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Altare della Natività di
Maria
Questo altare laterale è il
risultato un po’ incongruo di un consistente rimaneggiamento, una
specie di strano ‘domino’ giocato per circa duecento anni.
Al principio di tutto c’è la soppressione, nei
primi anni dell’800, della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Convento,
dalla quale forse proviene il paliotto che raffigura, nel
medaglione intarsiato al centro, un santo vescovo dall’abito
nero, che regge nella mano destra un cuore infiammato. Secondo
Fusari sarebbe da identificare con sant’Antonio abate, il che
gli fa concludere che si tratti dell’originario parapetto
dell’altare dedicato a quel santo nella chiesa di San Giuseppe;
ma in realtà i caratteri iconografici non sembrerebbero quelli
di sant’Antonio abate (porcellino, fuoco, campanello, tau),
bensì quelli di sant’Agostino (mitria e pastorale indossati come
un vescovo, abito nero, cinghia annodata e cuore sovrastato da
una fiamma), il che peraltro non necessariamente pregiudica
l’ipotesi avanzata dallo studioso, vista la frequenza con cui in
passato gli altari si scambiavano le rispettive dotazioni
artistiche.
Non c’è dubbio invece che provenisse dalla
chiesa del Convento la pala dell’Immacolata Concezione (o l’Albero
di Jesse), che inserita in una cornice di ripego, era stata
assemblata col paliotto certamente non suo, a costituire un
altare ibrido, fatto di tante storie, eppure senza una sua vera storia.
Poi, più di recente,
ci si sono messi i restauri del 1980-82: dopo la scoperta degli affreschi romanici dell’abside, si
è deciso di non ricollocare più al loro posto l’ancona e la pala dell’altar maggiore, che avrebbero ricoperto di nuovo i dipinti riaffiorati,
occludendoli alla vista; per conseguenza, gli elementi superiori
dell’altare principale sono stati
adattati sopra questo altare laterale. Il visitatore deve
dunque immaginare che la chiesa, fino al 1980, presentava al centro dell’abside
questa ancona, con il soggetto cui appunto si
intitola la chiesa pievana quinzanese, ossia la Natività di
Maria.
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Camillo PELLEGRINO (c. 1532-p. 1601)
La Natività di Maria (post 1600)
olio su tela
(attribuito)
La tela, di attribuzione alquanto confusa
presso le fonti sia antiche sia moderne, è verosimilmente opera di
Camillo Pellegrino, come indicherebbero svariati paricolari
iconografici e stilistici (ad es. prospettiva sbilenca,
ginocchia e gomiti non propriamente rispettosi dell’anatomia, ma
anche caratteri dei ritratti specie femminili e cura maniacale
dei dettagli nelle vesti). Fu posta in sede dopo la visita pastorale del
28 novembre 1600, allorché il visitatore ordinava la
realizzazione di una pala dignitosa («Fiat Icona decens»),
che evidentemente all’epoca non doveva ancora esserci. Alla luce
di questa cronologia, la tradizionale attribuzione al Mombello
parrebbe alquanto anacronistica.
Raffigura convenzionalmente, come è narrato nei vangeli
apocrifi, l’episodio della nascita di Maria, presentata al
centro del gruppo delle donne indaffarate ad accudirla, mentre
il vecchio padre san Gioacchino si volge verso la parte alta
della scena, dove è rappresentata sant’Anna nel grande letto a
baldacchino.
La cornice è lavoro non
rilevante per bellezza né per antichità.
Sul lato interno della lesena di
destra è raffigurato, in un ex-voto di ingenua fattura
popolaresca, il martirio di sant’Erasmo.
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