altare.

Superficie piana orizzontale, elevata da terra, destinata al sacrificio religioso. Può essere fisso o mobile. L’altare fisso è costituito da una mensa (lastra o tavola) di pietra, sostenuta da uno o più stipiti, pure di pietra, anche nella forma di pilastrini, colonnette, lastre, che sostengono la mensa, formando con essa un blocco unico; in antico non poteva però essere in muratura o cemento. L’altare mobile o portatile, è formato da una lastra di pietra tutta d’un pezzo, di piccole dimensioni, ma sufficiente a contenere l’ostia e la maggior parte del piede del calice; comunemente è detto anche pietra sacra. Il caso più frequente nelle nostre chiese è quello di altari che apparentemente sono fissi, ma in realtà sono mobili, costituiti cioè in forma del tutto simile ai fissi, ma con materiale di muratura o di legno, e con la pietra sacra incuneata al centro della loro mensa. Liturgicamente questi sono considerati veri altari mobili. Ogni altare, fisso o mobile, deve avere una cavità, nella quale si depongono tre grani d’incenso, le reliquie e una pergamena firmata dal vescovo e sigillata nella quale si attesta la consacrazione dell’altare; le reliquie debbono essere di santi e non di beati, e almeno una deve essere di un martire. Il numero degli altari per ogni chiesa non è determinato. Quello che si trova nel luogo principale, più ampio e più alto, si chiama altare maggiore: esso deve essere isolato, in modo da potervi girare intorno. Poiché l’altare rappresenta il monte del sacrificio di Gesù, deve essere posto in alto, e a ciò si provvede con gradini: almeno uno comunque è indispensabile. Il gradino superiore sarà lungo quanto l’altare ed avrà un tavolato (predella) sotto i piedi del celebrante. L’altare propriamente si erige a Dio, perché destinato al sacrificio; però quello fisso deve essere dedicato a qualche mistero o a qualche santo, da cui prende il titolo. L’altare maggiore avrà sempre il titolo della chiesa. Escluso ogni uso profano, l’altare deve servire solo al culto, e particolarmente alla celebrazione della messa; perciò né sotto di esso, né vicino, a distanza minore di un metro dal lato della mensa, né di fronte si possono seppellire cadaveri. L’altare fisso deve essere consacrato tutto, mensa e stipite; per il mobile, soltanto la pietra sacra. Non si può consacrare una chiesa senza consacrare anche un altare, di solito il maggiore: però questi possono essere consacrati indipendentemente dalla consacrazione della chiesa. La semplicità degli altari più antichi cedette man mano ai vari ornamenti che li arricchirono nel corso dei secoli. Il cerimoniale dei vescovi prescriveva sopra l’altare il baldacchino (capocièlo), soprattutto dove si conserva il Santissimo Sacramento; ma oggi il baldacchino è andato quasi generalmente in disuso per dar luogo al quadro o ancona. Immediatamente sopra l’altare, nel luogo d’onore, si colloca la croce con la immagine del Crocifisso, la quale deve elevarsi al di sopra dei candelieri. Ai due lati della croce si pongono i candelieri: sei all’altare maggiore, almeno due negli altri. Il cerimoniale dei vescovi raccomanda come ornamento dell’altare nei giorni festivi le reliquie dei santi ed i fiori da porsi fra i candelieri. Sull’altare si richiedono tre tovaglie di lino o canapa; quella superiore deve arrivare fino a terra ai due lati. Le norme generali richiederebbero per l’altare il paliotto del colore dell’ufficio del giorno; si può omettere quando la faccia esterna dell’altare è di marmo, dipinta o scolpita, o se racchiude un qualche reliquiario.

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