beneficio ecclesiastico.

Ente giuridico, costituito in perpetuo dall’autorità ecclesiastica, composto di tre elementi: 1) l’ufficio sacro: un insieme di compiti e di obblighi ecclesiastici (per esempio la cura d’anime, o la celebrazione di un certo numero di messe); 2) la dote: un patrimonio di beni immobiliari, di solito terreni, di proprietà della chiesa e dati in godimento al beneficiato; 3) il reddito: i frutti prodotti dalla dote, che il beneficiato ha diritto di percepire, purché non diminuisca la consistenza patrimoniale del beneficio stesso. Attorno a ogni chiesa e a ogni singolo ufficio ecclesiastico, a seguito quasi sempre di donazioni, si crearono nel tempo dei benefici per il mantenimento del chierico che officiava quella chiesa o provvedeva a quell’ufficio. I benefici che prevedevano l’obbligo della residenza nella sede da parte dell’investito (residenziali) non potevano evidentemente essere cumulati, poiché il titolare non poteva risiedere contemporaneamente in più di un luogo. Quelli privi di tale obbligo invece (semplici), non essendo dotati di ►cura d’anime,  potevano essere cumulati: questa caratteristica, soprattutto quando fu estesa dall’autorità anche ai benefici residenziali (►commenda), portò rapidamente alla degenerazione nel godimento dei benefici, poiché i chierici più potenti naturalmente tendevano a fare incetta di molti ricchi benefici, per accrescere le proprie entrate. Di conseguenza il patrimonio di molte chiese si ridusse in breve al lastrico, fino a che il concilio di Trento (anche su insistenza del vescovo di Brescia Domenico Bollani) provvide a imporre di nuovo a tutti i beneficiati l’obbligo della residenza, pena la decadenza dal beneficio.

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