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La Pieve di Santa Maria Nascente.

Visita guidata, a cura di T. Casanova

2ª campata a ds


 

Altare dell’Angelo custode e sant’Antonio di Padova

 

Proviene quasi certamente dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie al Convento distrutta dopo il 1810 l’intero altare dedicato all’Angelo custode e al santo francescano Antonio di Padova, e fu trasferito nella pieve per evitarne la dispersione o distruzione. Per far posto al complesso dell’altare fu necessario murare l’alta finestra che esisteva in mezzo alla parete: la sua sagoma, che all’interno della chiesa si intravede dietro la soasa, all’esterno è ancora perfettamente riconoscibile.

Il prezioso paliotto è caratterizzato da specchiature di marmi policromi e decorato alla sommità delle paraste laterali con protomi scolpite di cherubini.

La soasa lignea, di intaglio minuto e perfetto, sfavillante d’oro e di colori, è una preziosa opera degli anni 30 del ‘600, attribuita dubitativamente da Fappani ai Bianchi di Pralboino (ma non è del tutto escluso che possa essere uscita dalla bottega quinzanese del Manente, all’epoca molto attiva). Richiama molto da vicino per diversi particolari la cassa dell’organo Meiarini nella chiesa del Carmine a Brescia (collocato in sede nel 1633).

Il fastigio del timpano spezzato era coronato da una bella statua della Madonna orante, che fu malamente trafugata nel 1986, insieme ad altre due opere di pittura presenti nella chiesa. Oggi è sostituita da un’altra scultura.

 


 

Giovanni Andrea SIRANI (1610-1670)

Gesù Bambino in gloria con l'Angelo Custode e sant’Antonio di Padova, 1630

olio su tela

(firma e data leggibili all’infrarosso)

 

L’attribuzione al pittore bolognese Andrea Sirani e la datazione del bel dipinto sono state desunte, secondo Locatelli, dalla lettura a raggi infrarossi realizzata all’ENAIP di Botticino in occasione di un restauro nel 1981.

La pala raffigura a sinistra l’Angelo custode che addita il Bambino Gesù al suo piccolo protetto; sulla destra contempla a sua volta il Bambinello Sant’Antonio di Padova, ai cui piedi giacciono un libro aperto e alcuni fiori di giglio, attributi iconografici consueti del popolarissimo santo francescano.

Lo stesso pittore, allievo di Guido Reni, realizzò verosimilmente negli stessi anni per il Convento di Quinzano almeno un’altra tela, anch’essa di notevole qualità artistica, raffiugrante Santa Chiara e la beata Margherita da Cortona, e conservata oggi nella chiesa di San Rocco.

 

Sempre a detta di Locatelli, sulla parete della campata, attorno alla finestra murata per far posto all’altare, figurava l’affresco di una danza macabra, ancora in parte esistente dietro l’ancona.

Sulla lesena di sinistra, nel lato interno, compare un popolaresco dipinto che ingenuamente riprende l’iconografia della Madonna nel gesto di allattare il Bambino.

 


 

Bibliografia: LOCATELLI, 1990/01; FAPPANI, 1997, p. 232b.

 

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a cura di T. Casanova

aggiorn. 10/01/2012

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