bissini 01Nel cimitero di Quinzano, all'estremità meridionale del seicentesco portico anteriore, sorge una vistosa cappella mortuaria nello stile magniloquente di fine anni '30, che conserva le spoglie di un uomo dal carattere insieme avventuroso e discreto: il cav. Attilio Bissini, tenente colonnello in pensione del Regio Esercito Italiano.

La sua vita era iniziata il 15 marzo 1862 al Pio Luogo dell'Infanzia abbandonata, l'ospizio dei trovatelli di Brescia, ed era stato poi sballottato tra diversi orfanotrofi. Ma questa dolorosa macchia originale non gli aveva impedito di impegnarsi da subito nel proprio riscatto: aveva intrapreso con successo la scuola inferiore, e proseguito negli studi magistrali, dove aveva incontrato Vittorio Sora (1861-1914), di una famiglia quinzanese che sarà punto di riferimento costante della sua biografia.

La scelta precoce del Bissini fu la professione delle armi: appena diplomato maestro, a 18 anni il 4 aprile 1880 si arruola all'Accademia Militare, dove riceve nel 1881 il grado di sergente. Dopo la Scuola Ufficiali, fu promosso sottotenente e tenente a 26 anni nel 1888. La sua carriera proseguì col grado di capitano nel 1902, in cui si distinse con giudizi lusinghieri da parte dei superiori. Nel 1913 ricevette la croce di cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.

Nel 1914, poco prima dello scoppio della guerra, fu posto in congedo con il grado di maggiore; ma fu richiamato più volte in servizio negli anni 1915-1917, per dirigere la stazione ferroviaria di Calalzo di Cadore nelle immediate retrovie. Fu promosso tenente colonnello nel 1916 e collocato a riposo per anzianità, dopo la grande guerra, nel 1920.

Non aveva famiglia, e l'unica persona cara che gli era rimasta cara fuori dall'ambiente militare era l'amico d'infanzia Vittorio Sora, divenuto nel frattempo applicato comunale di Quinzano: per questo Bissini, in ogni momento di libertà dal servizio, frequentava il nostro paese, dove fu anche consigliere comunale e prosindaco tra il 1914 e il 1915. Dopo il 1922 cessò il suo impegno nella vita pubblica, per il rifiuto deciso di prendere la tessera del Partito Fascista.

Nel 1923 venne ad abitare stabilmente a Quinzano, anche se solo nel 1931 vi prese la residenza acquistando la casa in via Campanavecchia n. 3, ristrutturatagli in eleganti forme neoclassiche dall'ing. Italo Cò, già suo compagno d'armi. Vi abitò fino alla morte, avvenuta l'8 maggio 1945.

Alla famiglia di Pietro Sora, figlio di Vittorio, lasciò in eredità la casa e il suo piccolo archivio personale, in cui conservava scrupolosamente la documentazione della sua vita militare. Il denaro liquido e un piccolo terreno lo destinò invece nel 1938 all'acquisto di un ripostiglio, che allora si trovava al limite del portichetto del cimitero della Pieve, per farvi erigere la propria cappella mortuaria e farla decorare all'interno con un sontuoso sarcofago in marmo rosa e arredi in bronzo; all'esterno, sulla parete nord, fece realizzare un affresco raffigurante Gesù nell'orto degli Ulivi dal pittore Giuseppe Mozzoni (1887-1978), conosciuto anni prima mentre era impegnato nelle decorazioni della parrocchiale quinzanese.

La memoria di questo mite e operoso soldato è oggi conservata con cura dai discendenti di quel Vittorio Sora che gli fu unico amico e che con questo affetto seppe legarlo in vita e in morte al paese di Quinzano.


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