Santuario della Madonna del Patrocinio

 

Una leggenda, raccolta da Fappani, vorrebbe che la Madonna fosse apparsa su un fico e avesse pianto. Più prosaicamente, il piccolo santuario deriva dall’espandersi della devozione popolare per un affresco quattrocentesco dipinto sulla parete occidentale esterna del battistero, poi ridotto a sacrestia.

Davanti alla elegante immagine votiva di Maria nel gesto antico di allattare il Bambino Gesù (Galaktophousa nel mondo bizantino), dovette sorgere dapprima una semplice tettoia di protezione, poi un altare, e una cappella, che fu ampliata nel tempo fino alla forma attuale, raggiunta probabilmente nel 1599, come attesta una laconica epigrafe murata sullo spigolo sud-occidentale.

Il tempio, che appoggia sul lato occidentale del battistero-sacrestia, si presenta con una facciata a capanna, coronata di frontone e dotata di prònao a colonne tuscaniche con volta a crociera; in luogo di rosone vi è una finestra serliana.

Ai lati dell’ingresso compaiono, ormai quasi illeggibili, affreschi di san Francesco e santa Caterina da Siena, realizzati nel 1942.


Aula

È costituita da un unico vano rettangolare coperto a padiglione, con pareti lisce e un semplice cornicione aggettante all’innesto della volta. Le esuberanti e un po' sproporzionate decorazioni a stucco del soffitto (che richiamano in maniera evidente quelle coeve della chiesa delle Grazie in Brescia, di cui forse sfruttarono i calchi), furono realizzate intorno al 1611, come testimonia il Gandino. 


Presbiterio

Attraverso una balaustra in botticino e seravezza di fattura recente, come pure la robusta cancellata (Sibella, 1894), rimessa in sede negli anni ‘80, si entra nel piccolo presbiterio, dominato e quasi invaso dall’altare e dall’apparato che circonda l’affresco votivo.

Il raffinato dipinto quattrocentesco della Madonna che allatta il Bambino su uno sfondo azzurro costellato di stelle blu, fu riportato alla luce nel 1976 sotto una maldestra ridipintura che lasciava intravedere dell’affresco originario soltanto i due volti.

Il sontuoso paliotto dell'altare, raffinata opera in commesso del primo ‘700, mostra l’effigie della Vergine nel cartello centrale, circondata da fogliami in marmi policromi su sfondo nero di paragone, ripresi nelle paraste.

L’ancona, alquanto invadente, in legno dorato (Poisa, 1954), rappresenta un panneggio di fondo sollevato da cherubini, con due angeli in ginocchio che reggono la cornice attorno all’affresco. Ne sostituisce una più lineare, realizzata da Ottavio Bergamaschi nei primi anni del ‘900 (la si scorge in una foto d’epoca), la quale a sua volta rimpiazzava una cornice seicentesca non altrimenti nota.


Ex-voto popolari

Fino all'atto degli ultimi restauri, il presbiterio e l’andito posteriore che lo collega al battistero-sacrestia conservava numerosi ex-voto, costituiti da tavolette dipinte ora in stile raffinato ora popolaresco, databili tra XVII e XX secolo, che ne ricoprivano interamente le pareti. Alcuni sono ancora appesi attorno all’altare o sulle pareti dell’aula; altri sono conservati in canonica.

Di particolare interesse storico-documentario sono tre o quattro dipinti del ‘700, offerti dal Comune quinzanese in occasione di siccità o calamità naturali: raffigurano processioni di clero e di fedeli verso la cappella, riprodotta fedelmente nella forma che aveva a quell’epoca.

 

GANDINO, Alveario, p. 166; TURCHINI, 1980; FAPPANI, 1997.

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