qz stemma s anna 10In tempi di vacche magre come quelli che stiamo purtroppo attraversando, non è certo un campo di studi nel quale si possa proporre alle amministrazioni pubbliche di investire denari ed energie. Eppure un suo senso ce l'ha anche questa disciplina, se ha senso, in una società come la nostra, dedicarsi allo studio dei simboli che identificano e raccontano a sé stessa e agli altri una comunità da quando ha consapevolezza di essere tale fino a oggi.

Sto parlando delle indagini sugli stemmi comunali (araldica civica), alcuni dei quali hanno una storia piuttosto antica e onorevole, anche se superficialità e ignoranza dei significati iconografici e simbolici hanno prodotto nel tempo delle forme di travisamento, o quanto meno di incomprensione.

Qualcosa di simile deve essere capitato anche allo stemma del Comune di Quinzano, che negli ultimi secoli ha subito degli scantonamenti: un castello due volte torricellato (munito di due robuste torri laterali), che si è degradato a torrione o a torricella; un'aquila che, volata via dal suo "capo dell'impero" (regione in alto allo scudo, staccata dai punti inferiori), si è posata sulla torre, involvendosi in cappone; e soprattutto i colori, così importanti nelle simbologie premoderne, che nel nostro stemma si sono sbrodolati, perdendo le originarie posizioni e i reciproci rapporti.

È pur vero che, in uno stemma come in un edificio o in un oggetto d'arte significativo del passato, ogni epoca se non ogni generazione hanno messo la loro impronta, per cui non è da credere che con un gesto magico si possa restituire d'un colpo una presunta purezza originaria, liberata finalmente dalle manomissioni abusive dei posteri. Basti osservare che lo stemma di Quinzano riportato nei repertori quattro-seicenteschi non si è mai visto a memoria d'uomo dalle nostre parti, mentre (escludendo quello ibrido e scialbetto attualmente in uso), molti quinzanesi hanno presente, e dovevano averla in passato, la versione più nota, che è dipinta alla base della pala di Sant'Anna, nella chiesa parrocchiale, anche se certamente le forme e i colori in essa rappresentati non rispettano del tutto le regole auree dell'araldica codificata.

Insomma, sarebbe ora di fare un po' di chiarezza.

Per fortuna ci ha pensato la signora Silvia Bianchetti, impiegata comunale di lungo corso, prendendosi a cuore questo aspetto davvero un po' misconosciuto del nostro patrimonio storico e sociale, e scavando con sicura competenza e autorevoli consulenze (Fabio Bianchetti e il prof. Maurizio C.A. Gorra, araldista di fama internazionale) tra le alterne vicende occorse nel tempo allo stemma del nostro Comune.

Con grande cortesia ha voluto metterci a parte dei risultati del suo studio, e ha accettato il nostro invito a pubblicarli su questo sito. Siamo lieti quindi di Invitare a nostra volta i lettori a ripercorrere il suo stesso cammino inseguendo con la mente "l'aquila che volò sulla torre".


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