La denominazione più consueta che ci offrono gli antichi documenti per quelle che noi chiamiamo santelle è il termine “maestà” (quasi sempre nella forma maystà, o maiestà).

Secondo G.B. Melchiori, nel dialetto bresciano del suo tempo (1817) il vocabolo indicava genericamente una immagine sacra, soprattutto mariana. Del resto il termine maestà è tuttora di uso comune nell’Italia centrale (ad es. in Toscana) per definire le cappellette campestri. Tale definizione rimanda evidentemente ai dipinti della Madonna o dei santi in trono, tipici dell’arte colta e popolare fino al secolo XV e oltre: l’allusione è dunque all’immagine sacra stessa, più che all’edi­ficio che la contiene.

La denominazione più consueta che ci offrono gli antichi documenti per quelle che noi chiamiamo santelle è il termine “maestà” (quasi sempre nella forma maystà, o maiestà).

Secondo G.B. Melchiori, nel dialetto bresciano del suo tempo (1817) il vocabolo indicava genericamente una immagine sacra, soprattutto mariana. Del resto il termine maestà è tuttora di uso comune nell’Italia centrale (ad es. in Toscana) per definire le cappellette campestri. Tale definizione rimanda evidentemente ai dipinti della Madonna o dei santi in trono, tipici dell’arte colta e popolare fino al secolo XV e oltre: l’allusione è dunque all’immagine sacra stessa, più che all’edi­ficio che la contiene.

Per Verolanuova, riproduciamo un paio di documenti del sec. XVI in cui si menzionano due contrade della maestà. Una (1519) era in paese “desubtus Stronum”, sotto lo Strone; l’altra (1532) era in campagna, in contrada delle Vallate (Vallatarum), ed era chiamata “la maestà di Botti”, dal nome della famiglia proprietaria della santella o dei terreni su cui essa sorgeva. Come risulta da una vecchia mappa, quest’ultima cappelletta era ancora esistente nel secolo scorso.


Menzione della contrada della Maestà sotto lo Strone.
«... in contrata mayestatis desubtus stronum cui coheret amane via ameridie vallinus de bornato asero Magister Bartolomeus de spallentijs et amonte flumen stroni...»
Compravendita Ferrari-Adamoli, 1 settembre 1519.
Bs-ASt: Not. Bs. 370, not. Tonino Grena.

 

Menzione della Maestàdi Botti”, in contrada delle Vallate.

«... In contrata Vallatarum siue mayestatis que dicitur la mayesta di botti cui coheret amane dominus Iacobus de albino ameridie via asero Iohannes fachinzettus et amonte Illustris dominus Comes Lucretius de Gambara mediante la calchagna...»

Compravendita Sala-Sala, 29 ottobre 1532.
Bs-ASt: Not. Bs. 365, notaio Tonino Grena.

 

Localizzazione della santella delle Vallate.

Bs-ASt: da una Mappa catastale del 1809

 

La contrada delle Vallate oggi.

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