Questa mostra è il risultato di una vasta ricerca, che ha avuto per oggetto le santelle e le immagini sacre del territorio corrispondente ai comuni di Quinzano, San Paolo, Verolanuova e Verolavecchia, con le relative frazioni (Cremezzano, Scarpizzolo e Trignano; Breda Libera e Cadignano; Monticelli d’Oglio).

Al termine “santella” si è data, dunque, una accezione più vasta di quella che comunemente gli si attribuisce dalle nostre parti, comprendendo in esso non soltanto le cappellette campestri e urbane, ma tutte le immagini sacre (dipinti murali, edicole, nicchie, statuette, formelle, croci, chiavi d’arco incise, iscrizioni, graffiti) antiche e moderne presenti nel territorio di riferimento.

 

La mostra si compone di diversi tipi di materiali.

Le fotografie costituiscono la parte preponderante: sono quasi tutte state realizzate in questi mesi, ma alcune belle immagini d’epoca provengono anche da archivi privati.

L’apparato documentario raccoglie riproduzioni (trascritte e tradotte) e descrizioni di antichi manoscritti, nei quali si menzionano immagini sacre, talora sopravvissute al tempo, o molto più spesso scomparse e nemmeno più localizzabili.

La cartografia, infine, accompagna l’illustrazione della storia passata e presente con la visualizzazione dei luoghi, e scandisce le principali tappe del percorso espositivo.

 

Dare un ordine al materiale raccolto è stata un’impresa piuttosto complessa.

Anzitutto abbiamo escluso la presentazione più semplice, paese per paese, perché ci sembrava contraddittoria rispetto al programma che ci siamo dati, di superare le barriere localistiche quando affrontiamo la storia e la cultura comune.

Anche l’ordine per soggetto (ad esempio in base all’intitolazione del luogo, o ai santi raffigurati) era impossibile da seguire, poiché per la maggior parte le cappellette presentano più di un dipinto, oppure hanno perduto nella memoria collettiva il titolo originario; d’altra parte, anche le immagini murali sono state sottoposte nel tempo a mutamenti nell’iconografia e nei titoli, e talora è difficile interpretarle con certezza.

Abbiamo, pertanto, scelto di costruire un percorso alternativo piuttosto difficile e discutibile: ma proprio questa sollecitazione a riflettere e discutere ci sembra una qualità stimolante della nostra proposta di lettura.

 

Abbiamo individuato alcuni caratteri delle santelle, della loro collocazione o della struttura, che si possono definire “oggettivi” e “soggettivi”, ossia esterni e indipendenti rispetto al manufatto, oppure interni e strettamente connessi alla sua origine e alla sua storia. In base a queste caratteristiche, abbiamo delineato un percorso in due direzioni, diverse ma complementari tra loro: molte santelle infatti presentano, pur in misura diversa, caratteri dell’uno e dell’altro tipo.

Dopo una introduzione cartografica, per individuare statisticamente la presenza delle cappellette e delle immagini murali sacre nelle loro varie tipologie, ci siamo soffermati sulle testimonianze toponomastiche antiche e moderne.

Quindi abbiamo sondato i tracciati delle antiche vie di comunicazione tra i vari centri del territorio, gli incroci e i percorsi rogazionali, segnalando le santelle la cui posizione potrebbe essere significativa. Una digressione abbiamo aperto a proposito delle numerosi oratori intitolati alla Madonna di Caravaggio.

Altre ragioni oggettive della presenza di santelle ci sono parse le preesistenze di edifici di culto soppressi; il rapporto con i santi titolari e patroni delle varie località; la presenza di sorgenti e di acque; o ancora le emergenze cimiteriali, attestate in particolare dal titolo dei “Morti”. Caso rilevante, in questo ambito, è costituito dalle santelle sorte negli antichi lazzaretti o sulle fosse comuni a seguito delle varie pestilenze. In questa sede rientra espressamente il titolo di San Rocco, che è il patrono tipico degli appestati, ben testimoniato nei nostri territori.

 

A questo punto, si è passati dai criteri definiti “oggettivi”, a quelli “soggettivi”, che si qualificano soprattutto nell’ambito delle devozioni individuali o familiari, o di piccoli gruppi sociali.

Un primo passo è stato fatto in archivio, alla ricerca di testimonianze dirette dei secoli scorsi. Poi abbiamo rintracciato, quanto meno, la memoria delle immagini in tutto o in parte scomparse. Quindi abbiamo catalogato le immagini tuttora esistenti secondo un sintetico ordine gerarchico: Cristo, la Madonna, i santi. Nell’ambito delle devozioni moderne abbiamo evidenziato le realizzazioni più recenti e i restauri, con esempi concreti di interventi sull’antico.

A conclusione abbiamo posto alcuni vecchi graffiti, come segno di una volontà di comunicazione popolare che ha varcato il tempo.

 

Questo percorso rappresenta, dunque, un tentativo, pur parziale e discutibile, di ordinare i materiali raccolti: del resto, non si è voluto sottolineare espressamente, visivamente, il ritmo del percorso, lasciando al visitatore il compito di ricostruire in modo autonomo una sua personale sequenza di lettura. Noi ci siamo limitati a distinguere graficamente i pannelli destinati ai singoli paesi e quelli di carattere generale, mediante alcuni colori indicativi:

grigio = argomenti generali
rosa = Quinzano
giallo = San Paolo e frazioni
verde = Verolanuova e frazioni
azzurro = Verolavecchia e frazioni

Ogni pannello, oltre ai materiali fotografici, topografici o documentari, riporta un titolo sintetico, le didascalie di immagini e documenti, o la legenda delle mappe, e un breve testo che illustra l’argomento specifico.

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