indulgenza

Secondo il vecchio diritto canonico, è «la remissione dinanzi a Dio della pena temporale dovuta per i peccati, già perdonati riguardo alla colpa, che l’autorità ecclesiastica concede dal tesoro della chiesa a modo di assoluzione per i vivi e a modo di suffragio per i defunti». L’indulgenza è concessa dal papa, ma anche, individualmente o collettivamente, da cardinali o vescovi, nell’ambito della rispettiva giurisdizione. È detta plenaria o parziale a seconda che rimetta per intero o in parte la pena temporale, e può essere concessa a persone singole o gruppi (personale), oppure è annessa all’uso di particolari oggetti sacri, tipo medaglie e corone (reale), o ancora conseguire alla visita di un determinato luogo sacro (locale). Era di norma associata in passato a specifiche pratiche religiose o di pietà, variabili a seconda dell’epoca e delle circostanze in cui l’indulgenza era stata concessa: recitare particolari preghiere; pregare per i defunti nei cimiteri; visitare certe sacre immagini o reliquie; ascoltare prediche; accompagnare il Santissimo Sacramento ai malati o nel Corpus Domini; assistere alla consacrazione di una chiesa, alla celebrazione di patroni o di anniversari; visitare certe chiese, altari, cappelle, santuari; partecipare alle devozioni di confraternite; ma anche collaborare, soprattutto finanziariamente, ad attività caritative o di pubblica utilità, sia religiosa che civile. Essendo la concessione di indulgenze strettamente connessa con il versamento di un’elemosina, non si contarono in passato gli abusi anche gravi, che contribuirono a determinare, nel primo ‘500, lo scoppio dello scisma luterano. Fu soltanto il concilio di Trento che abolì d’autorità qualunque forma di questua in rapporto alle indulgenze.

© 2009 - 2019, GAFO-Quinzano.it