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i Agostino Pizzoni (1582-1646), sacerdote
quinzanese di ceppo originario da Verola Alghise
(oggi Verolanuova), non si hanno allo stato
informazioni contemporanee particolarmente
significative, all’infuori dei magrissimi cenni
che di sé ci offre l’autore nella sua stessa
operetta.
Qualche notiziola meno nebbiosa su di lui e
sulla famiglia ci viene, invece, da un suo
compaesano della generazione successiva, il
medico Giovanni Gandino (1645-1720), autore tra
la fine del XVII e il principio del XVIII secolo
di un corposo zibaldone di cronaca e araldica
locale, conservato in parte presso il signor Pierino Gandaglia di Quinzano (che ringraziamo per la
disponibilità e la cortesia con cui ha
sempre collaborato con le nostre pubblicazioni).
Il Gandino, pronipote per parte di madre del
vecchio storico, descrive in alcune pagine del
suo manoscritto l’origine e la genealogia della
famiglia Pizzoni, quindi si sofferma sulle
figure di alcuni dei suoi membri più segnalati,
tra i quali appunto Agostino.
Il suo lavoro principale, la celebre e
saccheggiatissima Historia di Quinzano, fu stampata in
Brescia dalla tipografia di Antonio Rizzardi
senza indicazione dell’anno di edizione. La
lettera dedicatoria dell’autore «Alli Molto
Magnifici Signori Consiglieri» (ossia al
consiglio comunale del paese) che compare nelle
prime pagine è datata «Di Brescia il di 16
Luglio 1640», ed è quindi a quegli stessi
giorni o poco dopo che possiamo attribuire
l’uscita del volumetto dai torchi della
stamperia. La compilazione effettiva dovette,
invero, occupare il Pizzoni fino all’anno
precedente.
Un’impresa, quella pizzoniana, che nella sua
ingenua ambizione risente di tutti gli
inconvenienti di uno scritto di quel periodo, di
quella tipologia, di quella mano. Impresa ardua
e forse inutile qui sarebbe, comunque, lo sforzo
di individuare minutamente gli aspetti
storico-critici e letterari del lavoro, o i suoi
rapporti con la letteratura e la storiografia
bresciana coeva: impresa che lasciamo volentieri
a mani più esperte.
Ci basterà qui riproporre per intero il suo
libro, con il corredo della ristampa anastatica
che il GAFO-Quinzano ha approntato nel 1994 (il
ritratto riprodotto qui sopra è tolto dal
manoscritto del Giardino de Letterati di
Quinzano, di Giovanni Gandino, 1717)
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