Il palazzo, di due piani e attico, è originariamente settecentesco, attribuito all'architetto Gaspare Turbini (1728-1802).

Il portico che dà sul cortile conserva il progetto originario: è composto di tre arcate centrali e due archi doppiamente trabeati (serliane) agli estremi, con otto colonne toscane e due lesene, cui corrispondono altrettante lesene sulla parete interna; il ritmo degli archi prosegue nel più recente portico sull'ala ovest.

Attraverso una cancellata rococò in corrispondenza dell'arco centrale si accede alla scala, che sale a tre rampe, arricchita da una balaustra in ferro battuto. Un altro cancello chiude il portico a sera verso il giardino. Cancellate e ringhiere sono il frutto del lavoro di abili artigiani di fine '700.

Le sale al piano terreno sono a volta, con decorazioni ottocentesche.

L'elemento più interessante è la facciata, disegnata da Rodolfo Vantini (1792-1856): il progetto firmato è del 1824. Un elegante portale neoclassico a specchiature, con il semicerchio allineato alle lunette delle finestre e la chiave a protome leonina, si impone al centro di un'alta zoccolatura a finto bugnato, nella quale si incidono come ritagliate le sei finestre del pianterreno, sormontate ciascuna dalla lunetta e dall'apertura quadrangolare dell’ammezzato. Il balcone è sostenuto da quattro mensoloni, in parte richiamati dall'aggetto delle cornici delle sette finestre al piano nobile, cui fanno eco le aperture del sottotetto.

Il palazzo, edificato inizialmente dai nobili Peroni, fu ereditato nel 1860 dai Briggia, passando poi ai Bosio, ai Tosoni, agli Scanzi, e infine ai Ciocca. È stato restaurato nel 1980.

 

Cfr. Costanza Fattori 1963, p. 127; Lechi1973-83, VII, pp. 180-181; Locatelli 1991; 1995; Rapaggi 2011, pp. 50-51.


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