pianèta.

Dal greco, forse significava ‘veste da viaggio’.

Sopravveste liturgica, propria del sacerdote nella celebrazione della messa (ma in antico anche per altre funzioni).

Fino al secolo XIII era molto ampia e lunga fino ai piedi: la si sollevava ai lati sopra le braccia per farne uscire le mani; era decorata di fregi attorno al collo, o da una striscia verticale, che si apriva a ‘Y’ sul petto e sulle spalle, ricamata a motivi di ornato o a figurazioni di santi.

In seguito (secoli XV-XVI) per praticità ed economia fu semplificata, eliminando i lembi laterali e accorciando un po’ quelli anteriore e posteriore (càsula): una forma che è stata recuperata recentemente ed è oggi divenuta prevalente.

Nei secoli XVII-XVIII si impose invece la pianeta cosiddetta romana, costituita da uno scapolare a due lembi, che scendono davanti e dietro la persona fino alle ginocchia (quello posteriore un po’ più lungo). Ve ne sono di diverse fatture: la più diffusa nelle nostre chiese era quella con i due lembi cuciti sul petto, e l’apertura per il capo in forma trapezoidale, ornata posteriormente di una colonna (striscia verticale) e anteriormente di una croce commissa (a forma di T). I materiali utilizzati un tempo erano molto vari (come appare dagli inventari sopravvissuti), ma sempre si trattava di stoffe di un certo pregio; i colori erano fondamentalmente quelli liturgici, ma nei secoli XVI-XVIII si diffuse il gusto di utilizzare stoffe con disegni geometrici e soprattutto floreali (pianete a giardino).

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