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Nell’archivio parrocchiale di Quinzano, ricco di documenti
e ancora in buona parte inesplorato, c’è un antico prezioso registro
manoscritto, intitolato Conceptione (1503-1689), che non figura
nell’ultimo inventario redatto alcuni anni or sono. Il registro, privo di
legatura ma abbastanza ben conservato, apparteneva alla Compagnia della
Concezione, istituita il 17 aprile 1503 nella chiesa di Santa Maria delle
Grazie, annessa al Convento dei frati Minori Osservanti, che sorgeva dove oggi
esiste la cascina Convento.
Si tratta di un libro cassa in cui sono annotate le
entrate e le spese della compagnia e talvolta anche i verbali delle assemblee
degli iscritti, con alcune memorie curiose relative alla storia del Convento e
della associazione, dal giorno della fondazione fino al 1689.
Alla compagnia fu assegnata una cappella della chiesa, e i
soci si preoccuparono ben presto di arricchire con opere d’arte e arredi
preziosi il luogo della loro preghiera e dei loro incontri: si affidarono per
questo ad alcuni artisti di valore, già allora piuttosto ricercati.
Sul libro sono registrati i pagamenti che di volta in
volta il massaro, cioè l’amministratore della compagnia, saldava agli
artisti per le loro opere: queste brevi annotazioni, apparentemente scarne e
aride, sono dunque spesso preziosissime perché ci rivelano i nomi degli autori
che lavorarono per la chiesa di Santa Maria delle Grazie, il periodo in cui vi
lavorarono, e talora, sia pur non sempre in modo chiaro, anche le opere che vi
eseguirono.
Uno dei nomi più illustri tra quelli che il nostro
registro ci rivela negli anni 1521-1524 è quello di Alessandro Bonvicino,
comunemente noto con l’appellativo di Moretto, pittore allora non ancora
trentenne ma già celebre e ricercato nell’ambito bresciano. Egli compare nel
registro più volte a partire dal 14 aprile 1521, ed è fuori di dubbio che si
tratti di lui poiché il suo nome compare una volta per intero:
[c. 163v]
Maistro Alexander dipentor di bon Vesinj de
dar per dinarj contadi a luy per maister zacom di zanolj masar dela conceptione
adi 14 april 1521 libre - L 20
Alla stessa data compare altre due volte (nel registro i
fogli sono numerati in matita al recto, ma alcuni conservano la
numerazione antica che riportiamo preceduta da v.s., cioè vecchia
segnatura):
[c. 12r; v.s. 10r]
El contra scritto maister francischo
de auer contadi a Maister alexander dipentor adi 14 april 1521 libre dese planet
come apar per instrument rogat per zoan francischo trapel - L 10
[c. 15r; v.s. 13r]
Item contadi a Maister alexander dipentor
libre vinti planet adi 14 april 1521 - L 20
Il soggetto del quadro ci è reso noto da altre
annotazioni, senza data ma comprese tra il gennaio e il luglio di quell’anno,
come mostrano vari altri pagamenti notati nella stessa pagina: il nome del
Moretto non vi compare, tuttavia la coincidenza del periodo e l’assenza di note
relative ad altri pittori o ad altri quadri ci permette di identificare la tela
con quella eseguita dal Bonvicino per la Concezione:
[c. 15r; v.s. 13r]
Item per dinari contadi ambros di gabian per
tela da fa el dio padre braza 10 adi - L 2 s 10
Item per dinari contadi a Bartolame patin per menar le robe al dipentor vene da
bresa - s 6
Item per brochete da ingiodar la tela del dio padre - s 3
Item per far i ponti et intonegar la Capela de la Conceptione oper IIII° monta - L 1 s 6
Item contadi a maistro alexander dipentor libre sex adi primo luy - L
6
A questi appunti segue il già citato pagamento del 14
aprile, che probabilmente è una duplicazione di quello segnato a c. 163v,
eseguita al momento di tirare le somme delle spese sostenute nell’anno corrente.
Si intuisce da queste sintetiche causali che ferveva in
quel tempo il lavoro di sistemazione della cappella e dell’altare dedicato a
Maria Immacolata, un lavoro che durerà ancora parecchi anni, almeno fino al
1538, e che possiamo seguire con una certa continuità proprio grazie al vecchio
registro.
I pagamenti al Bonvicino si protrassero poi nell’anno
successivo:
[c. 16r; v.s. 14r]
Item per dinari contadi a Maister alexander
dipentor adi 9 de marz 1522 libre vintaduy planet - L 22
Item per dinari contadi al dipentor soprascritto 13 april 1522 - L
14
Item per tella data a maister alexander dipentor adi 4 maz soprascritto -
L 3 s 15
[c. 12r; v.s. 10r]
Item contadi a maistro alexander adi 21 de
zugno 1522 in posti duy libre trenta planet presente Bernart familio de Magister
francischo - L 30
La penultima causale sembrerebbe alludere a una nuova
commissione affidata dalla compagnia al maestro, ma non ci sono altri indizi in
proposito e del resto potrebbe anche trattarsi di un compenso ‘in natura’
connesso sempre con l’opera precedente.
Dopo circa un anno di silenzio, nel maggio 1524 riprendono
i pagamenti, ma sembra che intervenga qualche incomprensione tra i devoti
quinzanesi e l’artista, poiché la fonte parla di pegni: forse i soci
della compagnia non erano rimasti troppo soddisfatti del lavoro del Moretto e
tiravano sul prezzo:
[c. 17r; v.s. 15r]
El contra scritto maister francisco
de auer per dinari contadi andriol da Vicenza per andar a bresa a parlar a
maister alexander dipentor adi 6 maz 1524 - s 10
Item per dinari contadi a Miser Bartolame da padoa per dar al soprascritto
maister alexander adi 11 luy 1524 - L 14
Item per dinari contadi a vno ofitial vene per far i pegnj per el dipentor
soprascritto adi 8 auost soprascritto - s 10
Item contadi a vno ofitial vene a releuar el pegno adi 21 auost 1524 - s 5
Item per dinari contadi a maister alexander dipentor adi 27 auost soprascritto
Como apar in vn scrito de sua man - L 12 s 10
[c. 19r; v.s. 17r]
Item per dinari contadi a maister francischo
trapa per dar a maister alexander dipentor adi 17 auost 1524 - L 10
Item per dinari contadi a Maister francischo trapa per el depentor - L 1 s 13
Nell’agosto del 1524 si saldava dunque il debito col
Moretto, che non compare più nel nostro registro. Complessivamente il suo lavoro
fu pagato, per quanto consta dal registro, L 143 s 18; in più naturalmente le
spese per la tela e per le altre opere di sistemazione del quadro sull’altare
cui era destinato.
Resta, a questo punto, un serio interrogativo: da quel
momento non si fa più parola della tela morettiana, che sembra dissolversi nel
nulla. Non ce n’è traccia nemmeno in un dettagliato inventario delle
suppellettili appartenenti all’altare della Concezione, posteriore di circa
ottant’anni, datato 26 febbraio 1605 (si trova in un fascicolo senza titolo
dell’archivio parrocchiale, nel verso del penultimo foglio). L’unico
quadro di cui si parla è «El quadro depinto con la madona et soi figuri»,
che evidentemente era la pala dell’altare e non si può certo identificare con il
Dio Padre del Bonvicino.
Forse il quadro non soddisfece i committenti e fu
destinato ad altro uso, magari nella stessa chiesa dei frati Minori Osservanti,
sopra un altro altare? Se così, come altre opere d’arte di Santa Maria delle
Grazie, potrebbe essere stato trasferito in un’altra chiesa dopo la soppressione
del Convento seguita nel 1810.
Soltanto un esperto potrà dare una risposta attendibile a
questi interrogativi. |