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1585
Memoria della costruzione dell’organo di Graziadio Antegnati e altre opere per la cappella della Concezione nella chiesa del Convento di S. Maria delle Grazie.

Una memoria inedita sull’organo della chiesa del Convento

 

Un capolavoro dell’organaria rinascimentale

di Tommaso Casanova

 

da La Pieve, a. XVIII n° 5, maggio 1989, pp. 14-15.

 

 

È noto da tempo che a Quinzano esiste un organo cinquecentesco, fabbricato da artisti bresciani di una famiglia che da sempre è stata considerata esemplare nell’arte classica dell’organo da chiesa: la famiglia Antegnati. Nel corso di oltre due secoli, per ben sei generazioni gli Antegnati si dedicarono all’arte di fabbricare organi: a partire dal 1481, quando Bartolomeo, figlio di un illustre personaggio politico bresciano, ricostruiva l’organo della cattedrale di Brescia, fino a Bartolomeo II che nel 1682 e nel 1690 riparava l’organo allora esistente nella nostra chiesa parrocchiale (a questo proposito si veda: Qz-AC: fald. 17, cc. 99r e 199r).

Tradizionalmente si è sempre detto che il solenne organo della chiesa di San Rocco è un Antegnati, che tuttavia non era stato costruito per essere collocato in quella chiesa, ma vi era stato posto più tardi, trasportato lì forse dalla chiesa demolita del Convento. Alcuni studi erano stati fatti negli anni 1957-1958 dal prof. Ernesto Meli di Brescia, esperto di strumenti antichi, il quale aveva individuato nell’organo di San Rocco buona parte della struttura fonica originaria dello strumento cinquecentesco (in particolare alcune delle canne forse anche della facciata), concordando in questo con altri esperti che vi hanno di volta in volta rilevato elementi antegnatiani caratteristici. Tuttavia non è ancora stato fatto uno studio approfondito e completo, che metta in evidenza quanto dell’antico e prezioso strumento sia stato conservato e quanto invece sia stato rinnovato o deturpato nei secoli.

Gli Antegnati avevano effettivamente costruito un organo per i «Reuerendi padri de Santa Maria de Quinzano», cioè per i frati Minori Osservanti del Convento, come risulta da un elenco di oltre cento quaranta organi, allegato da Costanzo Antegnati (1549-1624) a un suo opuscolo raro e interessante sulla storia della sua famiglia e sul modo di registrare e usare l’organo, dal titolo L’arte organica (stampato a Brescia presso Francesco Tebaldino nel 1608). In esso Costanzo enumerava gli organi che erano passati dalla sua fabbrica da quando egli ne aveva avuto «maneggio e cura», cioè dal 1570, quando poco più che ventenne si affiancò al padre Graziadio (1525-1590c.) nella conduzione della bottega.

Oggi una circostanza fortunata ci permette di conoscere qualche particolare sulla occasione, sui committenti e sulla data di costruzione del nostro strumento, grazie a una breve memoria annotata nel registro della Compagnia della Concezione (di cui si è fatta già menzione nella Pieve del mese scorso, pp. 20-21).

Al foglio 90r del manoscritto si ricorda che l’organo della chiesa di Santa Maria delle Grazie, presso la quale era istituita la Compagnia, fu fatto fabbricare nel 1585 per incarico del padre guardiano (cioè il superiore) del Convento fra Claudio Mottella e dai due rappresentanti della Conceptione maestro Giovan Pietro Vidali e maestro Giovan Battista Zoppetto, che si impegnarono a procurare la parte del denaro spettante alla loro confraternita, mediante una raccolta di offerte, probabilmente presso i soci ed i benefattori. La spesa non fu da poco: l’ammontare complessivo fu di 1.537 lire planet, di cui 500 furono versate dalla scola della conceptione e, sembra, altrettante dal Comune di Quinzano, mentre il resto, escluse le spese di trasporto, toccò ai frati del Convento.

L’organaro con cui si concordò la costruzione dell’organo fu «messer gratiadeo antegnato da bressa»: l’artista, figlio di Giovanni Battista e nipote di quel Bartolomeo capostipite degli artigiani organari di cui abbiamo detto, aveva la bottega in Brescia, in contrada delle Cossere sul lato meridionale del vicolo omonimo, che allora prendeva nome dalla bottega degli organari ed era detto ‘contrada degli Antegnati’. Nel 1585 Graziadio già sessantenne lavorava da ormai quindici anni assieme al figlio Costanzo, che l’anno precedente era stato nominato organista della cattedrale, poiché oltre che costruttore di organi era anche ottimo esecutore e uno dei più notevoli compositori bresciani tra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo. La fabbrica però era ancora gestita dal padre, che nel nostro documento vi compare come unico titolare. A quel periodo risale non solo il nostro organo, ma anche quello della Collegiata di Bellinzona (1584-1586), nonché altri dei quali purtroppo si è perduta la documentazione precisa.

La memoria contenuta nel manoscritto dell’archivio parrocchiale si completa con una annotazione di mano diversa in un curioso linguaggio dialettale, autografa di uno dei responsabili della compagnia, maestro Giovan Pietro Vidali, in cui si vede come l’organo non fosse l’unica opera in corso nella chiesa quinzanese delle Grazie in quegli anni: si stava facendo dipingere l’ancona dell’altare della Concezione, si dipingeva d’oro la soasa («adorar [= dorare] l·opera atorno al altar») e la cassa dell’organo («a·far l·opera de legname chi·e adorada») e vari altri lavori artistici per arredi di culto: «doy cerforari» [= candelabri] a trepiede; «el quadro [...] dele indulgentii»; «uno confanone», probabilmente per le processioni della confraternita; quattro «angeli» certo intagliati in legno per decorare l’altare.

L’organo servì la chiesa del Convento per oltre duecento anni; poi, forse al momento della soppressione nel 1810, fu trasportato nella chiesa di San Rocco, perché era in parte proprietà municipale e non era opportuno metterlo all’asta insieme ai molti altri arredi della chiesa soppressa che vennero alienati in quella circostanza. Di questa traslazione dovrebbe essere rimasta qualche memoria, che sarebbe di fondamentale importanza per togliere ogni dubbio all’identificazione dello strumento; tuttavia, al momento non si è ancora potuto trovare nulla di decisivo; ma non disperiamo.

Rimane, comunque, il fatto che, per nostra fortuna, il nostro paese ha conservato una delle testimonianze più preziose del suo passato, un’opera di artisti che con la loro inventiva e il loro lavoro hanno segnato un’epoca della storia musicale non solo del bresciano o della Lombardia. Una ragione in più per avere attenzione e cura di uno strumento che molti ci invidiano.

 

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