Pulpito e iscrizioni funebri

 

Lungo la testata sinistra dell’aula, in basso adiacente ai gradini del presbiterio, è stato collocato, a modo di ambone, il pulpito ligneo (sec. XVII), che prima dei restauri del 1982 si trovava sopra la porta laterale nord.

Una pia tradizione locale (senza fondamento) vorrebbe che da quel pulpito avesse predicato san Carlo Borromeo nei tre giorni della sua permanenza a Quinzano (29 giugno - 1 luglio 1580) durante la sua celebre visita apostolica: il che è purtroppo improbabile, vista l’epoca del manufatto.


Sulle pareti della quarta campata, sia a destra che a sinistra dell’abside, sono murate alcune iscrizioni funebri di varia epoca: le più interessanti sono senz’altro quelle dedicate a Giovanni Planerio e a Quinziano Stoa.

La prima, murata sopra la porta del campanile sulla sinistra, è la lapide tombale del medico e scrittore quinzanese Giovanni Planerio Quinziano (1509-1600), in prezioso marmo nero con caratteri dorati, forse trasferita qui nei primi decenni del ‘700 da una originaria collocazione pavimentale. Sopra la lapide era appeso un bel ritratto molto realistico del vecchissimo Planerio, eseguito poco prima della sua morte a olio su un ovale in rame, che è stato trafugato nel 1986.


L’epigrafe dedicata a Quinziano Stoa, ossia il poeta, assai famoso ai suoi tempi, Gian Francesco Conti (1484-1557), in mezzo alla parete di testa, fu dettata nel 1714 dal medico Giovanni Gandino.

Realizzata in legno, ha una cornice decorata negli angoli e in mezzo ai lati da 8 piccoli tondi, con ritratti di Giovanni e di Domizio Conti, padre e fratello del poeta, dei re di Francia Luigi XII e Francesco I, per i quali il poeta lavorò, e i simboli delle arti che egli per tutta la vita aveva coltivato: poesia, retorica, astronomia e filosofia.

Alla sommità dell’iscrizione, simmetrica a quella del Planerio sulla testata opposta, vi era un ovale a olio su rame con un ritratto idealizzato dello Stoa, dipinto su commissione dello stesso Giovanni Gandino dal pittore Carlo Trappa nel 1707: anche questo ovale è stato rubato nel furto del 1986, così come sono stati asportati alcuni dei tondi in legno che decoravano la cornice.

 

GANDINO, Alveario; Giardino; MESSALI, 1986.03.

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