qz organo srocco 2La chiesa di San Rocco di Quinzano è stipata all'inverosimile di oggetti di valore: non tutti forse dei capolavori, ma certo attestazioni interessanti e preziose del gusto che i nostri antenati avevano per il bello e per le cose artistiche, e della loro volontà di lasciare significative memorie di sé ai posteri, che poi siamo noi.

Ma il vero pezzo unico della chiesa e del paese è l'organo seicentesco, che già si presenta come un grandioso apparato di intaglio ligneo e pittura con pochi confronti nel circondario. Se si considera il fatto, confermato da esperti, che l'apparato fonico, ossia l'insieme dei complicati meccanismi destinati a produrre la musica, si è conservato fino a oggi nella sua forma pressoché originaria, come raramente accade in strumenti di quell'epoca così lontana, anche un profano può comprendere il valore di testimonianza, oltre che d'arte, che quel capolavoro ci potrebbe offrire se adeguatamente valorizzato.

Del resto a Quinzano di organi realizzati intorno alla metà del '600, e conservati nella loro sostanziale integrità, ce ne sono ben due: quello di San Rocco appunto, messo in opera nel 1651, e quello della pieve: un piccolo positivo adattato da Carlo Traeri e da lui firmato il primo marzo 1667. Se si pensa che in città a Brescia gli organi conservati databili prima del '700 sono quattro (duomo vecchio: Giangiacomo Antegnati, 1536; San Giuseppe: Graziadio Antegnati, 1581; chiesa del Carmine: Meiarini-Antegnati, 1633; San Carlo: Graziadio II Antegnati, 1636), e non sono moltissimi nel resto della provincia, diventa evidente il singolare primato delle nostre chiese: un primato finora purtroppo ignorato dagli stessi quinzanesi, visto che entrambi i preziosi strumenti storici sono in pratica muti e abbandonati a sé stessi da almeno una sessantina d'anni.

Senza contare la leggenda locale dura a morire secondo cui l'organo di San Rocco sarebbe quello che Graziadio e Costanzo Antegnati fabbricarono nel 1585 per il locale Convento francescano di Santa Maria delle Grazie, soppresso e abbattuto dopo il 1810. In realtà quell'organo cinquecentesco, smontato e smembrato dopo l'allontanamento dei frati francescani, dovette venire riciclato nelle parti ancora sane in quello della chiesa parrocchiale ad opera di Angelo Amati (1840).

Lo strumento di San Rocco invece, integro a tutt'oggi se pur malandato (è recente solo la tastiera e pedaliera), sembra collocarsi negli anni 30-40 del '600: qualcuno ventila per autore l'organista e organaro veronese Tommaso Meiarini (morto nel 1630). Giuseppe Nember fa invece il nome dell'organaro milanese Ercole Valvassori, il quale appunto negli anni 1649-50 aveva realizzato un organo nuovo per la chiesa quinzanese di San Faustino: è possibile che i reggenti di San Rocco abbiano commissionato allo stesso artigiano l'adattamento alla loro chiesa di un organo fatto forse vent'anni prima per un'altra chiesa da un'altra bottega.

I dubbi al momento non sono purtroppo risolvibili attraverso i documenti; ma una via sicura per illuminare le vicende di questo imponente capolavoro, e del suo fratellino della Pieve, c'è: e sarebbe di attivare al più presto uno studio scientifico accurato e competente sull'apparato fonico dei due strumenti, che darebbe informazioni precise e confrontabili sulle epoche, le tecniche e i materiali di costruzione. Questo primo passo consentirebbe di predisporre progetti di recupero, e di cominciare a pensare a una valorizzazione non solo locale di questi due rari testimoni di una storia e una tradizione musicale che merita di essere tutelata e compresa.

Non possiamo davvero lasciarci sfuggire anche questa occasione per riportare Quinzano fuori della sua ristretta cerchia paesana, a una prospettiva più vasta, quale era quella a cui guardavano i nostri predecessori nel secolo XVII.

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Per approfondire

Chi volesse conoscere meglio le vicende a oggi note dell'organo di San Rocco, può leggere:

Schede sintetiche sugli organi storici di San Rocco e della Pieve, corredate di immagini delle condizioni in cui attualmente si trovano, le trova qui:

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