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Bonifacio
BEMBO (attivo 1447-1477)
al centro:
Madonna in trono con due santi (Faustino e
Giovita?) e offerente (?)
a sin.: San Giorgio, il drago e la principessa
a ds.: San Michele (?)
(attribuito)
Il dipinto che certamente più si distingue
in questa zona della controfacciata è la tardo-gotica sontuosa Madonna in trono fra due santi
coronati da svolazzante cartiglio (Faustino e
Giovita? di quello a sin è perduto tutto tranne il volto, che
invece manca a quella di ds), e immersi in un lussureggiante giardino.
In basso un’ampia iscrizione metrica (una decina di versi
spartiti in due colonne largamente mutile) vergata in grossi caratteri gotici, è ormai
per la massima parte illeggibile. Molto probabilmente
questo grande riquadro è connesso con la raffigurazione di
san Giorgio che uccide il drago e libera la
principessa, affrescata sullo
spigolo adiacente della parete meridionale (mutilo nella zona
centrale).
Secondo Fusari l’opera è ascrivibile con certezza a Bonifacio
Bembo, grazie al confronto con altre sue opere sicure: anche in
quel che rimane degli affreschi quinzanesi si riconoscono le qualità della mano dell’artista, e la raffinatezza cortese in
equilibrio tra le ultime propaggini della cultura tardo-gotica
lombarda e i sentori della nuova civiltà rinascimentale.
È
di notevole suggestione in proposito l’accostamento a un passo
della Historia del Pizzoni:
Si crede che
in quei tempi <1521-25> habitasse, & morisse in Quinzano
Ianes Fregoso Capitano de Venetiani, e fusse sepolto nella
Chiesa Maggiore della Pieve in un Arca, dove si vedeva la sua
immagine depinta ingenocchiata avanti l’immagine di Nostra
Signora con alcuni versi latini, talmente rossi [= rosi] dal tempo, e da
incuria d’alcuni, che non li hò potuti leggere.
Vien fatto di pensare che sia proprio questo il monumento
funebre di Ianes Fregoso, per la singolare concordanza di vari
particolari tra l’affresco conservato e la descrizione di
Pizzoni. Il divario di oltre quarant’anni nella collocazione
temporale si spiegherebbe semplicemente con un fraintendimento
della data di morte del capitano, dovuto proprio a quella
difficoltà di leggere l’iscrizione, che l’autore stesso già ai
suoi tempi lamentava.
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