Una immagine votiva che merita per varie ragioni una menzione è il quadro della Beata Stefana Quinzani (1457-1530), posto sulla casa curaziale dietro la chiesa di San Rocco a Quinzano. Si tratta di una tela a olio: un caso unico tra quelli che abbiamo esaminato in questa ricerca. È un ex-voto come si desume dall’iscrizione in basso:

B(eatae). STEPHANÆ QVINTIANÆ DE SCHIANI<s> OR(ation)E
EXTASI, PROPHETIA, MIRACVLIS,
[JE]SV XP(is)TI CONNVBIO ET STIGMATIBVS CLARÆ,
CLARIORI VIRTVTIBVS.

Il dipinto, invero di scarso valore artistico, è opera di un modestissimo pittore locale attivo tra ‘600 e ‘700: Carlo Trappa. Nel 1910 (l’informazione è di Locatelli) dal parroco don G. Donati fu posto in una nicchia ricavata sopra l’ingresso di quella che una infondata tradizione riterrebbe la casa dei genitori della Beata Stefana.

L’infelice idea di collocarlo all’esterno, esposto alle intemperie, non giovò al quadro, che si ridusse in condizioni pietose, divenendo pressoché illeggibile. Nel 1989 subì dunque un radicale restauro.

Ma l’esperienza, probabilmente, insegna poco: infatti l’immagine restaurata fu ricollocata nella medesima nicchia, ma con un bel cristallo che la proteggesse. In breve la povera Beata Stefana è ritornata nelle pessime condizioni di prima del restauro. Ora è conservata nella sacrestia della vicina chiesa di San Rocco.


Via Beata Stefana, Casa del curato. Quadro votivo della beata Stefana Quinzani (Carlo Trappa, inizio sec. XVIII)

Chiesa di San Rocco e Casa del curato.

Iscrizione dedicatoria.

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