pieve.

Dal latino plebs ‘popolo, assemblea’ (calco del greco laòs, col medesimo significato).

Circoscrizione territoriale ecclesiastica, di solito erede nelle campagne degli antichi pagi romani e poi delle chiese battesimali tardo antiche.

Era destinata in origine alla gestione religiosa (evangelizzazione, liturgia, servizi sociali, cura d’anime) di un ampio territorio rurale, dove sarebbe stato impossibile far giungere il servizio diretto del vescovo e della chiesa cattedrale.

La pieve era retta da un collegio di chierici (presbiteri, diaconi, suddiaconi, accoliti), detti fratres (fratelli), governati da un archipresbiter (arciprete, prete capo) o pievano. Nel tempo si dotò delle strutture essenziali per il suo funzionamento: la chiesa principale (che prese essa stessa il nome di pieve), con il battistero e il cimitero; alcune cappelle sussidiarie nei luoghi più lontani dal centro, con compiti di evangelizzazione e di assistenza sociale, dette diaconie se amministrate da un diacono, o chiericati se da un semplice chierico. Inoltre, per il mantenimento del personale e degli edifici di culto, nonché per l’assistenza a poveri e ammalati e il finanziamento degli ospitali, si crearono entrate economiche da un lato grazie ad ampi benefici (dotazioni fondiarie), e dall’altro con l’imposizione delle decime (imposte del 10% sulle entrate per quasi tutti i residenti nel distretto pievano).

Verolavecchia e Verola Alghisi (Verolanuova) appartennero alla pieve di Quinzano, insieme ai borghi e ai territori di Acqualunga, Gabiano (Borgo San Giacomo), Motella, Villanuova, Monticelli, ognuno dei quali doveva essere al principio una cappella o una diaconia, che nel tempo si separò dalla chiesa madre, quasi certamente a sèguito dell’aumento demografico nel circondario.

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