chiesa, ch’era d’una sola nave vi furono aggiunte per volontà, e consiglio dell’Arciprete Giovanni Capello nel 1669 al 1671 le due navi latterali, onde rendesser la Chiesa più capace del popolo, a cui serviva, e che ogni anno cresceva molto in numero. La Sacrestia fu fabbricata nel 1682, che con generosità fu dal sudetto Arciprete provveduta di nobili Paramenti sacri. La Torre, che’ è molto bella, era già stata fabbricata sino dal 1606, cioè ai tempi dell’ottimo Arciprete Manzino, e nel principio del Secolo presente si vidde compita con la cupola magistralmente proporzionata, e coperta di piombo, benedetta dall’Arciprete Capello, e salutata dalle acclamazioni del popolo, che la considerava per l’ornamento principale della sua Chiesa, sebbene[12] avesse nella medesima un Quadro di Calisto da Lodi de’ suoi Santi Tutelari, e la Pala dell’Altare della Scuola del Santissimo Sacramento del Moretto. Questa Chiesa però, attesa la popolazione, che sempre cresceva, non era ancor sufficiente per contenere un popolo di trè mille, e duecento anime; Quindi nel 1...[13] fu allongata coll’aggiunta, che si riscontra, e con la facciata, che l’abbellisce. Le due statue di Santa Lucia, e di Santa Appollonia, che adornano l’Altare della Beata Vergine del Carmine sono state fatte nel 1760 dal celebre scultore Caligari.

 

<Disciplina>

Prima però di uscire dal Castello egli è dovere di parlare ancora dell’Istituzione della Compagnia volgarmente chiamata la Disciplina, e dell’erezione di quella piccola Chiesa ad onor de SSanti Martino, e Bernardo dedicata.

Il principio del decimo quinto Secolo fu l’epoca memorabile di quest’adunanza. Ella ha dei Beni stabili, che rendono Duecento Ducati di entrata. Le persone[14], che testarono a favor suo son molte. Accordarono ai Confratelli di potere in ciascuno de’ giorni delle lor prime Solennità fare un pranzo comune, e non altro. Ma come codesta spesa, giusta l’intenzione de’ Legatarj debb’essere assai discreta, però essi aggiungono a qual pio uso debbano per loro testamentaria volontà essere impiegata la restanza [136] della rendita. Viene dunque ordinato da Legatarj sudetti, che pel giorno solenne di Pasqua sia dispensata una porzion di farina a tutti i poveri terazzani, e pel giorno di San Tommaso un altra di pane nessuno escluso ricco, o povero, che sia, purchè la voglia. Altri Beni furono in appresso lasciati alla Compagnia medesima, incaricandola di una limosina à poveri, che fassi al presente nel giorno della commemorazione de’ Defonti. Oltre le sudette entrate, e l’uso, a cui son destinate possede la Compagnia alcuni Capitali, ed ha perciò il carico di pagar 36 Scudi Bresciani (1) per onorario al Predicator Quaresimale, di dargli l’Ospizio mobiliato, e in oltre di far celebrare nella sua Chiesa annualmente 80 Messe.

La Comunità prima del 1467 aveva dei diritti sopra i Beni di questa Compagnia in forza delle testamentarie disposizioni dei pij Legatari; Ma i Disciplini n’erano in posesso. Qualche reciproco dissapore intorno all’esecuzione di dette testamentarie disposizioni accese una lite, che fu poi composta col mezzo di una formal Transazione, con cui venne accordato alla Comunità il diritto di fare annualmente i conti ai Confratelli, onde rilevare l’adempimento del loro dovere. Questa Transazione fu rogata li 15 Gennaro del 1467. Venne adunque riconosciuto il Giuspatronato della Comune sopra i fondi di detta Confraternità, per essere la Comune tutrice dei poveri terrazzani, e perciò furono i Disciplini aggravati con un canone annuo di una torcia di cera da pasarsi alli Reggenti pro tempore di detta Comune. Li Disciplini non hanno mai potuto far cambj di Terre, nè prendersi arbitrio alcuno sopra i fondi della lor Confraternità senza l’assenso della Comune (2). Questo pur prova, che detti fondi appartenevano ai poveri oppidani. [137]

L’anno preciso, in cui alla fabbrica di quella piccola Chiesa fu posta mano non mi è riuscito di rinvenirlo. Nel 1538 ella era però eretta. Non altro v’ha degno di sapersi, a mio credere, intorno a questa Adunanza.

(1) A quest’onorario vi aggiungeva il Paroco dodici Scudi, e dieci Scudi la Comunità.

(2) Il Governo del Popolo Sovrano soppresse pure que<s>ta Compagnia, e vendette tutti i Beni. La Comune non si oppose alla vendita, e cercò, ma troppo tardi, di conseguire a benefizio de’ poveri terrazzani tanti Capitali equivalenti al ricavato dei Beni; Perciò fu senza frutto la ricerca, sebbene avesse per appoggio la Legge 8 8bre 1797, cioè 17[15] Vendemmiatore Anno II[16] Repubblicano.

 

<San Giuseppe>

Dell’erezione della Chiesa, e del Collegio delle Dimesse mi riserbo a parlarne più partitamente in altro luogo[17]. Resta dunque a ragionare della Chiesa di San Giuseppe, la quale si era obbligata la Comunità con voto di erigerla al Santo, se veniva liberata dalla peste del 1500, che faceva stragi in Quinzano. Ella infatti lo fu. Le guerre seguenti però, ed altri ostacoli non permisero l’adempimento del voto, che all’anno 1516.

Il Principe Veneto, sotto il cui felice impero era finalmente Brescia tornata, fece a noi godere a que’ tempi i frutti della pace, e questo ne fu uno. La Chiesa pertanto fu in pochi anni fabbricata, e la Torre vi fu poi aggiunta dal 1576, al 1582. Questa Chiesa era nondimeno troppo angusta pel popolo numeroso di Quinzano. Si bramava allungarla. Alcuni Legati perciò della Contessa Maria Padovani quondam Giuglio, e del Conte Pietro Padovani quondam Fausto fornirono comodamente alle spese dell’ingrandimento. Infatti fu compita l’anno 1712. Ciò che in questa Chiesa v’ha che meriti qualche memoria sono le Pale degli Altari: Opere dei due Gandini.

 

<Balgarossa>

Queste sono le Chiese, che fan onore a Quinzano. Altri Oratorj vi sono fabbricati fuor del Paese, ed altri ancora, che hanno ceduto alle ingiurie del tempo, e più non esistono. L’Oratorio di Balgarossa, in cui si venera una miracolosa immagine di Maria Vergine è situato alla parte oriental della Terra, e lungi da essa due miglia. V’ha un Rescritto di Lambertino Vescovo di Brescia del 1346, che accenna la sua antichità. In esso è nominato = Ecclesia antiqua et devastata =. In appresso vi fu aggiunta la nuova Capella, forse per non poter più ufficiare la prima. L’Oratorio medesimo aveva un fondo di Terra, da cui poteva trarre il suo mantenimento. Era allor Arciprete un certo Crescimbeno de Gislis. Egli ottenne dal Vescovo sopracitato l’accennato Rescritto, con cui fu in-[138]vestito dei diritti, e dei frutti di questo Terreno. La lontananza del luogo però, e la mancanza di gente (conseguenza terribile della peste) di coltivarlo reser un dì ai Parochi di Quinzano alquanto incomodo il posesso di questo fondo, che era un Campo di 24 Piò Bresciani, cioè 60 Pertiche circa Milanesi, e che dava loro un frutto annuo di Lire quattrocento planetti, ossia di Milano[18] (1). Quindi l’Arciprete Cristoforo Foresti lo diede ad enfiteusi alli Fratelli Stefano, e Cristoforo Gavardi-Ariabeni. Ciò appare dall’Istromento d’Investitura, che seguì l’anno 1503 a 10 di Maggio, rogato da Giacomo Francesco Savalli[19] Nodaro, e Cittadino Bresciano. Il canone, a cui erano obbligati era di £ire 72 annue de’ planetti. Questa livellazione fu approvata dal Senato Veneto à 8 di Marzo del 1540. In seguito poi questo fondo è passato in parecchie Famiglie. Presentemente appartiene a Sua Eccellenza Conte Leopardo Martine<n>go da Barco per acquisto fatto da Sua Eccellenza Padre dalli Fratelli Federici, da cui il Paroco riscuote annualmente il suriferito canone.

(1) Nel 1518 la moneta de’ Planetti valeva una metà di più di quella di Milano. Veggansi le = Notizie della Zecca di Brescia =.

 

<Mezzullo e Castelletto>

Lungi pur da Quinzano un miglio circa v’ha un Oratorio nel Borgo detto il Mezullo rifabbricato nel 1730, e benedetto nel 1732 dall’Arciprete Carleschi, delegato dal Vescovo, per comodo di que’ abitanti. Alla Famiglia Gambara appartiene l’Oratorio medesimo, e tutto il Borgo. Una volta era dedicato a Maria Vergine, ora ha il titolo di San Gaetano. Un altro pure ve n’ha al Castelletto fabbricato dalla Casa Martinengo delle Palle dopo il 1600 per uso di sua Famiglia, e de’ suoi coloni.

 

<Oratorio in via Almaria>

Il Faini nel suo = Cœlum Brixianum = a carta 287 accenna un Oratorio eretto ad onor di Maria nella contrada Emilia, or detta Alma Maria. Di quest’Oratorio non se ne trova più orma, nè se ne sa il luogo, dove fosse fabbricato. V’ha in questa contrada una Capella fatta eregire [!] da Francesco Pizzamiglio quondam Pietro nel 1712 per essere stato preservato il suo armento bovino dal male epidemico, che aveva attaccato i Buoj di Quinzano a quel tempo. Appresso a questa furon ritrovati alcuni avanzi d’una fabbrica di figura quasi rotonda. Saranno forsi stati que’ dell’Oratorio, di cui fa riccordanza il Faini? Io nol so.

 

<Sant’Ambrogio>

Nel Secolo XV v’era longi da Quinzano un miglio un altro Oratorio detto di Sant’Ambroggio, il quale era fabbricato presso la vigna Parocchiale, che ha il nome di questo Santo. Il nostro Storico Piccioni[20] pretende, che atterrato, e distrutto [139] parte dalle guerre, e parte dal tempo fosse ai tempi[21] di Giovanni Conti, cioè a spese de’ suoi scolari rifabbricato. Questa clausola pare improbabile. Qual poi sia l’epoca della sua prima fondazione io non ho ritrovato memoria, che me lo accenni. Del 1539 fu distrutto, ed incendiato, come appare da parecchj monumenti della miglior fede. Giovanni Gandino ne’ suoi ManoScritti ci assicura essersi nella sua demolizion ritrovato un sasso di figura quadrata con queste siglie[22] =

dis. dea(bus).
om(nibus).

Se la relazione è veridica, questo poteva essere stato un Panteon consecrato in appresso ai riti Cristiani.

 

<Monastero>

In Quinzano trovo esservi state altre Capelle, alzate all’onor di Dio, e de’ Santi suoi prima del 1400. Io non ne farò di tutte riccordanza; Ella sarebbe inutil cosa, nè forsi convenientemente eseguibile per mancanza di monumenti. Da un Libro vecchio, scritto circa l’anno 1400, in cui sono descritti i Canoni, e livelli, che pagavansi al Vescovo Diocesano si raccolgono queste notizie, anzi veniamo in cognizione, che à que’ tempi vi era in questo Paese un Monastero, che pagava al Vescovato due soldi imperiali, unitamente a quel di Verziano per canone della Capella di Sant’Andrea, ch’esisteva allor in questo Paese, e parimenti due soldi imperiali per canone di quella di San Gregorio di Cologne: Dove fosse poi questo Monastero, noi non abbiam monumento, fuorchè quello della sua esistenza.

 

<Ospizio>

Un canone, che pur si pagava di una lira di cera annualmente dall’Ospital di Quinzano al Vescovo di Brescia ci annunzia, che in questo Paese era fondata questa pia istituzione; Anzi di questo Spedale, e di un Ospizio, o Consorzio, che v’era unito a benefizio de’ poveri oppidani conservasi ancora una bella memoria da questa Comune in un Diploma di Gian-Galeazzo Maria Sforza, che ha la data del dì 22 di 9bre del 1483. Da esso raccogliesi, che codesto Spedale, ed Ospizio erano possidenti di Terre. Qual sia poi stato il tempo del suo principio, e quel del suo fine, niente se ne parla. [140]

 

<Benefici>

Qui termina la Storia delle nostre Chiese. Esse son tutte soggette al Paroco, che ha avuto dal Cardinale Molino Vescovo di Brescia il titolo di Prevosto. Prima chiamavasi Arciprete. Riguardo alla sua elezione, essa appartiene unicamente al Vescovo Diocesano. Il suo patrimonio nel 1456, in cui fu catasticato per odine pubblico, consisteva in trecento, e venti Piò di Terra. Molti di questi furono poscia per mancanza di gente coltivatrice in diversi tempi dai Parochi alienati a livello perpetuo. Le enfiteusi durano ancora, e il Paroco ogni anno ne gode i frutti, che può riscuotere.

Trè Benefici semplici erano a Quinzano, che godevansi da trè Preti ordinamente oppidani. Uno era detto di Sant’Ambroggio, e questo attualmente è goduto dal Canonico Arciprete del Duomo di Brescia; L’altro era detto Chiericale, ed il terzo Sacerdotale. Dopo il Consiglio[23] di Trento il Vescovo Bollani unì al Seminario di Brescia questi ultimi due Benefizj, che formarono una Posessione. Non contento il Vescovo medesimo di avere fatto questo bene al suo Seminario smembrò anche una Posessione dal Benefizio Parocchiale, e la unì pure al detto Seminario. Cosí al Paroco restò un Benefizio, che anche a dì nostri gli dá annualmente una rendita di Mille Duccati, pagati gli aggravi. Per l’unione di questi Benefizi acquistò il Seminario il Ius sopra l’Altare di San Silvestro, che esiste nella Parocchiale, sebbene non abbia mai pensato a mantenerlo (1).

(1) Soppresso dal Popolo Sovrano di Brescia il Seminario furono le sopra dette due Posessioni assegnate al pubblico Liceo.

 

<Convento dei Minori Osservanti>

Non è da passarsi sotto silenzio l’erezione della Chiesa, e del Monastero de’ Padri Minori Osservanti, fondato nel 1469 dal Padre Amadeo di nascita Portoghese. Questo Convento è fabbricato mezzo miglio longi da Quinzano verso ponente. Il terreno, in cui fu eretto apparteneva a un certo Giuseppe Ferandi, che gratuitamente lo donò al Fondatore. La fabbrica fu alzata con prestezza a spese della pubblica carità, talchè a dicevol termine fu condotta, insiem con la Chiesa prima del 1479. L’epoca, che a quest’anno si può fissare della sua abitazione acquistò al Padre Amadeo una [141] fama ben meritata, per cui non gli fu difficile l’erezione d’altri Conventi nella nostra Provincia.

Il Convento da principio non era capace di ricoverare, che pochi Frati. Quindi l’anno 1621 il Padre Sisto da Quinzano allor Ministro Provinciale fece fabbricare un nuovo Chiostro, cioè quello verso ponente, la Torre, la Sacrestia, e nel 1628 rifabbricare, e migliorare la Chiesa. La Comune si distinse con larghe elemosine. Finalmente nell’anno 1715 fu destinato questo Convento per Noviziato, e questa deliberazione fu autorizzata da un Breve della Sacra Congregazione di Roma, che delegò il Vescovo di Brescia Monsignor Barbarigo per la visita del luogo. Questo poi cessò al momento della inibizione del Senato Veneto, che fu abbassata a tutti i Claustrali di più non vestire. Nel 1787 fu novamente aperto, cioè quando il Governo Veneto accordò la licenza della vestizione, e finì poi nel 1798, quando il Governo Repubblicano proibì di accettare gioventù, e d’allora in poi non rimase, che un albergo claustrale di Frati provetti, utilissimi per questa popolazione.

Io non parlo degli uomini illustri per lettere, e per virtù, che fiorirono in questo Convento (1). Questo articolo appartiene anzi alla Storia Biografica di quest’Ordine, che a uno Storico di Quinzano.

(1) Per il Decreto 25 Aprile 1810 di Napoleone I° Imperator de’ Francesi, e Rè d’Italia restò pure soppresso questo Convento. Proverà presto Quinzano il danno di questa perdita.

 

<Chiesa e collegio delle Dimesse>

A questo corpo religioso io ne unisco un altro, chè forma la edificazione del nostro popolo. Parlo delle Madri Dimesse.

Nel inclinare del Secolo XVI si unirono alcune pie Donne a convivere insieme in abito di Mantellette[24] sotto l’osservanza di che Istituto io non saprei dirlo. La Casa, in cui convivevano era la prima della Contrada di Virola, ora demolita. Dopo di aver esse continuato per qualche tempo in tale stato, venne loro in pensiero di formar di se stesse un Collegio di Dimesse. Egli è facile immaginare i mezzi, che avranno usati per sodisfare, e per compiere i loro desiderj. Il Signore, che voleva stabilito trà noi questo Istituto, [142] accese in cuore delle fanciulle di Quinzano tal fervore, che il numero delle Donzelle, che bramavano di servir Dio in compagnia delle dette Donne parve singolare, e tale da meritare, che in una pubblica Adunanza Comunale fosse trattato l’affare. Si raccolse perciò il Consiglio il dì 15 di Novembre dell’anno 1611. L’Arciprete di quel tempo il dotto, e zelante Vincenzo Manzino, che bramava un occasione opportuna di favorire questa pia Istituzione, entrò nel Consiglio, e presa la parola, disse “che Laura Pagani, e le sue Suore bramavano, e dimandavano la permissione di fondare un pio Luogo, in cui potessero consecrarsi al servizio del Signore; Che questo medesimo riuscito sarebbe di decoro, e giovamento pubblico, e che perciò egli esortava, e consigliava l’Adunanza a conceder loro volontieri questa grazia”

L’Assemblea ascoltò l’Arciprete con molta attenzione: applaudì alla proposta, e parve a lei, che il suo discorso fosse veramente dettato[25] dall’amor della Patria, e dalla sua utilità. Quindi si prese per punto di onore il mandar subito il progetto, e la dimanda a partito: Tutti i voti furon favorevoli. Seguita adunque la Parte furono anche incaricati li Sindici della Comunità di farla dalla superiore Autorità decretare, onde poter dare principio all’erezione di questa religiosa Corporazione.

Un gruppo di Case, trà le quali la medesima Parocchiale vi avea, ed alcuni Orti annessivi di ragione quasi tutti della Comunità, che loro gratuitamente accordò, diede il fondo, ove stabilissi l’Isola, ed il Collegio di dette Suore. Ciò fatto senza aspettar tutto il tempo, che all’erezione della fabbrica era necessario, si pensò d’introdurle prestamente nella Casa dall’Arciprete loro donata, che era la più propria, e quella verso oriente (1). Poscia supplicossi al Vescovo Marin Zorzi di venerata memoria per ottenere da lui la necessaria permissione. Annuì il Prelato di buon grado, e concesse loro la grazia richiesta. Munite adunque dell’autorità ecclesiastica, ed apprestate le cose più necessarie furono processionalmente le dette pie Donne dal Clero, che era a quel tempo molto numeroso, e da tutto il popolo condotte prima del Santo Natale ad abitare nella Casa del loro benemerito Pastore. [143]

L’anno 1612 diedero principio alla fabbrica del Collegio, e imposero alla loro Congregazione il titolo di Oblate, sotto la protezione dell’augustissimo Sacramento, La Comune s’interessò con zelo per l’avvanzamento dell’opera, e decretò che a nome pubblico fosse data per elemosina alla detta Congregazione una buona somma di danaro, perchè la fabbrica fosse compiuta colla possibile prestezza. Infatti l’anno 1616[26] il Collegio fu capace di ricoverare le Fondatrici, e cinque Novizie, che nell’anno seguente verstiron l’abito della loro Congregazione, e dieder luogo a due altre, che imitaron il loro esempio.

Del nascente Collegio fu costituita Prefetta Lucia Stabile, siccome quella, in cui frà le altre concorrevano tutte quelle doti, e qualità, che potessero mai desiderarsi in una Superiora in quelle circostanze. Ella applicò i primi suoi pensieri a proporre alle sue Suore le costumanze religiose, che voleva da loro praticate per Regola del loro Instituto. Scrisse tuttociò, che meglio servir poteva a introdurle nella via della prefezion religiosa, e ne compose con l’ajuto, e col consiglio del dotto Arciprete Manzini la Regola di Osservanza, che fu da tutte accettata.

Nell’anno 1617 Laora Pagani, ch’era allor Madre Prefetta si mise a ravvivare la erezione della Chiesa, della quale con le solite sacre cerimonie aveva posto nei fondamenti la prima pietra il dì 16 di Marzo del 1612 il sopralodato Arciprete Manzini. Ella adunque fece continuare il lavoro ne’ seguenti anni, e la condusse alla sua fine l’anno 1620. Vi piantò un Altare, il quale fu benedetto l’anno 1621 dall’Arciprete Pompeo Zamboni. La Pala dell’Altar medesimo è del rinomato Ottavio Amigoni, che rappresenta l’Istituzione del SSantissimo Sacramento dell’Eucaristia, fatta dall’amorosissimo Gesù; dopo l’ultima cena con li suoi Apostoli. Alla Chiesa vi sì aggiunse il coro da mezzodì, e la Sacrestia a mano dritta dell’Altare. Le fabbriche poi necessarie al compimento di tal opera durarono ancora alcuni anni, e le elemosine parimenti per proseguirle. Da che il Collegio era stato fondato, egli non aveva però aclun Diploma, che mostrasse la sua canonica erezione. Alle Fondatrici bastò la sola licenza [144] in voce del Vescovo Marin Zorzi. Quindi l’Arciprete Giovanni Battista Alghisio non potendo tollerare una trascuratezza, che col tempo avrebbe potuto causare qualche disordine, di concerto con la Prefetta, e con le Suore ancora, si appigliò al partito di presentarsi in persona al Vescovo di Brescia Vincenzo Giustiniani per impetrare qualche Bolla, o Decreto di approvazione. Il Vescovo commendò lo zelo, e la prudenza dell’Arciprete, e commise al suo cancegliere di stenderlo. Questo fu rilasciato l’anno 1643, da cui si raccoglie, che non erano state da Monsignor Zorzi con alcun Rescritto approvate nèmmeno le Regole, che le dette Suore osservavano. Però con migliore consiglio, e l’ordine seguendo della saviezza ecclesiastica fu incaricato l’attuale Arciprete di riordinar la Regola colle giunte, che a lui paressero convenienti, e che la sottomettesse poi all’esame, ed approvazione della Curia Vescovile. Così fu fatto, e nel dì 14 di Gennajo diedesi esecuzione al Breve Episcopale, e come all’Arciprete ordinario fu sottoposto lo spirituale governo di dette Suore, l’attuale Arciprete Alghisio solennemente al lor Collegio reccossi a prendere formale posesso della sua giurisdizione, dove fu dalle Religiose accolto, e riconosciuto per loro legittimo Superiore.

Per dare qualche notizia di questo Istituto dirò brevemente. Perciò che riguarda al governo politico della Congregazione, le Religiose vivon tutte soggette ad una Madre Prefetta, sotto cui vi ha una Vicaria per accudire più minutamente alle osservanze della Comunità, e supplire in mancanza della Prefetta agl’impieghi del religioso governo. Trè Discrete sono inolte nominate col consiglio delle quali si reggono le Superiore nelle deliberazioni di qualche importanza. Indi seguon gli uffizj necessarj al servizio di un corpo monastico, come della Maestra delle Novizie, e delle Educande, della Procuratrice, Prefetta del lavoriero, Sagrestana &c. Ciascuno di questi uffizj necessarj, e di alcuni altri accidentali, e temporanei sono diretti da regole molto saggie, perchè riesca il loro esercizio più pontuale, e più comodo, e vantaggioso alla Comunità. Tutto insomma cospira a conservar l’ordine, a perfezione il governo, a facilitare la pratica delle religiose virtù.

Il fine di questo Istituto è non solamente diretto alla propria santificazione delle Religiose sotto di esso raccolte, ma al servizio inoltre spirituale, e temporale del Paese, per quanto almeno può competere a religiose persone; [145] Perciò sono tenute per istituzione a fare Scuola alle fanciulle, che vi concorrono, instruendole nel leggere, nello scrivere, e ne’ lavori manuali proprii del sesso. Tengono inoltre quindici, o sedeci giovinette in educazione allevandole con quelle massime, e con que’ costumi, che siino più opportuni a prepararle a un corso di vita saggia, e perfetta, secondo lo Stato, a cui Dio sia per chiamarle. Di più han obbligo d’intervenire alle due Dottrine Cristiane, che si fanno nelle Chiese di San Rocco, e di San Giuseppe alle fanciulle, impiegandovi la loro opera per insegnar loro i precetti, e le pratiche della Religione, e per la direzione, e regolamento delle Dottrine medesime.

Per riguardo ai vincoli, onde sono legate, propriamente altro voto non hanno, che il voto semplice di castità, fatto in mano del Paroco pro tempore, e della Madre Prefetta. D’obbedienza, e povertà non han voto: la sola Regola, la quale in punto alcuno non le obbliga in pena di peccato nemmen veniale è quella unicamente, che le tiene in esercizio di una continua, e volontaria obbedienza, e toglie loro in fatto di povertà dall’essere proprietarie, mettendole a una perfetta uguaglianza di vitto, e vestito, come sarebbe proprio di Religiose viventi a vita perfettamente comune: Le pratiche di pietà stabilite loro per Regola sono la recita dell’Uffizio divino quotidianamente, oltre altre preci, l’Orazion mentale di un ora, lezione spirituale, esami di coscienza due volte al giorno &c. &c. Le comuni austerità poi consistono nel digiunare tutto il tempo dell’Avvento, tutti li Mercoledi, Venerdì, e Sabbati dell’anno, nel far due volte ogni settimana la disciplina, e nel portar il silizio[27] ogni Martedi, solamente però per breve tempo: Le particolari finalmente debbono essere regolate a ciascuna Suora dalla prudenza, e descrizione[28] del Confessore, che gli viene destinato dal Paroco. Tanta libertà lasciata da una Regola cosi rigida, e [no]n obligante a peccato alcuno non ha però mai prodotto sconcerto, nè impedito quel santo fervore, con cui tutte le Religiose han sempre servito a Dio, e edificato il Paese.

Restami a parlare del governo economico in ordine, a cui devesi sapere, che la Congregazione non riceve alcuna donzella, che non abbia compiti almeno [146] quindici anni. Le qualità, che si esiggono per riguardo alla condizione, dee esser nata da legitimo matrimonio, vergine, o vedova, ma senza figlj, e capace di apprendere a leggere almen, se non sa. Esiggesi una sanità, che prometta di reggere a quella nuova lor vita, e ch’ella sia stata di costumi, e di una fama nel pubblico sù ciò illibata. Le Suore si consigliano bene prima di ricevere alcuna Novizia. Coi due terzi de’ voti è ammessa alle prove: ottenuta però la licenza dal Vescovo ordinario, che deve esser dimandata dall’attuale Arciprete. Due Mesi deve viver in prova in abito secolare. Passato questo tempo con nuova ballottazione gli di da l’abito di Noviziato, che dura un anno. Pel tempo poi del Noviziato medesimo, la Novizia paga al Collegio lire cento di Milano solamente. Deve però avere tutti i mobili necessarj per uso della sua persona. Prima di venire alla Professione va soggetta alla terza ballottazione, dopo di cui deve pagare trè milla, e novecento lire, cioè Lire 2632:10 di Milano trà danari, e robbe, e questa somma è la Dotte, che resta al Convento in proprietà.

Le Religiose non corali, supposte le qualità rispettivamente lor necessarie, pagano in Dote Lire Ottocento, cioè Lire 540 di Milano trà contanti, e mobili. Avvenendo, che alcuna Suora, dopo di aver fatta la loro qualche siasi Professione, si determini ad uscire dal Collegio, non se le rende, che la mettà della Dote. Questo costume è introdotto per uso, e per patto.

Vestono di nero, saja, o panno, come esige la staggione; Più alla semplice, che possono, tanto nella materia, che nella forma. Il velo è di tela di lino bianco senza amito. Il grembiale di tela bianca senza pieghe. Tutto il loro vestito senza alcuna cosa, che non mostri in ogni parte la semplicità religiosa, e lo sprezzo del Mondo.

I fondi, da cui traggono il vivere sono Censi, e Capitali a mutuo fatti singolarmente colle riscossioni, o cos[ti]tuzioni delle lor Doti. Questi non bastarebbero, poichè non danno di frutto annualmente, se non Lire 2200: di Milano: Però col lavoro delle lor mani suppliscono al resto.

Questa Congregazione ha il titolo, come in principio abbiam detto, di Oblate del Santissimo Sacramento. Questo era un titolo di più per desiderare di poter [147] conservare l’augustissimo Sacramento costantemente nella propria Chiesa. I Parochi nondimeno per lo passato non hanno mai voluto alle Religiose accordare questa grazia. Finalmente l’attuale Prevosto Don Andrea Zanetti le ha consolate, e l’anno 1774 forma l’epoca fotunata di questo incomparabile benefizio. Nel Aprile però del 1790 visitando Monsignor Nani questa Parocchia venne a sapere la concessione predetta, e giudicando, che senza il Placet di Roma {non}[29] potesse accordarsi, tralasciò di visitare il Collegio, e la Chiesa di dette Dimesse, promettendo, che avrebbe scritto a Roma per ottenere quel Breve, ch’egli giudicava necessario. Scrisse infatti, e ottennuto il Breve si degnò di venire appostatamente a Quinzano, e allora fece la visita al Collegio, ed alla Chiesa, e consolò le Dimesse accordando loro novamente di poter conservare il Santissimo Sacramento con le condizione espresse nel Breve, di cui egli era esecutore benemerito.

L’anno 1776 si son fatte in questo Paese le Missioni pubbliche con frutto incredibile dell’Apostolico uomo, il Reverendo Signor Dottor Don Giovanni Contavalli Bolognese allievo, e uno de compagni del celebre Missionario Dottor Don Bartolommeo Dal Monte pur Bolognese, le quali ebber principio nel dì 24 di Novembre, e termine nel dì 11 di Xmbre. La Scuola per le fanciulle, che fu già il fine parziale di questa Congregazione era stata per mancanza di conveniente locale, onde farla alquanto abbandonata, e quindi per qualche domestico incomodo erasi ristretto questo utilissimo, e lodevolissimo esercizio a meno della mettà circa dell’anno. Perciò quel saggio Uomo di Dio in veduta de’ spirituali, e temporali vantaggi, che dalla continuazione, e assiduità di questo esercizio n’avrebbe tratto il feminin popolo di Quinzano esortò, e determinò le Reverende Ma[dri] a riprendere l’antico costume di continuare le Scuole per la maggior parte dell’anno. Ma siccome il Recinto era mancante di una Stanza, che potesse capire comodamente il numero di duecento circa fanciulle oppidane, che concorrevano a questa Scuola, e altresì del luogo opportuno per fabbricarvela, cosi pensarono le Madri di comperare la Casa detta Gandini al Collegio vicina per farvi delle Stanze comode[30], ed [148] addattate ad uso di scuola. Giovanni Battista Nember mio Padre, che aveva nel 1772 comperato da Giovanni Battista Podavini la sopradetta Casa Gandini ne fece vendita alle Dimesse, e la Comunità in segno di aggradimento di questa compera accordò con Parte presa nel Maggior Consiglio la licenza di chiudere la Strada, che divideva la Casa comperata dal Collegio, e molte persone del Paese si interessarono poi con delle limosine per cominciare, e proseguire la fabbrica, che dovrà riuscire a gloria di Dio, ed a comun giovamento di Quinzano.

Chiuderà il racconto delle presenti Notizie un Vescovile Decreto, uscito il dì 16 Febbrajo 1687 a nuovo freggio, ed approvazione di detto Collegio.

Die XVI Februari 1687.

Illustrissimus, et Reverendissimus Dominus Dominus Bartholomeus Gradenico Brixię Episcopus, Dux, Marchio, Comes, ac Sanctissimi Domini Nostri Papę Pręlatus Domesticus, et Assistens &c.

Visis, et diligenter, ac mature’ consideratis suprascriptis Ordinibus, et Regulis pro recto, et bono regimine Venerandi Collegii Demissarum Loci Quintiani canonice’ jam instituti sub titulo Oblatarum SSanctissimi Sacramenti, annuens petitionibus nomine’ earumdem Demissarum sibi porrectis, eos, et eas in omnibus, et per omnia, prout stant, et jacent, admisit, et approbavit, servarique mandavit, imprimique concessit, omni miliori modo &c. &c.

Bartolomeus Brixiensis Episcopus

L. S.

Ioannes Blancus LLegum Doctor Cancellarius Episcopalis

(1) Il Manzini comperò allora con danari suoi proprii la Casa, che attualmente gode il Paroco.

In questo al foglio 160 si può vedere la soppressione di questo benemerito Collegio, e la serie del suo governo.[31]

§ [160] Con Decreto di Eugenio nostro Vice-Re, che ha la data di Monza 19 Agosto 1811 fu soppresso il Collegio di queste nostre relgiosissime Dimesse. Questo Decreto fu ad esse intimato la mattina del dì 12 di 7bre, e da un comesso della Finanza di Brescia fu preso posesso del locale, dei Mobili, ed effetti, spettanti a detta corporazione. Io non dirò il dispiacere, che ha provato Quinzano per questa soppressione, nè il contristamento delle povere Suore per dover lasciare un luogo, che si erano elette per servir Dio, e per essere proficue al Paese. Registrerò solamente il nome delle Dimesse, e questo relativamente ai loro uffizj, ed al tempo della loro vestizione.

Cicognini Anna Maria di Pontevico d’anni 72 Madre Prefetta.
Nember Cattarina di Quinzano d’anni 56 Vicaria
Gasparini Marianna di Pavone d’anni 66 }
Pellizzari Teresa di Carsina d’anni 66 } Discrete
Trappa Cattarina di Quinzano d’anni 58 }
Lazzarini Teresa di Remedello di sopra d’anni 43. Maestra delle educan[de].
Morelli Paola di Gambara d’anni 60. Corista
Lovisetti Francesca d’Acqualunga d’anni 41 Maestra delle fanciulle.
Gorlani Luigia di Ovanengo d’anni 42 Maestra delle fanciulle.
Inverardi Marta di Quinzano d’anni 41. Corista.
Contratti Maddalena di Quinzano d’anni 38 Corista.
Vertua Margarita di Quinzano d’anni 38 Maestra delle educande.
Vdeschini Anna Maria di Pavone d’anni 35 Corista.
Libretti Giuglia di Cadegnano d’anni 35 Maestra delle fanciulle.
Delai Anna Maria di Quinzano d’anni 49 Servente professa
Ferrari Marta Maria di Quinzano d’anni 53 Servente.

 

Dopo che l’Arciprete Alghisio, come ho detto al foglio 144, ebbe preso formale posesso della giurisdizione spirituale, che il Vescovo Giustiniani gli sottopose il Collegio ebbe costantemente il suo governo politico; La serie cronologica del quale è la presente. [161]

1645. Pellegrini Ortensia    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Guadagni Arcangela }
Baselli Giulia. } Discrete.
Scaroni Lucia }
1648 Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Baruffi Ippolita    Vicaria
Cavalli Maria }
Baselli Maria } Discrete.
Pellegrini Ortensia }
1651. Baruffi Ippolita    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baselli Giulia }
Scaroni Lucia } Discrete.
Guadagni Arcangela }
1654. Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Baruffi ippolita    Vicaria
Baselli Giulia }
Pellegrini Ortensia } Discrete.
Guadagni Arcangela }
1657. Pellegrini Ortensia    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baruffi Ippolita }
Baselli Giulia } Discrete.
Guadagni Arcangela }
1660 Baselli Giulia    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baruffi ippolita }
Pellegrini Ortensia } Discrete.
Guadagni Arcangela }               [162]
1662 Baruffi Ippolita    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baselli Giulia }
Guadagni Arcangela } Discrete.
Carletti Domenica }
1664 Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Baruffi Ippolita    Vicaria
Guadagni Arcangela }
Carletti Domenica } Discrete.
Baselli Giulia }
1667. Baselli Giulia    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baruffi Ippolita }
Guadagni Arcangela } Discrete
Carletti Domenica }
1668 Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Baruffi Ippolita    Vicaria
Pellegrini Ortensia }
Carletti Domenica } Discrete.
Dorotea Thaù (1) }
(1) questa Thaù era Svizzera.
1670 Baruffi Ippolita    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Guadagni Arcangela }
Pellegrini Ortensia } Discrete
Carletti Domenica }
1672 Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Carletti Domenica    Vicaria
Baruffi Ippolita }
Casali Marta } Discrete.
Guadagni Arcangela }
1673 Nel luogo di Arcangela Guadagni fu sostituita Tadea Gandini. [163]
1674 Carletti Domenica    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Baruffi Ippolita }
Dorotea Thaù } Discrete.
Casali Marta }
1677. Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Carletti Domenica    Vicaria
Baruffi Ippolita }
Thaù Dorotea } Discrete.
Casali Marta }
1678 Giardini Olimpia    Madre Prefetta
Casali Marta    Vicaria
Thaù Dorotea }
Gandini Tadea } Discrete.
Carletti Domenica }
1682 Carletti Domenica    Madre Prefetta
Giardini Olimpia    Vicaria
Thaù Dorotea }
Casali Marta } Discrete.
Gandini Tadea }
1686 Thaù Dorotea    Madre Prefetta
Carletti Domenica    Vicaria
Caprara Marta }
Tenchini Teresa } Discrete.
Gandini Tadea }
1687 Carletti Domenica    Madre Prefetta
Thaù Dorotea    Vicaria
Caprara Marta }
Gandini Tadea } Discrete.
Tenchini Teresa }
1690 Tenchini Teresa    Madre Prefetta
Casali Marta    Vicaria
Carletti Domenica }
Thaù Dorotea } Discrete.
Gandini Tadea }               [164]
1693. Casali Marta    Madre Prefetta
Tenchini Teresa    Vicaria
Carletti Domenica }
Thaù Dorotea } Discrete.
Gandini Tadea }
1696 Thaù Dorotea    Madre Prefetta
Cameni Cattarina (svizzera)    Vicaria –
Casali Marta }
Tenchini Teresa } Discrete.
Ruggieri Maria }
1699 Cameni Cattarina    Madre Prefetta
Martinelli Cattarina    Vicaria
Thaù Dorotea }
Casali Marta } Discrete.
Tenchini Teresa }
1702[32] {Marta}[33] Casali[34]    Madre Prefetta
Thaù Dorotea[35]    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Tenchini[36] Teresa } Discrete
Cameni Cattarina }
1706 Tenchini Teresa    Madre Prefetta
Cameni Cattarina    Vicaria
Casali Marta }
Ruggieri Maria } Discrete.
Martinelli Cattarina }
1708 Casali Marta      Madre Prefetta
Cameni Cattarina    Vicaria
Tenchini Teresa }
Ruggieri Maria } Discrete
Martinelli Cattarina }
1711 Cameni Cattarina    Madre Prefetta
Casali Marta    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Ruggieri Maria } Discrete.
Bosia Giulia }               [165]
1714.[37] Cameni Cattarina    Madre Prefetta
Bosia Giulia    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Vianelli Teresa } Discrete.
Bianchini Cattarina }
1717 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Cameni Cattarina    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Vianelli Teresa } Discrete.
Bosia Giulia }
1720 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Bosia Giulia    Vicaria.
Martinelli Cattarina }
Vianelli Teresa } Discrete
Cameni Cattarina }
1723 Vianelli Teresa    Madre Prefetta
Bianchini Cattarina    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Bosia Giulia } Discrete.
Piroli Grazia Maria }
1728 Vianelli Teresa    Madre Prefetta
Bosia Giulia    Vicaria
Bianchini Cattarina }
Martinelli Cattarina } Discrete
Valsecchi Giulia }
1730 Vianelli Teresa    Madre Prefetta
Tenchini Cattarina    Vicaria
Martinelli Cattarina }
Cirimbelli Maddalena } Discrete
Nember Cattarina }
1732 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Bosia Giulia    Vicaria
Vianelli Teresa }
Valsecchi Giulia } Discrete.
Cirimbelli Maddalena }              [166]
1736 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Vianelli Teresa    Vicaria
Bosia Giulia }
Cirimbelli Maddalena } Discrete.
Valsecchi Giulia }
1737 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Bosia Giulia    Vicaria
Valsecchi Giulia }
Cirimbelli Maddalena } Discrete.
Piroli Grazia Maria }
1743 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Nember Cattarina    Vicaria
Valsecchi Giulia }
Cirimbelli Maddalena } Discrete
Cicognini Maddalena }
1746 Bianchini Cattarina    Madre Prefetta
Valsecchi Giulia    <Vicaria>
Cirimbelli Maddalena }
Nember Cattarina } Discrete.
Rudiani Barbara }
1750 Valsecchi Giulia    Madre Prefetta
Cicognini Maddalena    Vicaria
Bianchini Cattarina }
Nember Cattarina } Discrete.
Rudiani Barbara }
1754 Valsecchi Giulia    Madre Prefetta
Cicognini Maddalena    Vicaria
Rudiani Barbara }
Cirimbelli Teresa } Discrete.
Vertua Francesca }
1757 Valsecchi Giulia    Madre Prefetta
Cicognini Maddalena    Vicaria
Cirimbelli Teresa }
Rudiani Barbara } Discrete
e Grazia Maria Piroli }               [167]
1763 Valsecchi Giulia    Madre Prefetta
Cicognini Maddalena    Vicaria
Cirimbelli Teresa }
Rudiani Barbara } Discrete.
Vertua Marta Maria }
{Nel 1766 fu confermato il Governo del 1763, toltone che fu fatta Vicaria Barbara Rudiani, in luogo della Cicognini, che mancò ai vivi.}[38]
1771 Vertua Marta Maria    Madre Prefetta
Valsecchi Giulia    Vicaria
Cirimbelli Teresa }
Febrari Maria } Discrete
Rudiani Barbara }
1773 Vertua Marta Maria    Madre Prefetta
Valsecchi Giulia    Vicaria
Rudiani Barbara }
Febrari Maria } Discrete
Cicognini Anna Maria }
1779 Vertua Marta Maria    Madre Prefetta
Valsecchi Giulia    Vicaria
Cirimbelli Teresa }
Cicognini Anna Maria } Discrete.
Febrari Maria }
1785 Vertua Marta Maria    Madre Prefetta
Cicognini Anna Maria    Vicaria
Sanpieri Angela }
Nember Cattarina } Discrete.
Cremona Santa }
1788 Pellizzari Teresa    Madre Prefetta
Vertua Marta Maria    Vicaria
Cicognini Anna Maria }
Nember Cattarina } Discrete
Trappa Cattarina }
1795 Cicognini Anna Maria    Madre Prefetta
Pellizzari Teresa    Vicaria
Vertua Marta Maria }
Nember Cattarina } Discrete
Trappa Cattarina }              [168]
1797 Cicognini Anna Maria    Madre Prefetta
Pellizzari Teresa    Vicaria
Nember Cattarina }
Trappa Cattarina } Discrete.
Gasparini Marianna }
180...[39] Cicognini Anna Maria    Madre Prefetta
Nember Cattarina    Vicaria
Gasparini Marianna }
Trappa Cattarina } Discrete
Pellizzari Teresa }
ultimo governo

 

Sebbene negli Istromenti di costituzione di Dote d’ogni solrella vi sia un patto espresso, che per qualunque caso se avesse ad uscire dal Collegio perdesse la Dote, e che questa restar dovesse al Collegio medesimo, in tutti i casi però, che sono avvenuti le Dimesse hanno restituito alla Sorella una mettà della Dote.

Il primo caso seguì nel 1684, in cui una certa Maria Ninon svizzera usci dal Ritiro, ed a questa fu restituita tutta la Dote.

Il 2do nel 1736, in cui usci Maria Ziletti di Virola Alghise, a cui fu restituita la mettà della Dote.

Il 3° nel 1766, in cui uscì Maria Maddalena Gonzini di Quinzano, a cui fu restituita più della mettà della Dote, cioè Lire 2617:11 trà Mobilia, e danaro. §

[149]

<Mulini>

Eccomi a parlare delle Fabbriche pubbliche, che forniscono la Comune di un entrata annua di mille Scudi circa Bresciani. Prima adunque del 1473 io non ho ritrovato alcuna memoria risguardante ai pubblici Edifizj di questo nostro Paese. In quest’anno la Comunità comperò da un certo Aimo Maggi una mettà del Mulino, anche a dì nostri detto di Mezzo, fabbricato sopra la Saverona. Ciò apparisce dall’Istromento di compera, che ha la data del dì 11 Settembre, e che la Comunità conserva nel suo Archivio. Il Mulino a que’ tempi era affittato 700 Scudi Bresciani. Argomento, che forse era il solo esistente allor nel Paese, poichè al presente non affittasi, che intorno ai 200 Scudi pure Bresciani. Dell’altra porzione la Comunità non ne fece acquisto, che dopo molt’anni. Questa era già passata in altre mani. Gl’Istromenti dell’anno 1495 dei 16 di Giugno, e quello del 1583 dei 3 di Novembre dan notizia della maniera, con cui venne in proprietà del Comun nostro, che li conserva frà li suoi documenti. A tempi nostri, cioè nel anno 1748 vi fu aggiunto un Brillatojo per mondare il Riso (1). Prima vi era una Ferriera.

La Fabbrica poi principale, che serve, come di una gran rosta per sostenere le acque della Saverona, e far marchiare più alto il grosso ramo, che dá­­ l’acqua ai Mulini, e sicuramente davala un tempo alle Fosse di questo Castello, non ha che la data del 1470 (2). Forse prima non vi sarà stato, che un gagliardo, e forte intoppo di alberi. Questa spesa intraprese la Comunità n[on] solo per benefizio dei pubblici Mulini, che avea in pensiero di fabbricare, ma per vieppiù garantire, e difendere il suo Castello dalle sorprese nemiche. La Fabbrica è grandiosa, e sembra non soggetta alle ingiurie del tempo. In appresso a questi gran Chiavicconi io trovo (3), che vi fu a ponente fabbricato un Fattojo[40] a spese pubbliche fin dall’ [150] anno 1511: Opera, che dovea riuscir vantaggiosa estremamente al Paese per ismerciare la gran copia de’ semi di Lino, che forman d’ordinario uno de’ più bei prodotti del nostro circondario. Sotto poi a questo fu fabbricato un Brillatojo per purgare il Riso, e finalmente a sinistra fu ristaurato il Mulino da sega, che fu piantato fin nel 14[75] nella forma, siccome esiste tutt’ora.

Questi Edifizj però non bastavano pel bisogno del Paese; Quindi il Mulino, detto della Porta del Castello fu eretto dopo il 1490, e poco dopo vi fu aggiunto il Fattojo. L’anno poi 1496 sulla strada, che conduce a Pontevico, detta Francesca, io trovo, che esisteva un Mulino di sega, da cui avrà avuto il nome, che mantiene ancora quel edifizio, il quale fu poscia nel 1502 mutato in un di macinar le biade; Finalmente nel 1590 vi fu aggiunto a sinistra il Fattojo, che ancora veggiamo. Ecco ciò, che ho potuto raccogliere intorno alle pubbliche Fabbriche, che furono a comodo del Paese erette.

Di un Mulino, che era un tempo sull’Ollio, colà appunto, dove la Saverona mette foce in quel Fiume in certa guisa non istà a me di parlare. Però accennerò solo, che Filippo Ragazzola Cremonese ottenne per una Investitura in data dei 26[41] di Dicembre del 1547, e d’altre dei 19 Giugno, e 18 Luglio 1556 dalla Città di Brescia padrona de’ suoi confini la facoltà di fabbricare un tal Edifizio. E’ non pagava, che un canone di cinque lire di cera lavorata, e un pajo di faggiani. Una tal partita fu scritta ne’ Libri della Città sotto l’anno 1561, nè cessò [un t]al livello, che per Decreto dei Deputati della Città medesima, che ha la data del dì 25 Gennaro 1572, quando il Mulino si incendiò.

(1) Di questo Brillatojo si lasciò la Municipalità spogliare dal Governo del Popolo Sovrano &c. &c.

(2) Questa fu rifabbricata nel 1575.

(3) Piccioni = Storia del Castello di Quinzano = a c[arta] 21.

 

<Porto>

Più a sera v’hà il Porto, là appunto dove imbocca la regale strada di Brescia, che mena a Cremona. Questo in quanto alla porzion Cremonese era della Nobil Casa Bordolana ora estinta. Ciò apparisce da un Istromento dei 15 Marzo 1431, e da un Compromesso dei 3 Novembre 1440. Passò poscia nel Comun di Bordolano in vigor della cessione, che gli fece Giovanni Bordolano con Istromento del dí 6 Novembre del 1441. [151]

Ma perchè anche il Comun nostro pretendeva di avere dei diritti sopra questo Porto, quindi con Istromento 9 Gennaro 1469 fu trà il Comun di Bordolano, ed il nostro accordato, che la ragion del Porto fosse promiscua, cosicchè fosse goduto, e custodito sei Mesi per parte. Quest’uso durò molto tempo, a cui fu poscia sostituito quello di goderlo, e custodirlo una settimana per luogo. Il Porto però per un lungo corso di anni è sempre stato affittato di comune concerto, e riscosso l’affitto per mettà. Infatti si rileva, che fino l’anno 1503 à 7 di Gennaro fu data malleveria dal Portinajo, che l’avea preso all’incanto di pagar per sei Mesi l’affitto al nostro Comune, il qual metodo si tiene anche presentemente (1).

Non ha mancato però in varj tempi il Comun di Bordolano di voler arrogare a sé solo l’intiero Porto, ma non vi riuscì mai. Nel tempo, in cui per la gran Lega di Cambraj cosí Brescia, come Cremona erano sotto Principi stranieri, si fece lecito Bordolano di usurparlo intieramente; Ma con Sentenza del Governator Ducale di Cremona 12 Agosto 1514 fu deciso, che Quinzano fosse restituito nel posesso della mettà del Porto, che avean occupata i Bordolanesi. In ordine a che seguì altra Sentenza nel dì 16 Febraro 1516 del Vicario Pretorio di Cremona a favor di Quinzano, e a 27 di detto Mese furono esse Sentenze eseguite con solenne legal Atto posessorio di questa Comunità.

Non ancora però quieto Bordolano suscitò nuove contese. Prese il pretesto, che Quinzano col progresso del tempo si avrebbe arrogato il dominio intiero del Fiume, contro la Pace di Lodi del 1454 frà la Serenissima Repubblica di Venezia, ed il Signor Duca di Milano Francesco Sforza, e ciò in pregiudizio dei confini, e del Regio Fisco. Ma anche questa nuova insorgenza fu ultimata con Sentenza dei 31 Gennajo 1517 del Senato di Milano, con cui fu deciso, che stante la protesta [152] fatta legalmente dalla Comunità di Quinzano di non pretender alcuna ragione nel Fiume, nè nelli confini, nè in niente altro, che fosse di lesione al Regio Fisco, ma solamente di voler godere la mettà degli emolumenti del Porto, siccome concorreva a pagare la mettà delle spese per il di lui mantenimento, non si poteva negargli un posesso, che aveva sempre conservato. Il Comune diede malleveria della sua promessa, e cosí ebbe fine ogni controversia.

Quì per tanto si vede, che di ciò che appartiene a confini, ed è di diritto della Città capo della nostra Provincia, i Deputati di Quinzano fecero una tal precisione con savj, e prudenti riguardi. Altra questione però insorse in appresso sopra il modo di porre all’incanto il detto Porto. Ma questa ancor fu composta con Sentenza dei 7 Luglio 1518 dal Podestà di Cremona, Delegato Regio, con cui decise = che Bordolano fosse in libertà ogn’ora di fare il suo incanto alla presenza però dei Reggenti, e Sindici del Comun di Quinzano, quando volessero comparirvi. Però dovevano essere previamente avvisati della giornata destinata per il detto incanto, e caso non comparissero potesse non ostante incantare il Porto medesimo. Al presente ciascun de’ Comuni, come ha il suo Portinajo, che riscuote il pedaggio due settimane al Mese, cosí fa il suo particolare Incanto.

Nel 1711 fu mestieri à quei di Quinzano per le rovine del Fiume Ollio reccate alle ripe di trasportare per qualche tratto il Porto. La cosa andò di concerto con que’ di Bordolano. Quei del Comun nostro non miser mano però a codesta innovazione senza prima parteciparne alla Città, e averne licenza dai Deputati sopra l’Ollio – Costumanza praticata altre due volte a dì nostri.

Se alcuno desiderasse maggiori notizie intorno a questo Porto, può vedere = il Trattato, stampato in Brescia da Giovanni Maria Rizzardi nel 1755 in 4° frà Sua Maestà L’Imperatrice Regina, e la Serenissima Repubblica di Venezia sulla Materia dei Confini, rattificato li 30 9bre 1754 per parte di Sua Maestà Imperial Regia, e per parte della Serenissima Repubblica li 6 Dicembre 1754. Da questo Trattato rilevansi i rettifili, fatti nel Fiume, ed altre belle notizie. (1) Questo costume è cessato nell’anno 1797, {e dopo}[42] il Governo[43] per ogget{ti}i di Finanza si è arrogato il diritto sopra questo Porto; e vi ha fatto costruire un bel Ponte. [153]

 

<Case e pascoli>

Trà i posessi di questa Comunità possiamo contare delle Case, che ella accorda ai Soldati per lor quartiere, quando il Principe per ragioni di sanità, o di Stato ordina la custodia dei confini. Queste sono nel Castello. Altre Case possede la Comune, che affitta, cioè al Fornajo (1), al Macellajo, al Pesatore pubblico (2) &c. Longo poi le sponde dell’Ollio possiede molti pascoli (3), che somministrano il comodo agli oppidani pel mantenimento in parte, e più per l’allevamento di una quantità di bestiame pel loro provedimento, e pel loro commerzio. Questi a luogo a luogo sono interotti da ricchi boschetti, che incoronan le sponde di quel Fiume, e che dan delle legne per uso del Paese, e per farne traffico. Di questi fondi la Comune conta il suo posesso fin dal 1348. Al presente querre[44] terre sono affittate, o livellate agli originarj del Paese in conformità della Parte presa nel Consiglio Generale di questa Comunità l’anno 1761 nel dì 29 di Dicembre, e approvata con Ducale dell’Eccellentissimo Senato del dì 22 Marzo 175[2] More Veneto. A questi si può aggiungere il posesso ab antico di pascere sui Beni de’ particolari Possidenti ancor coltivati nel tempo, in cui sono però sgombri dalle raccolte già fatte. Questi pascoli stessi ella affittava a Peccoraj, e a Mandriali. Barnabò Visconti resosi Signor di Brescia confiscò l’anno 1360 al Comun nostro il suo diritto, e il suo provento, di cui nello stesso anno ne fe’ dono a sua Moglie Verde Scaligeri. Trè anni ella ne godette i frutti, dopo i quali regalonne la Famiglia Oriana, ora estinta. Altri Beni allodiali, ed altre onoranze aveva nel Territorio nostro questa Scaligeri. Di questi con facoltà del marito ne fe’ donazione a Giannolo Casati. Ciò apparisce da una pergamena del 1380, che ha la data dei 14 di Novembre.

(1) Questa era la Casa, destinata dalla Comune per uso, e servizio del Vicario, che vi mandava ogni anno la Città di Brescia. Sorvegliava per l’osservanza dei Calmeri, e giudicava sommariamente le questioni sino alla somma di £ire 150.

(2) Di queste ultime due Case fu la Comune spogliata al tempo del Popolo Sovrano.

(3) Di alcuni pascoli, e boschetti seguì lo stesso spoglio. [154]

 

<La vertenza dei pascoli coi Martinengo>

Siccome però con legale Istromento 28 Settembre 1391 il Prevosto Martinengo quondam Pietro à nome ancora dei Fratelli Gherardo, e Antonio acquistò questi Beni allodiali, e queste onoranze dal Casati, il posesso de’ quali fu dal Dominio nostro con Ducale 27 Novembre 1427 a Martinenghi confermato, cosí essi pretesero di avere dal Casati comperata ancora la ragione sopra i pascoli pubblici, e privati. Ciò fu l’anno 1396. La contesa però fu terminata per via di un componimento gravosissimo alla Comunità nostra, la quale, in forza di esso, fu obbligata di cedere ai Martinenghi di poter far pascere sù questo Territorio 50 Vacche, e 100 Pecore nei Mesi di Marzo, Aprile, e Maggio, e parimenti 50 Vacche, e 600 Pecore nei Mesi di Settembre, Ottobre, e Novembre, con altre condizioni onerose, come si rileva dall’Istromento di cessione del dì 27 Giugno 1397.

La compera fatta poi in appresso dalla medesima Casa Martinengo dei Fondi, e delle ragioni degli Oriani gli fece credere di avere acquistato maggiori diritti. Quindi cominciò a prendersi qualche maggior libertà anche nei pascoli. Perciò una nuova vertenza sorse l’anno 1456. la Sentenza dell’Arbitro però, che fu Pellegrino Duodo obbli[] la la [!] Casa sudetta a tenersi al Concordato del 1397. Ma i Martinenghi rifiutarono questo accordo. Nacque quindi una lite dispendiosa, che fu poi terminata col laudo della sentenza 1456 dell’Arbitro Duodo.

Nuova questione nacque però ancora nel 1466, che ebbe il medesimo fine glorioso per la Comune. Finalmente si accordaron le parti difinitivamente à 7 di Novembre del 1469. Allor la Comunità ricuperò i suoi diritti. Infatti io trovo, che l’anno 1490 ella affittò i pascoli al Malghese di Tadeo Martinengo, e rascosse il convenuto affitto.

Non contenti ancora però i Martinenghi l’anno 1505 dimandarono il taglio della legal Transazione del 1469. I nostri erano stanchi di litigare, non vollero perciò impegnarsi in una nuova lite. Riccorsero adunque ai Rettori di Brescia, che accolsero benignamente le loro suppliche. Esaminati i lor fondamenti, e quelli degli avversarj, sentenziarono a favor dei Quinzanesi. [155]

Convien credere però, che anche i Martinenghi avessero qualche ragione, perchè gli fu fatta. Infatti la piccola parte di diritto, che fu in questa occasione a loro accordata, la cedettero in perpetuo con legale Istromento del dì 2 Maggio del 1552, rogato da Francesco Moro da Gambara al Comun nostro.

La ragion principale, che la Comunità faceva padrona di questi pascoli era di avere con Atto pubblico nel 1386 ricuperato dalla Casa Oriani il suo antico posesso. Perciò le questioni insorte coi Martinenghi turbaron sì ai Quinzanesi il possedimento di questo bene, ma ebber sempre la gloria di essere vittoriosi.

In fine Pietro Vittor Pisani Capitanio Vice Podestà di Brescia con una Terminazione del dì 4 Maggio del 1765, comandò che la Comunità non avesse altro diritto sopra i pascoli dei Beni privati, ma che potesse solamente affittare per mezzo di[45] pubblici Incanti per pascoli, i soli Beni appartenenti a Lei, cioè le strade pubbliche, li Fondi tutti lungo le sponde del Fiume Ollio &c. &c.

L’ultimo possedimento Comunale è una Pezza di Terra di buona qualità di Piò trè circa, situata in principio della Strada di Virola (1).

(1) Dopo di avere il Governo del Popolo Sovrano nel 1796 soppresso i Monasterj, e i Conventi de’ Regolari possidenti, accordò di potere ipotecare anche i Beni Comunali pagando le restanze di debiti pubblici verso il Dominio Veneto. Fu perciò allora ipotecata questa Pezza di Terra, e la Municipalità parte per inerzia, e parte per impotenza non pagò intieramente il suo debito. Perdette del tempo nel ricercare di essere compensata da diverse spese, che aveva incontrato per oggetti di Sanità; e frattanto fu spogliata coll’estimo prezzolato, e col 4to meno.

 

<Monte di Pietà>

Pel provedimento de’ poveri terrazzani fu nell’anno 1502 eretto il Monte di Biada, detto di Pietà. Ne’ suoi principj fu ricco, e ben fondato. 401 erano le Some di Miglio, e 30 quelle di Segala: numero sufficientissimo per supplire al bisogno di questa popolazione. In appresso sono avvenuti degli scacchi, com’era natural da venire, [156] in generi affidati a povera gente. Nel 1561 furono questi scacchi dai Sindici di quell’anno rimpiazzati. Questo Monte però risentì {ancora}i nel corso di due secoli tali, e tanti danni, che a dì nostri non ha, che 200 Some di Formentone, che annualmente dispensa ai più indigenti del Paese.

Legati

Possiamo aggiungere a questo gli altri Legati da pij Testatori, fatti a benefizio de’ Poveri, cioè il Legato di maritare, ossia di dottar donzelle, di soccorrer gli ammalati i più bisognosi, e di provedere alla necessità delle Famiglie, che la povertà, o la lor insufficienza rendon degne della carità pubblica tanto di vitto, come di vestito. Infine v’ha l’Istituzione della pubblica Scuola, che è di un gran soccorso, e di un gran bene per la gioventù, che vi è mandata.[46]


[1] Edita in T. Casanova, 2014, pp. 216-217 doc. 6. [2] Scil.: “poi che”. [3] Corretto da «da». [4] Scil.: “Templi”. [5] Corretto forse da «parte». [6] Corretto da «detta». [7] Corretto da «del» (o viceversa). [8] La -o- appare corretta. [9] Corretto da «Cavrioli». [10] Corretto da «del». [11] Segue «parecchio», cassato. [12] Corretto da altra parola. [13] Spazio bianco nel ms. [14] Corretto da «persona». [15] Corretto da «27». [16] In realtà l’8 ottobre 1797 corrisponde nel calendario repubblicano al 17 Vendemmiaio anno VI (è il II in Italia). [17] Cfr. pp. ... [18] Scil: “di Brescia”. [19] Corretto forse da «Savelli». [20] Corretto da «Pizzioni». [21] La -i- corretta da -j-. [22] Scil. “sigle”. [23] Scil: “Concilio”. [24] Forse intende “Mantellate”. [25] Corretto da «dettatto». [26] Corretto da «1606». [27] Scil.: “cilicio”. [28] Forse per “discrezione”. [29] Nell’interlinea superiore. [30] Corretto da «commode». [31] Spostiamo in questa posizione il testo di p. 160, come suggerito dalla annotazione precedente. [32] Corretto da «1701». [33] Nell’interlinea, in sostituzione di «Bianchini», cancellato. [34] Corretto da «Cattarina». [35] Corretto da «Cameni Cattarina». [36] Corretto da «Thaù Dorotea». [37] Corretto da 1713». [38] Aggiunta nel margine ds. [39] Spazio bianco in luogo dell’ultima cifra del millesimo. [40] Scil.: “Frantoio”. [41] Incerto, forse corretto da «24». [42] Nell’interlinea, a correzione di «perchè», cancellato. [43] Segue: «allora», cancellato. [44] Scil.: “quelle”. [45] Corretto da «de». [46] Segue “Memorie spettanti alle Seriole, che irrigano il nostro Territorio”, pp. 156-159.

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