reliquie.

Col termine si intende ciò che resta del corpo umano o di una sua parte; in senso lato però sono considerate reliquie anche oggetti che furono a contatto di una persona, perché si immagina che abbiano in qualche modo assorbito le sue virtù.

Nei primi tempi della Chiesa erano reliquie solo i corpi dei martiri morti per la fede, e soltanto su di essi si costruivano gli altari e le chiese. In seguito invalse l’uso di considerare tombe dei martiri il luogo dove si conservavano le loro reliquie, anche quelle ottenute per semplice contatto con le loro tombe: e in effetti la dedicazione di una chiesa, con la deposizione delle reliquie, assomiglia molto alla sepoltura o traslazione della salma di un santo. In questo modo si generalizzò il culto delle reliquie, che divenne un vero e proprio affare commerciale. In particolare nel 1578 furono scoperti in Roma cimiteri sotterranei, da cui nei decenni successivi furono estratti i cosiddetti “corpi santi” riconosciuti dalla presenza di simboli come la palma, o il monogramma di Cristo, o un’ampolla di sangue. Soltanto nel 1668 il papa Clemente IX pose un freno al traffico che ne era seguito.

Era norma di buon senso, almeno dal secolo XVII, che il vescovo diocesano procedesse alla autenticazione delle reliquie prima che esse venissero esposte al culto. Anche se è legittimo porre qualche dubbio sul rigore con cui tali autenticazioni erano fatte la prima volta, a partire dalla seconda volta il riconoscimento avveniva in base al fatto che esisteva un documento precedente di autenticazione.

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