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Stratificazioni secolari
La chiesa maggiore della pieve di Quinzano così come si presenta ai
nostri occhi di moderni è l’esito delle complesse
stratificazioni architettoniche, delle modificazioni, aggiunte e
sottrazioni strutturali che l’edificio ha subito nel corso della
sua storia plurisecolare.
Nella elaborazione grafica che presentiamo qui sotto, sono
identificati alcuni elementi emersi nel corso dei restauri degli
anni 1980-82, che rendono ragione dei continui adattamenti e
delle trasformazioni del complesso. A questo proposito non si
può evitare di sottolineare che all’atto di quei restauri si è
persa una occasione preziosissima per approfondire le ricerche
sull’edificio e sulla sua storia, operando scavi archeologici
più estesi e accurati: il luogo e il momento storico si
prestavano particolarmente, ma non altrettanto la lungimiranza e
l’interesse culturale dei responsabili.
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Le strutture architettoniche strettamente pertinenti al
primitivo edificio
romanico (¢)
sono collocabili con una certa probabilità alla fine del
sec. XII (o forse anche un po’ prima): la conca absidale, sopravvissuta
in tutto il suo alzato e in parte delle decorazioni pittoriche,
nonché i basamenti dei due pilastri dell’aula di fronte
all’abside. Ciò rivela con chiarezza che l’aula della chiesa era
suddivisa fin da allora in tre piccole navate, mentre due
simmetriche aggiunzioni murarie (¢)
alla connessione tra la conca absidale e le testate dell’aula,
si elevano per tutta l’altezza.
Ancora più evidente diviene l’impostazione
a tre navate, osservando le sei basi quadrangolari dei nuovi
pilastri (¢) che
rivelano un riadattamento del primitivo tempio romanico in
un’età collocabile circa al sec. XIV (il primo basamento di
sud-est, semicircolare nella parte inferiore e rettangolare
nella superiore, è stato lasciato a vista sotto un ripiano
trasparente, a scopo di documentazione storica). A questo punto
si può quasi immaginare come poteva apparire la chiesa ai devoti
che a quel tempo la frequentavano: una piccola basilica dotata
di un’aula pressoché quadrata, suddivisa dai sei pilastri in tre
navi, scandite in tre campate (e forse dotata di una piccola
sporgenza su ambe le pareti a modo di transetto, ma quest’ultima
illazione è puramente ipotetica). La coppia dei basamenti
orientali è
congiunta da un muro di fondazione di epoca posteriore (¢), con
funzioni non chiarite.
Tutta l’area della prima campata frontale
(¢) rappresenta
una aggiunzione realizzata nel sec. XV: di essa, come attesta la
presenza degli affreschi tardo-gotici e proto-rinascimentali,
furono conservate nel rifacimento seicentesco alcune zone
rilevanti, ma solo nella parte centrale e meridionale.
La chiesa attuale (£),
infine, è il frutto dei rimaneggiamenti operati nei secoli
XVI-XVII allorché, a causa di un vasto e prolungato degrado
seguito al pressoché totale abbandono del clero e del culto, che
si era spostato nella più centrale chiesa di San Faustino nel
Castello, si pose mano a smantellare la struttura di base
dell’edificio: le tre navate furono rimpiazzate da un’aula unica
col tetto a capriate sostenute da tre arconi; delle tre monofore
dell’abside, le laterali furono ampliate e la centrale scomparve
dietro l’ancona del nuovo altare maggiore; le pareti furono
interamente intonacate, nascondendo alla vista (e
miracolosamente conservando) gli affreschi di veneranda
antichità.
Solo molto tardi, fu realizzato il
campanile (c.1716), nello spigolo nord-orientale tra la curva
dell’abside e la testata dell’aula; e verso gli ultimi decenni
del secolo XVIII il prònao dell’ingresso principale (ovest) e il
portico di raccordo tra la porta settentrionale e l’ex
battistero (rispettivamente prima e dopo il 1779, come appare da
alcuni ex-voto).
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