Dominava per intero il lato ovest di piazza Garibaldi, prima della spartizione tra diversi acquirenti.

È di struttura originariamente seicentesca (vi compariva un tempo la data 1617), modificata nel tardo settecento, epoca alla quale appartengono, oltre al portale principale, anche i due ingressi sotto il portico e lo scalone con ringhiera in ferro battuto. La facciata è stata infine rielaborata da Rodolfo Vantini (1792-1856) attorno al 1840.

La sua struttura – scrive il Lechi  – se non può dirsi di proporzioni eccellenti (evidentemente condizionata dal fabbricato esistente), è per contro notevole per la finezza dei particolari. Un alto zoccolo a bugnato schiacciato racchiude il portale ed è forato da otto finestre ritagliate, semplicissime. Sopra di esse, riquadri a sfondato con ghirlande a stucco.

Il piano nobile è ritmato da nove finestre con lunette, entro le quali sono medaglioni a stucco, opera di Demetrio Gandolfi, che ritraggono di profilo personaggi di casa Valotti. La stessa struttura decorativa si ripete per le tre finestre della testata sud.

Il portale settecentesco è a bugne alternate a riquadri; il portico, oltre l'androne a costoloni, è a tre campate, con due colonne e due lesene toscane e volte a vela (ricordano quelli di casa Peroni, se pure in tono minore: forse sono imitazioni coeve).

Tutte le decorazioni pittoriche interne sono databili attorno al 1890, e cioè all’epoca del matrimonio del conte Antonio Valotti (1855-1924) con la nobile Vittoria Rosmini. Gli affreschi rievocano lo stile di Cesare Biseo (1843-1909), pittore nativo di Brescia. Nella prima sala sulla destra a pianterreno colpiscono per abilità grafica e vivezza cromatica fiori, frutta e uccelli multicolori, riuniti in festoni, sotto il cornicione alla base della volta. Allegria ed eleganza si colgono nella seconda sala, dove fra gli stucchi decorativi del soffitto affiorano qua e là dei bouquet di fiori e foglie. Anche ai piani superiori riquadri con fiori e scudi stemmati ingentiliscono i fregi. Notevole la volta sopra lo scaloncino nord che conduce al piano nobile: una balaustra fittizia decorata ad arbusti delimita uno cielo azzurro solcato da nubi, amorini, uccelli in volo e variopinti pavoni in posa sul corrimano.

Suggestivo doveva essere per la ricca vegetazione anche il giardino monumentale, per la cui realizzazione i proprietari avevano ottenuto dal Comune un'apposita autorizzazione nel 1820.

A nord del corpo principale del palazzo, vi era l'ala (ora di proprietà Gigola) destinata a scuderie, servizi, amministrazione e servitù. Più basso e meno architettonicamente accurato dell'ala nobile, mostrava un portale in posizione asimmetrica. Di questa porzione della facciata si è perduta del tutto la struttura originaria.

All'interno era conservata, fino ai primi anni 60 del '900, la sala d’armi con lucide armature.

 

Cfr. Lechi 1973-83, VII, p. 182-183; Locatelli 1991; 1995.


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