1596 luglio 14, Quinzano.

Testamento del medico Giovanni Planerio <Quinziano>.

Brescia - Archivio di Stato: Notarile Brescia, filza 2384, notaio Alessandro Cirimbelli.

Ed.: inedito. Trad. in Casanova, 1991, pp. 55-62.

Due copie, di cui una minuta e una bella, corrosa nella parte alta per tutte le prime righe; alla minuta è allegato l’inventario dei beni di Caterina Verola, con la medesima data (la trascrizione è fatta dalla bella copia, mentre le integrazioni, tra parentesi quadre, sono tratte dalla minuta).


[In xpisti nomine amen  Nel nome di Cristo, Amen.
cum nihil sit certior morte] nihilque incertius hora mortis Idcirco excellens dominus Ioannes quondam domini ludouici de planeris artium medicine et philosophie doctor ciuis Venetus et nunc habitator in Quintiano Sanus mente et Intellectu licet corpore languens Volens pro salute anime sue de eius bonis temporalibus disponere ut ne Inter posteros suos lis aliqua oriatur per presens suum sine scriptis nuncupatiuum testamentum fecit Instituit legauit et ordinauit ut Infra sequitur videlicet Poiché nulla è più certo della morte e nulla più incerto dell’ora della morte, per questo l’eccellente signor Giovanni del fu Ludovico Planerio, dottore di arti medicina e filosofia, cittadino di Venezia e ora residente in Quinzano, sano di mente e di intelletto sebbene fisicamente afflitto, volendo in vista della salvezza della sua anima disporre dei propri beni terreni perché non sorgano liti tra i suoi discendenti, mediante il presente suo testamento non autografo fece decise impegnò ed ordinò come segue, ossia:
In primis animam suam omnipotenti deo eiusque beatissime Virgini marie ac etiam tote curie celesti humiliter et deuote se recomandauit In primo luogo umilmente e devotamente raccomandò la sua anima a Dio onnipotente e alla beatissima Vergine Maria e anche a tutta la corte del paradiso.
Item legauit et Iure legati reliquid quod domina Catherina filia quondam magistri Bernardini de Verolis nunc ancilla predicti spectabilis domini excellentis domini testatoris amore dei ac etiam pro longissima serui<tu>te eydem facta et quondam domine Zacharie olim Sorori et alijs de Causis animum suum monentibus et omni alio meliori modo etc. Sit et esse debeat domina donna et Vsuffructuaria cum toto pleno et Integro vsuffructu donec vixerit de Infrascriptis bonis et quod non possit a quibuscumque personis cuius generis sint molestare nec modo aliquo Inquietare sub pena cuilibet contrafacienti priuationis quorumdam bonorum sibi legatorum auffidandorum[1] et applicandorum predicte domine Catherine et ex nunc pro ut ex tunc dictorum contrafacientes priuauit et priuat et bona ipsa eysdem legata assignauit et assignat predicte domine Catherine Poi dispose che la signora Caterina figlia del fu maestro Bernardino da Verola, attuale domestica del suddetto spettabile ed eccellente signor testatore, per amore di Dio e in compenso del lunghissimo servizio che ha prestato a lui e alla defunta signora Zaccaria sua sorella nonché per altre ragioni che spingono la sua coscienza e in ogni miglior modo, debba essere padrona ed usufruttuaria con pieno ed integrale usufrutto finché vivrà dei beni qui sotto elencati, e che non possa essere molestata né in alcun modo infastidita da qualunque persona di qualunque tipo, sotto pena per chiunque contravverrà della privazione degli eventuali beni ad esso legati, da affidare e destinare alla predetta signora Caterina [...].
Que bona <1v> [data et assignata ad vsuffructuandum sunt videlicet I beni concessi e attribuiti in usufrutto sono i seguenti:

Primum vnam domum] cum curtiuo area et horto dicti testatoris in quo de presenti dictus testator habitat cum omnibus melioramentis in eo existentibus sitam in terra Quintiani in contrata Sancti Ioseph seu Valtrumpie burgi burgi cui coheret amane et amonte strata asero illi de mombellis et ameridie heredes quondam Reuerendi domini presbiteri Andree de trappis Saluis etc. Cum conditione quod statim mortua dicta domina Caterina et finito dicto vsuffructu peruenire debeat in ecclesia Sancti Ioseph dicte terre Quintiani et ex nunc prout ex tunc veniente dicto casu eydem ecclesie Sancti Ioseph legauit et Iure legati cum honere tamen celebrare faciendi quottannis in perpetuum vnum officium deffunctorum et etiam missas Sancti Gregorij in parochiali vel vice parochiali ecclesie Istius terre Quintiani in remedium dicti testatoris et deffunctorum suorum

[1] Primo una casa con cortile aia ed orto di proprietà del testatore, nella quale al presente il testatore risiede, con tutte le migliorie in essa esistenti, situata nel paese di Quinzano in contrada di San Giuseppe ossia di Valtrompia nel borgo di Borgo, che confina a est e a nord con la strada, a ovest con la proprietà Mombelli e a sud con gli eredi del defunto reverendo sacerdote don Andrea Trappa, con la condizione che appena morta la signora Caterina e cessato il suo usufrutto la casa debba essere devoluta alla chiesa di San Giuseppe del paese di Quinzano [...]; e così la destinò appunto alla chiesa di san Giuseppe, con l’onere però di far celebrare ogni anno in perpetuo un ufficio dei defunti e anche messe di san Gregorio nella chiesa parrocchiale – o in quella che funge da parrocchiale – di questo paese di Quinzano in suffragio del testatore e dei suoi defunti.

cui etiam ecclesie reliquid illas reliquias Sanctas quas ipse ex<c>ellens dominus testator asseruit habere in quadam Capsa et hoc amore dei cum hac tamen expressa declaratione quod dicta bona utsupra legata dicte ecclesie Sancti Ioseph post mortem dicte domine Catherine non possint vllo vnquam tempore aggregari aut vniri alicui altari vel benefficio eccllesiatico Sed Semper et in perpetuum Intellegatur laycalis ac Supposita foro et Iurisdictioni secculari Sub pena amissionis etc.

Alla stessa chiesa [di S. Giuseppe] lasciò le Sante Reliquie che l’eccellente signor testatore dichiarò di conservare in una cassa, e ciò per amor di Dio, ma con l’esplicita dichiarazione che i beni legati come detto alla chiesa di san Giuseppe dopo la morte della signora Caterina non possano mai in nessun tempo essere aggregati o uniti ad alcun altare o beneficio ecclesiastico, ma si intendano sempre e in perpetuo beni laicali, soggetti al tribunale e giurisdizione secolare, sotto pena della perdita.
Item legauit et Iure legati etiam predicte domine Catherine ad vsuffructuandum utsupra donec vixerit utsupra vnam petiam terre arratorie et addaquatorie etc <2r> [positam in territtorio quintiani in contrata bragide longe cui coheret asero illi de pizamilijs et partim vas] gambaloni amonte illi de godinis ameridie vas addaquatorius saluis etc. plodiorum quinque vel circa cum horis duabus acque gambaloni et post eius mortem et finito dicto vsuffructu deuenire debeat dicta petia terre cum dictis duabus horis acque utsupra descriptis in Bartholomeo de Soresina eius affine et post eius mortem in Suis heredibus et ex nunc prout ex tunc Saluo vsuffructu utsupra eydem Bartholomeo et eius heredibus utsupra legauit et Iure legati [2] Poi lasciò ancora alla suddetta signora Caterina in usufrutto finché vivrà un appezzamento di terra aratoria e adacquatoria, sita nel territorio di Quinzano in contrada delle Bredelunghe che confina a ovest con la proprietà Pizzamiglio e in parte con la roggia Gambalone, a nord con la proprietà Godini e a sud con il fosso di irrigazione [...], di piò cinque all’incirca, con due ore d’acqua del Gambalone; e dopo la sua morte e cessato il suo usufrutto quell’appezzamento di terreno con le due ore d’acqua sopra menzionate dovrà essere destinato a Bartolomeo da Soresina suo parente, e dopo la morte di questi ai suoi eredi [...].
Item legauit et Iure legati etiam predicte domine Catherine ad vsuffructuandum utsupra vnam aliam petiam terre donec vixerit utsupra sitam super territtorio predicto in contrata predicta bragide longe detta la vigna et post mortem dicte domine Ca<t>herine dicta petia terre perueniat in Andream quondam philippi grene aut eius heredibus et ex nunc prout ex tunc finito dicto vsuffructu eydem Andree legauit et Iure legati etc. [3] Poi lasciò ancora alla medesima signora Caterina in usufrutto finché vivrà come sopra un altro appezzamento di terra sita nel suddetto territorio nella stessa contrada delle Bredelunghe, detta “la Vigna”, e dopo la morte della signora Caterina questo appezzamento di terreno dovrà diventare proprietà di Andrea del fu Filippo Grena o dei suoi eredi [...].
Item legauit et Iure legati predicte domine Caterine vnam copertam ex pelle nouam vnam copertam Rubeam a lecto nouam quod de eis disponere possit ad sui libitum cum omnibus bladis granis vino et grassinis in dicta eius domo existentibus [4] Poi lasciò alla predetta signora Caterina una coperta di pelliccia nuova e una coperta rossa da letto nuova, così che possa farne quello che vuole, e insieme tutte le biade, granaglie, vino e grassine che ci sono nella sua casa.
Item legauit predicte domine Caterine ad vsuffructuandum utsupra omnia alia bona mobilia que de presente reperiuntur in dicta domo saluis mobilibus suprascriptis eydem libere legatis et Infrascripto domino Alexandro Scaratto et saluis mobillibus nominatis in politia penes me notarium demissa quia Sunt propria dicte domine Caterine et per eam asportata in domo predicti testatoris et asseruit que politia Incipit vno letto <2v> [5] Poi lasciò alla predetta signora Caterina in usufrutto come sopra tutti gli altri beni mobili che al presente si trovano nella sua casa, salvo gli oggetti sopra menzionati che ha liberamente lasciato in eredità a lei e al sotto notato signor Alessandro Scaratto e salvo gli oggetti elencati nel foglietto depositato presso di me notaio, perché sono proprietà personale della signora Caterina e da lei portati in casa del testatore – la nota comincia con le parole “uno letto”.
[Item legauit duas buschettas existentes] in dicto territtorio contrata voltazole quantocumque sint in mensura predicte domine Caterine ad vsuffructuandum utsupra. [6] Poi lasciò due boschette esistenti nel medesimo territorio in contrada della Voltazola, qualunque sia la loro estensione, alla stessa signora Caterina in usufrutto come sopra.
Item legauit et Iure legati reliquid Petro filio Iulij de gonzonis ex quondam domina margaritta matre dicti Iulij et olim sorore dicti testatoris vnam petiam terre arratorie vitate et addaquatorie sine Iura acquarum sitam in dicto territtorio in contrata camporelle cui coheret amonte strata asero lucia de planeris ac Hieronymus de azanello saluis etc. perticarum nouem vel circa cum conditione quod decedente dicto petro sine filijs legitimis et de legitimo matrimonio natis quod Zacharia soror predicti petri succedat non extantibus filijs masculis utsupra nec filijs feminis dicti petri defficiente vero dicta Zacharia sine filijs vel filiabus utsupra aut etiam eius filijs filiorumque suorum utsupra et eo casu euenient ac etiam si dictus petrus non seruauerit precepta Sancte Romane ecclesie et si fuerit male vite ut pater et auus quod Cadat a dicto legato et deuoluatur in dicto casu pro dimidia in Iacobum gambarum siue eius filios et desendentes, et pro alia dimidia in Bartholomeum quondam Iouitte de vertua dicte terre prohibendo quandocumque alienare dictam petiam terre ipsis legatarijs vsque ad quartum gradum Inclusiue [7] Poi lasciò a Pietro figlio di Giulio Gonzoni, discendente della defunta signora Margherita madre del nominato Giulio e sorella del testatore, un appezzamento di terra aratoria vitata e adacquatoria senza diritti d’acqua sita nel medesimo territorio in contrada della Camporella, che confina a nord con la strada, a ovest con diritti della famiglia Planerio e con Girolamo da Azzanello [...], di nove pertiche all’incirca, con la condizione che se Pietro morisse senza figli legittimi, maschi o femmine che siano, e nati da legittimo matrimonio, succeda la sorella di Pietro: Zaccaria, purché non sussistano figli maschi né figlie femmine di Pietro. Se poi Zaccaria morisse senza figli né figlie e così i figli dei suoi figli [...], ed altresì se Pietro non osserverà i precetti della Santa Chiesa Romana e se si comporterà male come suo padre e suo nonno, decada da questo legato, che in tale eventualità sarà devoluto per metà a Giacomo Gambaro o ai suoi figli e discendenti e per l’altra metà a Bartolomeo del fu Giovita Vertua di questo paese, con la proibizione per questi legatari fino al quarto grado incluso di alienare mai quell’appezzamento di terra.
Item legauit et Iure legati reliquid Zacharie filie Iulij gonzoni predicti lectum dicti eccellentis testatoris statim et libras ducentas planetoruum tempore eius nubilis ettatis quas dictus testator asseruit esse penes ser Bernardum de Zannis habitatorem in quintiano ut dicitur constare Instrumento rogato per dominum Scipionem de trappis notarium in quintiano ad quod etc. [8] Poi lasciò a Zaccaria figlia del suddetto Giulio Gonzoni il letto dell’eccellente testatore subito, e quando sarà in età da marito, 200 lire planet, che il testatore dichiara essere presso ser Bernardino Zanni residente a Quinzano, come risulta dallo strumento rogato dal signor Scipione Trappa notaio in Quinzano [...].
Item legauit quod Infrascriptus ser Basilius heres ut Infra dare debeat Ioanni Antonio <3r> [de manfradinis habitatori in loco mozanige diocesis cremone amore dei ac etiam pro] fideli seruitute facta quondam domino Petro fratri predicti eccellentis domini testatoris In Inclita ciuitate venetiarum libras trecentas planetorum post mortem eiusdem cum vno lecto paruo et similiter dare debeat ser christophoro mediolanensi de luoco de uicho agri cremonensis libras quinque centum ad quas tenetur dare predicto Xpistophoro vigore legati eydem facti per quondam dominum Egiidium[2] olim fratrem predicti domini testatoris et alias libras centum planetorum dandas de bonis predicti testatoris que sunt in totum libras sexcentum planetorum dandas per utsupra et hoc sit Iure legati {et utsupra.}i [9] Poi ordinò che l’erede ser Basilio – di cui più sotto – debba consegnare a Giovanni Antonio Manfradini residente a Mozzanica nella diocesi di Cremona, per amor di Dio ed anche a compenso del fedele servizio da lui prestato al defunto signor Pietro fratello dell’eccellente signor testatore nella gloriosa città di Venezia, 300 lire planet dopo la sua morte, con un piccolo letto; e allo stesso modo debba dare a ser Cristoforo Milanesi da Vico in provincia di Cremona 500 lire, che egli è tenuto a dare a Cristoforo in forza del legato fattogli dal defunto signor Egidio fratello del signor testatore, e altre 100 lire planet dai beni dello stesso testatore, che fanno in tutto 600 lire planet [...].
Item legauit et Iure legati reliquid domino Alexandro Scaratto habitatori in quintiano libras sexaginta planetorum dandas per Infrascriptum laudum ut Infra cum vno adobamento pauonatio Coperto Capocelo [?] pro seruitute habita ab eo et eius filijs ac etiam amore dei [10] Poi lasciò al signor Alessandro Scaratto residente a Quinzano 600 lire planet che dovrà consegnargli il sotto nominato esecutore, con un drappo color carminio, in compenso del servizio ricevuto da lui e dai suoi figli ed anche per amor di Dio.
Item legauit et Iure legati Reuerendo domino presbitero dominico filio ser Bartholomei de vertua libras quindecim planetorum amore dei dandas pro utsupra. [11] Poi lasciò al reverendo sacerdote don Domenico figlio di ser Bartolomeo Vertua 15 lire planet per amor di Dio, da consegnarsi come sopra.
Item legauit et Iure legati reliquid Reuerendo domino presbitero Dominico quondam Gabrielis de vertua libras quindecim planetorum amore dei dandas pro utsupra [12] Poi lasciò al reverendo sacerdote don Domenico del fu Gabriele Vertua 15 lire planet per amor di Dio, da consegnarsi come sopra.
Item legauit et Iure legati filie nepte quondam Gabrielis vertue utsupra libras quindecim planetorum dandas tempore quo maritabitur amore dei et in remedium anime sue [13] Poi lasciò alla nipote per parte di figlia del fu Gabriele Vertua 15 lire planet che le saranno consegnate al momento in cui si sposerà, per amor di Dio ed in suffragio della sua anima.
Item legauit et Iure legati reliquid Iacobo gambaro habitatori in quintiano libras ducentas planetorum siue eius heredibus statim post mortem dicti testatoris pro seruitute ab eo habita [14] Poi lasciò a Giacomo Gambaro residente a Quinzano o ai suoi eredi 200 lire planet subito dopo la morte del testatore in compenso del servizio da lui avuto.
Item legauit et Iure legati reliquid domino Scipioni de trappis habitatori in quintiano libras quindecim <3v> [planetorum pro seruitute habita ab eo et Iustis de Causis [15] Poi lasciò al signor Scipione Trappa residente a Quinzano 15 lire planet in compenso del servizio da lui avuto e per giuste ragioni.
In ceteris autem suis bonis mobilibus et Immobilibus Iuribus] rationibus et actionibus debitis et Creditis presentibus et futuris et specialiter in liuellis Saluis et firmis manentibus premissis heredem suum Instituit et esse voluit ac etiam ore proprio nominauit dominum Basilium filium legitimum et naturalem quondam Reuerendi domini presbiteri Ioannis Iacobi de basellis habitatorem in quintiano cum hac condicione tamen expressa quod dictus heres Ins<ti>tutus utsupra teneatur et obligatus sit vendere plus offerenti bona ipsius testatoris et in eius bonis et hereditate relicta vltra comprehensa in suprascriptis legatis videlicet bona mobilia non comprehensa in suprascriptis legatis nec non vnam domum muratam coppatam et solleratam cum Iuribus suis sitam in terra quintiani in burgo burgi et contiguam domibus magistri Ioannis Antonii de appolonijs [16] Quanto poi a tutti gli altri suoi beni mobili ed immobili, diritti ragioni e azioni, debiti e crediti presenti e futuri e specialmente circa gli interessi, senza intaccare i lasciti sopra menzionati, decise e volle e di persona nominò suo erede il signor Basilio figlio legittimo e naturale del fu reverendo don Giovanni Giacomo Baselli residente a Quinzano, ma con l’esplicita condizione che l’erede istituito come sopra sia tenuto e obbligato a vendere al miglior offerente i beni del testatore rimanenti tra le sue proprietà ereditarie oltre quelli compresi nei legati sopra descritti, ossia i beni mobili non compresi nei legati ed inoltre una casa con muri tetto e pavimenti, con i suoi diritti, sita nel paese di Quinzano nel borgo di Borgo e adiacente alla casa del maestro Giovanni Antonio Apolloni.
Item vnam petiam terre arratorie et addaquatorie. sitam super territtorio quintiani in contrata fontium [17] Poi un appezzamento di terra aratoria e adacquatoria sita nel territorio di Quinzano in contrada delle Fonti.
Item aliam petiam terre arratorie vidate et partim addaquatorie sitam super dicto territtorio vocatam la frana quantecumque sint in mensura cum promissione de euictione et legitima deffenssione et alijs requisitis ad Laudem Sapientis, [18] Poi un altro appezzamento di terra aratoria e vitata e in parte adacquatoria sita nel medesimo territorio, chiamata “la Frana”, qualunque sia la sua estensione [...].
et pretio dictorum bonorum teneatur et obligatus sit ipse heres soluere legata per ipsum testatorem utsupra facta prohibendo et prohibuit dictus testator dicto ei heredi utsupra nil posse neque debere detrahere consequi nec habere ex dicta hereditate et bonis quauis de causa et occaxione tam vigore falcedie [?] et trebilianici [?] quam etiam ex quacumque alia causa et occaxione tam tacita quam expressa quomodocumque sed tantum modo consequi et habere possit dictas libras Sexaginta planetorum quas eydem legauit pro eius mercede in vendendis <4r> [...] cum consequi valeat in dicta hereditate vltra dictas libras Sexaginta planetorum sibi legatas utsupra prohibendo etiam et prohibuit detractationes aliquas fieri debere ex dictis bonis Si et qualiter de Iure contigierit fieri ad benefficium dicti heredis nec non etiam Intentio secuta est ipsius testatoris et si aliquid supererit ex pretio dictorum bonorum vltra solutionem dictorum legatorum id totum teneatur dictus heres dare pauperibus magis egienis terre Quintiani qui sint bone vocis conditionis et famme amore dei et in remedium anime eius predecessorum Con il ricavato della vendita di questi beni l’erede sia tenuto ed obbligato ad adempiere i legati fatti come sopra dal testatore, il quale proibì al suo esecutore testamentario che possa o debba detrarre, trattenere o possedere nulla dall’eredità e dai beni di cui sopra per qualunque motivo ed occasione [...], ma possa ritirare e trattenere soltanto 60 lire planet, che gli lasciò come compenso per la vendita [...]. Con proibizione che possa detrarre o trattenere alcunché in questa eredità oltre le 60 lire planet a lui legate come sopra, così come proibì di fare qualunque detrazione dai predetti beni per quanto consti per legge in beneficio dell’erede. Inoltre seguì l’intenzione del medesimo testatore che se qualcosa avanzerà dal ricavato di questi beni oltre l’adempimento dei suddetti legati, l’erede sia tenuto a devolvere tutto ai poveri più bisognosi del paese di Quinzano, purché siano di buon carattere e stimati, per amore di Dio e in suffragio dell’anima dei suoi antenati.

Cassans Irrittans et annullans ac Cassauit Irrittauit et annullauit omne et quodcumque aliud testamentum Codicilla et vltimas voluntates hinc retro formaliter conditas et maxime testamenta alias condita per dictum dominum testatorem ass<er>ens rogata vnum per quondam dominum Herculem trappam olim notarium in brixia et aliud per quondam dominum Hieronymum vadaneum notarium in Quintiano sub die ut in eis quibus etc. et alia que et que reperiruntur[3] per dictum testatorem condita vel condite et etiam si in eis vel aliqua earum errunt [?] vel fuissent aliqua verba abrogatoria vel derogatoria quorum verborum et omnium aliorum suorum testamentorum codicillorum et vltimarum voluntatum asserit se penitere et de ipsis mentionem fereret specialiter si recordatus fuisset hoc volens ac voluit dictus dominus testator quod presens testamentum et vltima voluntas sit et esse debeat suum vltimum testamentum et vltimam voluntatem et quod valleat et teneat Iure testamenti et vltime voluntatis et si non valeret Iure testamenti et vltime voluntatis quod valeat et teneat Iure codicilli seu codicillorum ac donationis causa mortis et omne alio meliori modo Iure via forma causa <4v>

Il testatore cancellò invalidò ed annullò qualunque altro testamento, codicilli od ultime volontà formalmente stabiliti in precedenza, e soprattutto i testamenti già da lui stesi, rogati uno dal defunto signor Ercole Trappa notaio in Brescia e l’altro dal defunto signor Girolamo Vadaneo notaio in Quinzano alle rispettive date, ed altri che eventualmente si trovino redatti dal testatore [...]; volendo il signor testatore che il presente testamento ed ultima volontà debba essere il suo ultimo testamento ed ultima volontà e che valga per legge come testamento ed ultima volontà [...] o almeno come codicillo e donazione in caso di morte con pieno valore legale.
Ac[tum conditum et *** fuit dictum testamentum per] dominum testatorem sedentem super quandam chatredam[4] positam in coquina teranea domorum sui curtiui et habitationis sue site in terra quintiani in contrata Sancti Ioseph siue vallis trumpie burgi burgi districtus brixie. Currente anno domini a natiuitate eiusdem millesimo quingentesimo nonagiessimo Sexto Indictione nona die decimo quarto mensis Iulij Presentibus Francisco quondam Ludouici de nouellis Antonio quondam Bartholomei de Zannis Dominigo quondam Antonii marie de seleris Antonio filio xpistophori de filinis Ioanne maria quondam Augustini de Sertorellis Francisco quondam Ioannis baptiste de trappis ciue brixie et Francisco quondam magistri Ioannis petri de vitalibus siue de beuilaquis omnibus habitatoribus in quintiano testibus notis rogatis a predicto testatori ad hec specialiter vocatis asserentibus sese cognoscere dictum eccellentissimum dominum testatorem et a me notario Infrascripto notum Il presente testamento fu dettato dal signor testatore seduto su una poltrona posta nella cucina al pianterreno della sua casa cortile ed abitazione sita nel paese di Quinzano in contrada di San Giuseppe ossia di Valle Trompia [“Vallis Trumpie”] nel borgo di Borgo, provincia di Brescia, nell’anno del Signore 1596, Indizione nona, 14 luglio, alla presenza di Francesco del fu Ludovico Novelli; Antonio del fu Bartolomeo Zanni; Domenico del fu Antonio Maria Seleri ; Antonio figlio di Cristoforo Filini; Giovanni Maria del fu Agostino Sertorelli; Francesco del fu Giovanni Battista Trappa, cittadino di Brescia; e Francesco del fu maestro Giovanni Pietro Vitali o Bevilacqua, tutti residenti a Quinzano, testimoni noti e richiesti dal testatore e convocati a questo preciso scopo, i quali affermano di conoscere l’eccellentissimo signor testatore, noto anche a me notaio.
De quibus omnibus rogatus sum Ego Alexander de Cirimbellis notarius Infrascriptus publicum conficere Instrumentum ad Laudem Sapientis /
Di ciò io Alessandro Cirimbelli notaio fui richiesto di stendere un pubblico strumento in forma legale.

 

 [allegato alla minuta del testamento]

[m1] Inuentario delle robbe de caterhina Verola [m2] portate in casa del excellente don Ioanne planerij come luj {ha detto}[5] alla presentia de me notario infrascritto nel suo testamento rogato per me notario sotto il di 14 {de lujo 1596}m videlicet

[m1] Prima vn letto, cosini, et piumazo, pesa pesi 3 manco liri doi et onze 9
camisi numero 8 noui et 8 frusti.
Lenzuoli numero 5
cotini verdi numero doi vna noua l·altra frusta
cotina rossa vna noua.
bugaroli truchini numero 3 noui et doi bianchi
vno valisi bianco: vn bombasina bruna
Doi camisoni truchini: vn camison bianco
vna quartanella de stopa: panetti trei
panetti 2 sugarho numero doi vn bigarolo stochat
sacchi numero 6 Doi para de calzi vn faiot longo.
Toualioli 6 velletti 6 braza sette de vellette noui
Bugaroli doi truchini de stopa. doi aze de reuo
vn parol nouo vn paroletto: vn stagnadello
vn sedel, vna padelina, vn scaldaletto
vn cofen vn banch vna casetta frusta
vna mesa buona et l’altra rotta
vna letera: scagni quattro Assi da pa numero doi
Taier de legn 2 vn morter vn pesto
conchi trei vna banghetta. cauagni doi
vn paner: cadeni 2 et cesta
vna scantia cuchiari 4 perteghi 4.
vn tornello: spoli numero 12 vn asso vn conchon.
tutti assi del fonnd della letera; vn bocal.
vn signarol: vn lauez et un leuezol <1v>
vn pestarol: doi bocali d’olio: vna lora
vn botaz vna mesora: et vn mesarolo
vn casettina del sauon: vn schisor: Doi spadoli de ferro
creuelli doi: vn val. vna asserella del soi
vna droza: vn forues vn cistello doi podaroli
vn calzador vn pesarol vna rasparola et vn coppo nouo
vn pelizza vn sponaz sotil, vn·aspa vna zappa. et
vna pelizza desfatta

[m2] vna p<e>lizza noua
Penna liri sej noua
vno molinello
vna Cadrega noua
Dui assi de pan
vna lettera noua
vno Camison bruno
vno turchino
vna sarza tauena
vno cheuezzo de tela
vna touaya noua


[1] Scil.: affidandorum (così nella minuta). [2] Scil.: Egidium. [3] Scil.: reperirentur. [4] Scil.: cathedram. [5] Nell’interlinea, in sostituzione di “asserisce”, cassato.

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