Pieve di S. Maria

Controfacciata

 

L’area della prima campata dell'attuale chiesa plebana dovrebbe corrispondere a un ampliamento che l’edificio subì nel corso del sec. XV, come in effetti attesta la presenza di numerosi affreschi, quasi tutti votivi, collocabili tra gli ultimi anni del ‘400 e i primi del ‘500, concentrati per lo più sulle pareti occidentale e meridionale.

 

qz pieve madonna 01Affreschi votivi

Appena dentro la chiesa, sulla sinistra spicca coloratissima una rigida e spigolosa Madonna col Bambino in trono (maestà), di fattura geometrizzante e popolaresca, che richiama da vicino, se pure riflessa specularmente, la Madonna del latte venerata nel santuario adiacente del Patrocinio.

Sul fronte del pilastro settentrionale campeggia un po’ sbiadito un elegante san Bernardino da Siena (inizio sec. XVI), che mostra un libro aperto con la sinistra e regge con la destra il caratteristico trigramma del nome di Gesù «YHS» (Jesus) in un sole raggiante, che ormai soltanto si intuisce.

Nella parte alta della struttura muraria (angolo nord-ovest) si nota una specie di contrafforte, che probabilmente sosteneva un campaniletto a vela, preesistente alla costruzione della torre attuale (1716-21), e ancora riconoscibile nell’ex-voto di santa Caterina d’Alessandria in San Giuseppe.

Sul lato opposto della controfacciata, entrando sulla destra, dietro l’anta della porta appena sopra l’acquasantiera murata, il lacerto di un minuscolo affresco lascia intravedere la figurina appena abbozzata di un ingenuo san Rocco.

Il fronte della lesena meridionale ospita invece una figura di santo guerriero, con un vessillo dietro il capo (san Firmo?), ormai quasi del tutto illeggibile specie nella zona inferiore. Dovrebbe essere coevo al san Bernardino della lesena opposta.


qz pieve bembo 01Bonifacio BEMBO? (attivo 1447-1477)
al centro: Madonna in trono con Bambino (?) due santi e offerente (?)
a sin.: San Giorgio, il drago e la principessa
a ds.: San Michele (?)

Il dipinto che certamente più si distingue sulla parete sud della controfacciata, sia pur devastato da lacune e cadute di colore, è la tardo-gotica nobile Madonna in trono, sormontata da un cherubino che regge il velario, e affiancata da due personaggi coronati da svolazzante cartiglio (Faustino e Giovita? di quello a sin è perduto tutto tranne parte del capo, che invece manca a quello di ds), immersi in un lussureggiante giardino. Alla figura intera della Madonna, tranne che nel volto, nella mano destra e in parte del fregio del manto, è caduto quasi tutto il pigmento colorato, il che impedisce di riconoscere se col braccio sinistro sorreggesse il Bambino Gesù.

Ai piedi delle figure, un’ampia iscrizione metrica (una decina di versi spartiti in due colonne largamente mutile) in grossi caratteri gotici, è ormai per la massima parte illeggibile.

Quasi certamente questo riquadro mariano è connesso con la figura di san Giorgio che uccide il drago e libera la principessa, affrescata sullo spigolo adiacente della parete meridionale (anch'essa molto frammentaria nella parte alta).

qz pieve bembo 02Secondo la critica l’opera è ascrivibile a Bonifacio Bembo, grazie al confronto con altre sue opere certe: anche in quel che rimane degli affreschi quinzanesi si riconoscono le qualità della mano dell’artista, e la raffinatezza cortese in equilibrio tra le ultime propaggini della cultura tardo-gotica lombarda e i sentori della nuova civiltà rinascimentale.

È di qualche suggestione in proposito l’accostamento a un passo della Historia del Pizzoni (1640): 

«Si crede che in quei tempi <1521-25> habitasse & morisse in Quinzano Ianes Fregoso Capitano de Venetiani, e fusse sepolto nella Chiesa Maggiore della Pieve in un Arca, dove si vedeva la sua immagine depinta ingenocchiata avanti l’immagine di Nostra Signora con alcuni versi latini, talmente rossi [= rosi] dal tempo, e da incuria d’alcuni, che non li hò potuti leggere.»

Verrebbe da pensare che fosse proprio questo il monumento funebre attribuito dal Pizzoni a Ianes (Giano) Fregoso, per la singolare concordanza di vari dettagli. Il divario di circa mezzo secolo nella collocazione temporale si spiegherebbe con un fraintendimento della data di morte del capitano, dovuto forse proprio a quella difficoltà di leggere l’iscrizione, che l’autore stesso già ai suoi tempi lamentava.

 

Cfr. PIZZONI 1640, p. 24; FAPPANI 1997, 232b.

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