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La Pieve di Santa Maria Nascente.

Visita guidata, a cura di T. Casanova

controfacciata


 

Affreschi votivi

 

L’area corrispondente alla prima campata della odierna chiesa plebana dovrebbe corrispondere all’ampliamento che l’edificio subì nel corso del sec. XV, come in effetti attesta la presenza di numerosi affreschi, quasi tutti votivi, collocabili tra gli ultimi decenni del ‘400 e i primi del ‘500, concentrati quasi tutti sulle pareti orientale e meridionale.

 

Appena dentro sulla sinistra spicca coloratissima una rigida e spigolosa Madonna col Bambino in trono (maestà), di fattura geometrizzante e popolaresca, che richiama molto da vicino, se pure riflessa specularmente, la Madonna del latte venerata nel santuario adiacente.

Sul fronte della lesena figura un po’ sbiadito un elegante san Bernardino da Siena (in. sec. XVI), che mostra un libro perto con la sinistra e regge con la destra il caratteristico monogramma del nome di Gesù « YHS » (= Ye(su)s) entro un sole raggiante, che ormai soltanto si intuisce.

Nella parte alta della struttura muraria (angolo nord-ovest) si nota una specie di contrafforte, che probabilmente sosteneva un campaniletto a vela, preesistente alla costruzione del campanile odierno (1716), e ancora identificabile nell’ex-voto di santa Caterina d’Alessandria in San Giuseppe.

Sul lato opposto della controfacciata, entrando sulla destra, dietro l’anta della porta appena sopra l’acquasantiera murata nella parete, il lacerto di un piccolo affresco lascia intravedere la figurina appena abbozzata di un san Rocco.

Il fronte della lesena ospita invece una figura di santo guerriero, con un vessillo che garrisce dietro il suo capo (san Firmo?), ormai quasi del tutto illeggibile specie nella parte inferiore. Dovrebbe essere coevo al san Bernardino della lesena parallela.

 


 

Bonifacio BEMBO (attivo 1447-1477)

al centro: Madonna in trono con due santi (Faustino e Giovita?) e offerente (?)
a sin.: San Giorgio, il drago e la principessa
a ds.: San Michele (?)

(attribuito)

 

Il dipinto che certamente più si distingue in questa zona della controfacciata è la tardo-gotica sontuosa Madonna in trono fra due santi coronati da svolazzante cartiglio (Faustino e Giovita? di quello a sin è perduto tutto tranne il volto, che invece manca a quella di ds), e immersi in un lussureggiante giardino. In basso un’ampia iscrizione metrica (una decina di versi spartiti in due colonne largamente mutile) vergata in grossi caratteri gotici, è ormai per la massima parte illeggibile. Molto probabilmente questo grande riquadro è connesso con la raffigurazione di san Giorgio che uccide il drago e libera la principessa, affrescata sullo spigolo adiacente della parete meridionale (mutilo nella zona centrale).

Secondo Fusari l’opera è ascrivibile con certezza a Bonifacio Bembo, grazie al confronto con altre sue opere sicure: anche in quel che rimane degli affreschi quinzanesi si riconoscono le qualità della mano dell’artista, e la raffinatezza cortese in equilibrio tra le ultime propaggini della cultura tardo-gotica lombarda e i sentori della nuova civiltà rinascimentale.

È di notevole suggestione in proposito l’accostamento a un passo della Historia del Pizzoni: 

Si crede che in quei tempi <1521-25> habitasse, & morisse in Quinzano Ianes Fregoso Capitano de Venetiani, e fusse sepolto nella Chiesa Maggiore della Pieve in un Arca, dove si vedeva la sua immagine depinta ingenocchiata avanti l’immagine di Nostra Signora con alcuni versi latini, talmente rossi [= rosi] dal tempo, e da incuria d’alcuni, che non li hò potuti leggere.

Vien fatto di pensare che sia proprio questo il monumento funebre di Ianes Fregoso, per la singolare concordanza di vari particolari tra l’affresco conservato e la descrizione di Pizzoni. Il divario di oltre quarant’anni nella collocazione temporale si spiegherebbe semplicemente con un fraintendimento della data di morte del capitano, dovuto proprio a quella difficoltà di leggere l’iscrizione, che l’autore stesso già ai suoi tempi lamentava.

 


 

Bibliografia: PIZZONI, 1640, p. 24; FAPPANI, 1997, 232b.

 

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a cura di T. Casanova

aggiorn. 10/01/2012

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