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La pieve di Santa Maria Nascente.

Visita guidata, a cura di T. Casanova

 
 
 

quarta campata

 

Pulpito e iscrizioni funebri

 

Nella quarta campata, lungo la testata sinistra dell’aula, in basso adiacente ai gradini del presbiterio, è stato collocato, a uso di ambone, il pulpito ligneo (sec. XVII), che in precedenza si trovava sopra la porta laterale nord.

Una pia tradizione locale vorrebbe che da quel pulpito avesse predicato san Carlo Borromeo nei tre giorni della sua permanenza a Quinzano (29 giugno - 1 luglio) durante la sua celebre visita apostolica del 1580: il che è purtroppo largamente improbabile, vista l’epoca del manufatto.

 

Sulle pareti della campata, sia a destra che a sinistra dell’abside, sono murate alcune iscrizioni funebri di varia epoca: le più interessanti sono senz’altro quelle dedicate a Giovanni Planerio e a Quinziano Stoa.

La prima, murata sopra la porta del campanile sulla sinistra, è la lapide tombale del medico e scrittore quinzanese Giovanni Planerio Quinziano (1509-1600), in prezioso marmo nero con caratteri dorati, forse spostata qui nei primi decenni del ‘700 da una collocazione originaria sul pavimento. Appeso sopra la lapide esisteva anche un bel ritratto assai realistico del vecchissimo Planerio, eseguito poco prima della sua morte, in tecnica a olio sopra un ovale in rame, che è stato trafugato nel 1986.

 

L’epigrafe dedicata a Quinziano Stoa, ossia il poeta di grandissima fama ai suoi tempi Gian Francesco Conti (1484-1557), in mezzo alla parete di testa, fu dettata nel 1714 dal medico Giovanni Gandino.

Realizzata in legno, ha una cornice decorata negli angoli e in mezzo ai lati da 8 piccoli tondi, con ritratti di Giovanni e di Domizio Conti, padre e fratello del poeta, dei re di Francia Luigi XII e Francesco I, per i quali il poeta lavorò, e i simboli delle arti che egli per tutta la vita aveva coltivato: poesia, retorica, astronomia e filosofia.

Alla sommità dell’iscrizione, in simmetria con l’epigrafe del Planerio sulla testata opposta, vi era un tondo a olio su rame con un ritratto idealizzato dello Stoa, dipinto su commissione dello stesso Gandino dal pittore Carlo Trappa nel 1707: anche questo ovale è stato trafugato nel furto del 1986, così come sono stati rubati alcuni dei tondi che decoravano la cornice.

 
 
 

Bibliografia: GANDINO, Alveario; Giardino; MESSALI, 1986/03.

 

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a cura di T. Casanova

aggiorn.15/10/2009